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«Ci fu corruzione in cardiologia» Chiesto il processo

«Ci fu corruzione in cardiologia» Chiesto il processo

Nell’inchiesta due dipendenti di Cisanello, uno è di Ponsacco L’accusa: acquisto di stent in cambio di regali e viaggi all’estero

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PISA. Corruzione in cardiologia. L’accusa è quella dell’acquisto di stent in cambio di regali. Chiusa l'inchiesta “Cuore d'oro” con la richiesta di rinivio a giudizio per dieci degli indagati, di cui due in servizio all’ospedale di Cisanello. Entrambi sono accusati di aver ottenuto regali e viaggi all'estero gratis in cambio dell'utilizzo in sala operatoria di prodotti sanitari commercializzati dai rappresentanti che poi saldavano i conti di hotel, sponsorizzano convegni e reclutavano i medici per consulenze.

L'epicentro delle indagini - che nel novembre 2013 videro anche tre imprenditori agli arresti domiciliari - è Firenze e la propaggine pisana coinvolge il cardiologo Marco De Carlo, 44 anni, di Ponsacco, dipendente dell'Azienda ospedaliero-universitaria, e il caposala Giampietro Ercoli, 63 anni, di Vecchiano, in organico all'unità operativa di Malattie Cardiovascolari.

Sono stati appunto i pubblici ministeri di Firenze Luca Turco e Giuseppina Mione a chiudere l’inchiesta sulla corruzione in ospedale chiedendo il rinvio a giudizio di dieci persone e l’archiviazione per altre dodici.

L’udienza preliminare si aprirà il 15 novembre per alcuni noti cardiologi, accusati di corruzione per l’esercizio delle proprie funzioni: Luigi Padeletti, direttore della aritmologia di Careggi, David Antoniucci, direttore della Cardiologia I invasiva di Careggi, Massimo Margheri, direttore della Cardiologia dell’ospedale di Ravenna, Alessandro Fabiani della Cardiologia di Arezzo e il pisano Marco De Carlo di Cisanello.

A quest’ultimo viene contestata la corruzione per un atto d'ufficio, mentre Ercoli deve difendersi dalla stessa accusa con l'aggiunta della corruzione di persona incaricata di pubblico servizio. In sostanza al medico, e ai suoi familiari, i rappresentanti di una ditta fiorentina avrebbero pagato «spese di viaggio e soggiorno in occasione di eventi congressuali, nel periodo temporale dal 2007 al 2014, per la somma complessiva di 14.000 euro».

A Ercoli, invece, gli stessi rappresentanti di presìdi medici, avrebbero corrisposto diversi regali, tra cui un tablet. Per la Procura il vantaggio dei privati era quello di veder utilizzati in ospedale i loro prodotti, soprattutto pacemaker. Il caposala Ercoli aveva il "compito" di sollecitare l'uso dei dispositivi venduti dai fratelli Marco e Rudy Bonaccini, agenti delle aziende St. Jude Medical, Sorin Group Italia e Cid. Un controllore, ma anche suggeritore interessato, nell'uso degli apparecchi da applicare per far funzionare il cuore dei pazienti, secondo gli atti della Procura raccolti dalla Guardia di Finanza soprattutto grazie alle intercettazioni telefoniche.

«Ercoli racconta a Bonaccini di aver mentito ai medici che l'ultima volta era stato impiantato un dispositivo della Biotronic al fine di indurli a impiantare la mattina successiva un dispositivo della Sorin - scrive il gip - Stavolta ho mentito spudoratamente, perché m'ha detto: l'ultima volta cosa s'è messo? Ho detto Biotronic e invece s'è messo noi. Allora mi ha detto: chiama Sorin domani mattina alle otto».

Per l'accusa la frase «s'è messo noi» è chiaro indice dell'asservimento dell'infermiere a Marco Bonaccini. Per il cardiologo De Carlo un viaggio a Parigi viene pagato all'hotel "Londres & Network" per quattro notti in stanza quadrupla al costo di 1.380 euro. Dopo Parigi arriva Barcellona tra agosto e settembre. A De Carlo viene prospettata la sistemazione in un appartamento a 1.200 o a 2.400 euro. Alla fine anche a Barcellona il medico soggiorna con moglie e due figli a spese dell'imprenditore.

Da parte della Procura fiorentina non c’è alcun dubbio sulla qualità degli stent impiantati, ma i magistrati contestano ai cardiologi di aver ricevuto soggiorni pagati, ma anche capi di abbigliamento in un negozio in cui i Bonaccini avevano un conto aperto, cellulari, tablet e consulenze ben retribuite.

L'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, nel ruolo di parte offesa, ha nominato, come già fatto dall'ospedale di Careggi, l'avvocato Francesco Maresca per essere tutelata nel procedimento penale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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