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Mostra del cinema di Venezia, i film da vedere e quelli da evitare

Mostra del cinema di Venezia, i film da vedere e quelli da evitare

Tutto si può dire tranne che la Mostra veneziana non sia stata quest'anno varia ed eterogenea. Ecco le nostre pagelle

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Tutto si può dire tranne che la Mostra veneziana non sia stata quest'anno varia ed eterogenea. Per cui ogni giovanotto ha trovato pane per i suoi denti e ogni vecchietto per la sua dentiera. Alternando opere d'autore per cinefili a titoli popolari che scaleranno il box-office e conquisteranno raffiche di nomination all'Oscar. Così, come ogni anno, Venezia ha spianato una strada ampia ai listini della nuova stagione cinematografica.
I film stanno per uscire nelle sale e quanto il successo e l’insuccesso decretato dal festival cinematografico corrispondano ai gusti del pubblico lo stiamo per scoprire. Intanto, visto che proprio in questi giorni ricomincia la scuola, abbiamo provato a fare gli scrutini dei film visti al Lido: una guida per le pellicole che stanno per essere proiettate sui grandi schermi d’Italia. Gli imperdibili e quelli da cui vi consigliamo di stare alla larga. Ecco le nostre pagelle.

I FILM DA VEDERE

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  • La La Land

Musical capolavoro. Un elogio a chi crede nell’arte

Capolavoro di cinema purissimo, che ambienta nella Los Angeles di oggi la storia d'amore tra un'aspirante attrice in cerca del provino fortunato e un pianista in bolletta che sogna di aprire un jazz club. Siccome i cinema chiudono e il jazz sembra passato di moda, il film è un elogio dei sognatori e un omaggio a chi si ostina a credere nell'arte, confezionato come un musical sofisticato e popolare, romantico e disincantato, vintage e modernissimo. Con un'Emma Stone che ha giustamente vinto la Coppa Volpi recitando, cantando e ballando come ai tempi di Ginger Rogers, tra coreografie spettacolari, musiche trascinanti e scenografie extra-lusso. Fin dall'entusiasmante piano sequenza iniziale, si sente già il sapore di un classico. Voto:10

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  • Hacksaw Ridge

Kolossal di guerra accurato e travolgente

Kolossal di guerra emozionante e mozzafiato, basato sulla storia vera del primo obiettore di coscienza, Desmond Doss, che partecipò alla Seconda Guerra Mondiale come soccorritore, salvando, durante la battaglia di Okinawa, 75 soldati senza mai toccare un'arma. Un bel filmone dal potente respiro epico, come si facevano una volta, girato da un Mel Gibson che sembra Clint Eastwood, per l'accurata ricostruzione d'epoca, il ritmo avvincente dell'avventura, il montaggio travolgente delle sequenze di guerra e la capacità di comunicare allo spettatore, attraverso la carneficina dei corpi, gli strazi dell'anima. Sui titoli di coda, le immagini del vero Desmond Doss, recentemente scomparso, ci commuovono. Voto: 10

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  • On the milky road

Una fiaba feroce con tutto il fascino di Monica Bellucci

Le oche sguazzano nel sangue del maiale, un falco pellegrino balla al ritmo gitano, un orso si fa imboccare, una gallina si guarda allo specchio, un serpente avvolge i buoni tra le sue spire per proteggerli dai cecchini, le pecore esplodono sulle mine come fuochi d'artificio. Nel mondo fiabesco ed esagerato di Kusturica, la natura e gli uomini (e perfino gli orologi) vivono un'esistenza buffa e feroce, vivacissima e colorata, e muoiono in modo grottesco e surreale. La bellissima Monica Bellucci è la molla del desiderio in un film che trasfigura la  guerra in una festa tragicomica con bombe e canzoni, danze e inseguimenti, mitragliate e gag spassosissime, girato come un musical poetico che manda a braccetto Adriano Celentano e Marc Chagall. Voto: 9

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  • Animali notturni

Thriller nerissimo e film d’amore. L’intrigo è servito

Apologo sul rapporto tra passato e presente, tra vita e letteratura e sul potere che ha la scrittura di medicare le ferite dell'esistenza. Nel quale Jake Gyllenhall compone un romanzo e lo fa leggere all'ex-moglie Amy Adams, che lo lasciò accusandolo di essere un debole, per dimostrarle quanto si sia sbagliata. Alternando il racconto della vicenda sentimentale tra i due con quello del thriller nerissimo scritto da lui, Tom Ford intriga lo spettatore, incastrandolo tra i languori nostalgici di una storia d'amore finita e la suspense angosciante di atmosfere noir alla “True detective”. Servito da una sceneggiatura di ferro e impaginato da eleganti immagini glamour, è un blockbuster colto e intelligente che ci interroga sulle nostre responsabilità. Voto: 8

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  • Gantz:0

Il cartone giapponese che sfiora la perfezione

Un manga popolarissimo in Giappone diventa un film entusiasmante. Merito di Kamamura, gigante dell'animazione nipponica, capace di dare smagliante forma cinematografica al combattimento spettacolare tra una squadra di agenti defunti e un esercito di mostri partoriti dalla inesauribile fantasia di Hiroya Oku, in una vertigine di metamorfosi fantastiche da far sembrare quelle di Ovidio i trucchi del mago Silvan. Chi ancora prenda sottogamba i cartoni giapponesi ha l'occasione di ricredersi con un'opera sorprendente, nella quale l'estetica del videogioco sfiora la perfezione tecnica e i duelli alla Dragonball emozionano anche i neofiti. Il miglior biglietto da visita per l'avvento delle nuove mitologie  e per la fantascienza del cinema futuro. Voto: 8

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  • Pets

Il fantastico mondo degli animali parlanti. Successo garantito

Che cosa combinano i nostri animali domestici quando noi usciamo da casa? Ce lo mostra il nuovo cartone animato Universal del team che ha inventato “Cattivissimo me” e “I Minions”. L'idea di rappresentare un mondo di animali parlanti non è certo nuova, ma la freschezza delle gag, l'ambientazione in una New York esplorata dal cielo alle fogne in un vertiginoso 3D, la buffa fauna dei personaggi che la popolano (tra cui spicca un coniglietto di psicopatica malvagità) e il ritmo velocissimo da slapstick ne fanno uno spettacolo spassoso per un pubblico di tutte le età, destinato a diventare uno dei campioni d'incasso della prossima stagione cinematografica e, col tempo, un dvd che formerà le generazioni di bambini a venire. Voto: 8

I FILM DA EVITARE

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  • Dark night

Il massacro al cinema che impedisce ogni flusso emotivo

Rievocazione della tragica strage al cinema americano durante la prima del "Cavaliere oscuro", ma il film finisce quando il giovane assassino entra armato nella sala. Per un'ora e mezzo ci vengono raccontati gli antefatti (le giornate del protagonista e delle sue vittime), con una narrazione frammentaria, rarefatta e minimalissima, dando largo spazio alle musiche, che vorrebbe ricostruire il contesto sociale della ordinaria quotidianità, fatta di marginalità e solitudine, in cui quel crimine è maturato. Ma lo stile asettico e disturbante, debitore del modello di “Elephant” di Gus Van Sant, impedisce volontariamente ogni coinvolgimento emotivo, rivolgendosi più ai cinefili snob che al pubblico giovanile. Per cui l'operazione sa di artefatto e non convince. Voto:5

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  • A Jamais

L’elaborazione del lutto diventa un esercizio stucchevole e noioso

Lui muore in un incidente di moto e lei non si rassegna: continua a vederlo girare per casa, dormire in soffitta e mangiare a tavola, fino a parlare lei stessa con la voce di lui. La prima mezz'ora ci incuriosisce, poi l'immobilità della situazione ci irrita per la uggiosa ripetitività della scarna sceneggiatura. Da un romanzo di Don De Lillo, il regista francese ricama sull'acqua, cesellando con insopportabile presunzione la mancata elaborazione di un lutto e l'ostinata passione amorosa, capace di prolungarsi oltre la morte. Il materiale basterebbe appena per un corto: un film intero, nonostante la buona prova, nel ruolo della protagonista, dell'esordiente di talento Julia Roy, diventa un estenuante esercizio di stile, velleitario, stucchevole e noioso. Voto: 5

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  • Spira mirabilis

Film sull’immortalità che fa venire voglia di addormentarsi

Più che un film è una pratica zen per esercitare la pazienza. Per due ore assistiamo, senza commento, alle immagini dei superstiti degli indiani Lakota, alla costruzione di uno strumento musicale percussivo di metallo, al restauro delle statue del Duomo di Milano e agli studi di uno scienziato giapponese che ha scoperto l'esistenza di una medusa microscopica capace di rigenerarsi: appunto l'immortalità sarebbe il tema comune, ma senza la dichiarazione dei registi (che sono anche marito e moglie) non l'avremmo mai capito. I quali aggiungono che "i film vivono negli occhi di chi li guarda": poiché ci siamo annoiati a morte e non dubitiamo della buona fede dei coniugi sperimentatori, non ci resta che prendercela coi nostri occhi. Voto: 4

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  • La regione selvaggia

Il pasticcio indigesto del serpentone con le spire falliche

Astruseria messicana, che cincischia su una ragazza sbandata e un tale che si dà arie da macho ma tradisce la moglie con il cognato gay. Al centro di tutto, un gigantesco serpente con i tentacoli a forma di membri virili, che soddisfa tutti: sdraiati su di lui come sul lettino  dello psicanalista, beati a farsi possedere e, a volte, a farsi uccidere come sacrifici umani. Lo scotto da pagare per un termostato regolatore degli istinti erotici repressi da una società omofoba e inibita? Chi ci capisce è bravo, ma il film è un pasticcio indigesto di rara insipienza, neppure riscattato da particolari meriti formali. Pensare che, ex-aequo con l'ottimo “Paradiso” di Konchalovsky, ha vinto il Leone d'Argento. Fossi Konchalovsky me la prenderei a male. Voto: 4

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  • Planetarium

Anche la Portman naufraga nella scipitezza

Nella Parigi degli anni Trenta, due sorelle americane ottengono un gran successo esibendosi nei teatri come medium e vengono scritturate da un produttore cinematografico che vuole filmare i fantasmi evocati dalle sensitive. Ma la sceneggiatura non sa che pesci prendere né quale genere imboccare, per cui il film gira a vuoto e la regista pasticcia tutto, con una narrazione sconclusionata e scipita. Così si sbadiglia sgomenti per due ore. Nella noia e nell'insensatezza naufragano anche le due attrici: una Natalie Portman mai così scialba (l'abbiamo trovata invece bravissima come vedova Kennedy in “Jackie” di Pablo Larrain) e Lily-Rose Depp, la figlia di Johnny Depp, che ci conferma quanto il talento della recitazione non sia ereditario. Voto: 3

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  • Tommaso

L’evitabilissimo ritorno di Rossi Stuart regista

Dopo il felice esordio con "Anche Libero va bene", Kim Rossi Stuart ritenta la regia, con esito stavolta disastroso. Dirige (male) se stesso nel ruolo balordo di un attore fallito e nevrotico che passa da una donna all'altra perché non sa assumersi responsabilità. Colpa forse di una madre arpia, interpretata da una Dagmar Lassander che ci immalinconisce  per come il tempo l'ha devastata nell'aspetto e nella recitazione. Inerte per mancanza di progressione narrativa, antipatico per l'autoindulgenza da Nanni Moretti di serie C, il film, inutile e imbarazzante, non prende nessuna strada, senza far ridere né pensare, bloccato da uno sterile narcisismo. Chi si contenta, godrà comunque del nudo di Cristina Capotondi. Voto: 3

 

 

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