Vietare a specialisti e pronto soccorso gli esami “inutili”
La ricetta dei medici di famiglia per ridurre la spesa sanitaria «Non consentire più in ospedale quello che a noi è proibito»
Ci sono due modi per risparmiare in sanità. Per abbattere i costi degli esami impropri. Il primo è fissare i test in base all’urgenza; il secondo è evitare che pronto soccorso e specialisti eroghino prestazioni che ai medici di base sono “vietate” o “sconsigliate”. Vittorio Boscherini, segretario regionale di Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale, manda un messaggio alla Regione: i dottori di famiglia sono pronti a fare la loro parte per combattere gli sprechi della sanità pubblica. A patto che non siano gli unici.
La precisazione non è di poco conto. Soprattutto dopo che l’assessore regionale alla Sanità, Stefania Saccardi, lancia l’idea di consegnare il conto della degenza, prima di dimettere i pazienti dall’ospedale. Giusto per far vedere quanto costa davvero la sanità e perché è il momento di farla finita di approfittarsi del servizio pubblico.
Dottor Boscherini, che cosa ne pensa della presentazione del conto ai pazienti, a fine degenza?
«Non sono contrario, ma è una proposta di impatto marginale, a mio avviso. Il problema dell’appropriatezza della spesa sanitaria deve essere perseguito con altri mezzi, sapendo dove andare a intervenire».
Dove si deve intervenire?
«Spesso si dà la colpa dell’inappropriatezza ai medici di famiglia. Ma non siamo sempre noi i responsabili. Nel campo dei medicinali, la spesa ospedaliera è quattro volte più alta di quella territoriale. E con quella i medici di base non c’entrano».
Ma molti sprechi riguardano gli esami.
«Nella diagnostica c’è inappropriatezza, nessuno lo discute. Ma capiamo perché. Nell’ex Asl di Firenze circa il 30% delle prescrizioni arriva dal pronto soccorso. Tenendo conto del numero di pazienti, del territorio e degli esami effettuati si vede che c’è una sproporzione dei test effettuati in urgenza che si riflette su tutta la categoria. Ma anche questo ha una giustificazione: molti esami vengono ordinati per timore di cause. L’inappropriatezza, quindi, è legata alla medicina difensiva».
La medicina generale non è immune da colpe.
«Anche noi medici di base abbiamo qualche peccatuccio in questo campo e siamo pronti a discutere con la Regione come risolvere il problema dell’elevata prescrizione diagnostica. Dei troppi esami prescritti. A patto che regole e limiti valgano per tutti».
Come proponete di limitare la prescrizione di esami inutili?
«Introducendo limiti. Facciamo un esempio concreto. Uno degli esami più abusati è la risonanza magnetica al ginocchio. È spesso inuile per le persone di oltre 65 anni perché quasi mai si opera un paziente di quella età ai legamenti o al menisco. Noi siamo pronti a limitare le richieste solo a quei pazienti di 65 anni nei quali l’età anagrafica non corrisponda a quella biologica. E per i quali, quindi, l’intervento chirurgico sia possibile. Ma a una condizione».
Quale condizione?
«Che lo stesso limite sia imposto anche agli specialisti e ai medici di pronto soccorso. È inutile, infatti, che il medico di famiglia non possa ordinare una risonanza al ginocchio, se poi su certificato bianco la prescrive un medico di pronto soccorso o uno specialista. Il paziente, infatti, poi viene dal medico di base per l’impegnativa: così poi risultiamo noi gli iper-prescrittori. O quelli che ordinano gli esami inutili».
Basta questo per ridurre i costi?
«Bisogna applicare un altro criterio. Stabilire che gli esami si prescrivono e si garantiscono in base ai livelli di priorità. Il medico di famiglia scrive sull’impegnativa “urgente” e questo garantisce che l’esame venga erogato entro dieci giorni dalla richiesta; se si scrive differibile, allora l’Asl lo garantisce entro 30 giorni. Se non c’è urgenza, allora non ci sono limiti di tempo. L’importante, però, ancora una volta è che gli stessi criteri valgano per tutti, anche per gli specialisti. Altrimenti il sistema salta».
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