Il Tirreno

Toscana

"Qui dove tutto è crollato fa già freddo": in aiuto arrivano i volontari della carovana toscana

Melania Carnevali, inviata ad Arquata
Le case ridotte a un cumolo di macerie ad Arquata
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Le case ridotte a un cumolo di macerie ad Arquata

Il racconto da Arquata, colpita dal terremoto del 24 agosto, qui le associazioni di volontariato hanno portato i fondi in aiuto degli sfollati. Brosio: "Così ho voluto festeggiare il compleanno"

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ARQUATA. Un cucciolo di border collie addenta i pantaloni del suo padroncino e inizia a tirare come un matto. “Smettila Flash”, lo rimprovera lui, scuotendo la gamba. Accanto a loro una signora si scalda bevendo tè caldo. “Inizia il freddo ora, eh”, dice lei continuando a guardare dentro la tazza. È appena tramontato il sole nel campo della protezione civile ad Arquata del Tronto, a settecento metri di altezza, sulla punta in cui le Marche sfumano nel Lazio, e il vento si intrufola tra i tendoni blu, picchiando gelido sulle guance.

È qui, nella tendopoli allestita nel campetto da calcio di paese, che oggi (26 settembre) è arrivata la carovana di solidarietà partita dal Forte dei Marmi, composta dall'associazione di Paolo Brosio “Le Olimpiadi del cuore” e dalla Misericordia di Firenze. Le due organizzazioni nelle settimane scorse hanno raccolto 13.000 euro da destinare ai terremotati e le hanno consegnati di persona al vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D'Ercole, il quale poi penserà a dividerli tra Arquata e Amatrice, il comune, quest'ultimo, della provincia di Rieti maggiormente colpito dal terremoto del 24 agosto scorso.

Quasi quattrocento chilometri su e giù per gli altopiani verdi dell'Appenino, lungo strade infinite che ora più che mai sembrano nascondere un segreto. File di piante, curve. Di nuove piante, poi curve. Su su per lo montagne marchigiane dove sembra ancora primavera. E poi all'improvviso le tendopoli, dove adesso sono ospitati i terremotati. Una. Poi un'altra e un'altra ancora. E i blindati dell'esercito lungo la carreggiata, posti di blocco. E poi le prime case sventrate. Massi sbriciolati lungo il fianco del monte. Auto distrutte. Un trattore con la gomma scoppiata abbandonato per strada. Sembra la Siria ma è Pescara del Tronto, un antico bordo ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, in cui, prima del terremoto abitavano 135 persone. Una manciata di polvere di cemento, adesso, sotto cui sono morte quasi quaranta persone.

“Vedete laggiù, quel cumulo di macerie accanto al tendone nero?”, dice don Alberto, segretario del vescovo di Ascoli Piceno. “Ecco quella era una palazzina e ci sono morte cinque persone”. “Laggiù – continua – ne sono morte tre”. “Vedete poi quella casa accanto?”, e indica un altro cumulo indistinguibile di macerie. “La mattina del terremoto lì davanti ci abbiamo trovato una signora seduta su un blocco di cemento con un rosario in mano che pregava. Dentro aveva la figlia, la suocera, la mamma, il nipotino. Quando siamo tornati all'una era ancora lì, sulla stessa pietra, che pregava”. Accanto aveva due cadaveri avvolti nelle lenzuola, ma non ci faceva caso. Continuava a guardare le pietre sperando di sentire un respiro. Una voce. “Noi le abbiamo detto 'signora, li hanno trovati?' - continua don Alberto - e lei ci rispose con un candore che ci spiazzò 'no, Gesù li tieni stretti stretti e ora li lascerà”. E così è stato: poco dopo sono stati trovati. Ma erano tutti morti.

Le ricerche a Pescara del Tronto sono terminate quasi subito, in nemmeno due giorni i dispersi erano stati tutti trovati. Ma il paese è ancora presidiato 24 ore su 24 dai vigili del fuoco. Nessuno può entrare senza autorizzazione. “Le famiglie sono state accompagnate una a una nelle case per recuperare quello che potevano”, spiega don Alberto. Vestiti, gioielli, ricordi. “Ma alla fine c'era ben poco di recuperabile”.

Sulla strada una frattura scende a valle e sembra quasi sanguinare. “Attenti, state lontani dalle case”, urla il responsabile dei vigili del fuoco.

I superstiti sono adesso ospitati in parte negli alberghi e in parte nelle tendopoli allestite dalla protezione civile nella provincia, dove si sono fiondati decine di volontari da tutta Italia per cercare di riportare un po' di normalità. “Cerchiamo almeno di farli sorridere, di rinviare il dolore”, spiega Jacopo Morellini, giovane volontario senese. “Il problema -continua – è quando ce ne andremo”. Nel campo di Arquata del Tronto è arrivata anche la carovana da Forte dei Marmi. "Il 27 settembre è il mio compleanno e compierò 60 anni – dice Paolo Brosio, dopo la messa celebrata dal vescovo nella mensa della tendopoli – e ho voluto festeggiarlo così, venendo qui e donando quello che abbiamo raccolto ai terremoti”. I 13.000 verranno donati alle attività del territorio. “L'obiettivo – spiega il giornalista e conduttore televisivo toscano – è quello di usare questi soldi per far ripartire attività strategiche di questo territorio, come le attività agricole e i fornai. Se non ripartono loro, non riparte nessuno”. Fuori dal tendone della mensa Flash tira il guinzaglio del suo padroncino. “Dai, basta”, gli dice lui, risucchiandoci, un secondo, nella normalità.

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