Il presidio
«Pizzo e coltellate». Anche i market etnici vogliono sloggiare
Intorno alla stazione di Pisa due squadre di pusher contrapposte, Piazza Vittorio trincea. Così un pezzo del centro si è trasformato in un “Bronx”
Agosto non è mai stato così affollato sotto i loggiati. «Buono questo fumo, quanto lo fai?». «Dammi venti. Ma fai presto, via via via…». Se la pallina non fosse stata in carta stagnola chi se ne sarebbe accorto. Hashish. È la merce più venduta fra le gallerie commerciali di viale Gramsci, stazione di Pisa. Segue, con un certo successo, la cocaina. Non c'è Torre di finto alabastro, asta per selfie o cover per lo smartphone che tenga. Neppure minimarket e negozi di cianfrusaglie reggono più la concorrenza. «Io lavoro sedici ore al giorno, e non mi basta, a loro basta la violenza. Sono stufo, io e il mio socio vendiamo e ce ne andiamo. Dove? Non importa, ci penserò dopo». Eppure Mohammed c'era abituato.
La domenica d'agosto è sempre così, un bel po' di bandoni vicini al suo chiusi per ferie o per sfinimento, i banditos quelli no, loro non si fermano mai. «Andate a lavorare!». Gliel'ha gridato un sacco di volte. «Ci ho provato», racconta. «Cosa vuoi, vai via tu, sloggia stronzo», rispondono a muso duro quasi fosse un riflesso condizionato tunisini, marocchini, senegalesi. Ma qualche volta s’è pure ritrovato una lama puntata sotto il naso. «Si sentono potenti, entrano in negozio, acciuffano dal bancone quello che vogliono e non pagano. Sono stufo di pagare il pizzo», dice Baja. Dicono proprio così: «Pizzo». Così ora questi due bengalesi mollano tutto. Si sono arresi. Abbandonano il campo. E non sono i soli.
Ore 20. Dario dialoga, ma solo al citofono. «Sei matto! Di sera non scendo, si accoltellano». Lui vive qui da una vita, quarto piano, vista binari. «Da 30 anni, ci ho allevato i miei figli. Ma ne ho fin sopra i capelli degli appelli e di berciare la notte alla finestra in attesa delle volanti. Tanto non cambia nulla. C'erano le botteghe, gli artigiani, oggi ci sono i furti, le risse, gli ubriachi, i drogati che sniffano in strada, i minimarket e i locali-schermo che muoiono e rinascono dal nulla». C'è una spiegazione alla fuga da via della rassegnazione. Basta tornare indietro di qualche giorno.
Venerdì, ora di pranzo, quando un gruppo di 30 africani si è scagliato contro i due camerieri del Vero Bistro. «Una violenza inaudita, stavo pranzando ai tavoli. C’erano due ragazzini che sfrecciavano in bici, era pericoloso, li ho richiamati – ha raccontato Manuela Biscioni, medico – mi hanno gettata a terra. I ragazzi del bar sono usciti in mio aiuto, ma in pochi secondi i due adolescenti hanno radunato i rinforzi». S’è mobilitato il branco. Oppure basta un rewind di una settimana. Rissa al bar Kinzica, due tunisini: bottigliate, urla, panico fra i clienti. O di due ore. «Guarda, vedi le macchie di sangue. Ancora due tunisini. Si sono mezzi ammazzati per la droga», dice Baja, anche lui commerciante. Un popolo placido, serafico, i bengalesi. Ma mai così loquace. «Sono arrivato nove anni fa - racconta Uddin - ma non era così. Ora viviamo nel terrore». Da cinque o sei anni è un eterno replay, «ogni giorno la stessa scena», dice Mario Grandi, titolare di un negozio di abbigliamento. Da un po’ è solo più chiaro chi e dove gioca sullo scacchiere.
La stazione e la galleria a ovest in mano a senegalesi e subsahriani, quella a est alla banda dei magrebini. Piazza Vittorio la frontiera di un pezzo di centro storico in ostaggio. Uno dei quadranti per cui da mesi il sindaco Marco Filippeschi si sgola con Alfano per avere rinforzi. «La soluzione c’è – ribatte Claudio Meoli, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil – in provincia abbiamo 500 uomini. Il 90 per cento è impiegato in ufficio». Ma la frattura ormai è più profonda. «Il quartiere si è svuotato di pisani – racconta Giovanni – C’è una via dove abitano solo cinesi, una per indiani e pakistani, una di africani. L’inerzia politica ha creato un ghetto, un hinterland metropolitano in una città di provincia». Non è un caso che il Comune punti al «piano periferie degradate» varato da Renzi per trovare qualche soldo e riqualificare la zona. Aiuole e lampioni. Per fare pulizia e illuminare un pezzo di città finito nell’ombra.
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