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Il bagno dove i Pokèmon fanno una gran brutta fine
Un bimbo gioca e sbatte la testa su un palo, dipendenti che vanno matti per la app... E il titolare dello stabilimento “Venezia” di Lido di Camaiore boccia (con ironia) e mette al bando la mania collettiva
LIDO DI CAMAIORE. Appare un pokémon raro. Come si fa a farselo sfuggire? Solo che per prenderlo bisogna essere abbastanza vicini e avvicinarlo prima che scappi. Un bimbo con il suo smartphone comincia a correre per non perderselo e “sbam”, batte la testa su un palo. Sembra un racconto che viene da oltreoceano, dove i pokémon hanno generato negli ultimi giorni una mania collettiva, invece è accaduto a Lido di Camaiore, al bagno Venezia.
Lo racconta il titolare, Marco Daddio, che da qualche giorno sta spopolando in Versilia con il suo video su Facebook antipokémon. «Vi pare possibile - dice - che si stia a capo basso a cercare i pokémon dalla mattina alla sera quando c'è tutta l'estate da vivere? C'è il mare, il sole e questi pensano a giocare con il telefonino. Posso capire i ragazzini, ma gli adulti proprio no». Marco sta attirando un sacco di curiosi al suo bagno proprio perché all'entrata ha attaccato un cartello scherzoso contro i cacciatori di mostriciattoli: «Se cercate un pokémon - si legge - lo trovate nel gabinetto all'interno. Ce l'ho buttato io stamattina».
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«È chiaro che è un messaggio ironico - spiega - prendo in giro soprattutto i miei dipendenti che da settimane non fanno altro che raccontarsi le nuove catture e, appena hanno cinque minuti, si buttano a testa bassa a caccia. Sono giorni che vedo passare persone in bicicletta e fermarsi poco lontano dal mio bagno per un pokéstop (luoghi dove è possibile andare a fare il pieno di oggetti utili per il prosieguo del gioco, ndr)».
Tra i tavoli del bagno, affollati per l'ora di pranzo, sembra che non ci sia altro nel mondo e la gente si scambia consigli: «Per prenderne uno d'acqua ti devi avvicinare al mare» oppure «Sulla passeggiata ho visto uno Snorlax». Sono tutti contagiati dalla pokémania che sembrava ormai estinta dalla fine degli anni novanta e che invece è ritornata prepotentemente in voga.
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Merito della nuova app Pokémon go, che permette di giocare con i mostrini giapponesi in realtà aumentata, ovvero vederli nel telefonino come se fossero nella vita reale. Quindi tutti alla ricerca di Bulbasaur o di Pikachu.
I pokémon, una contrazione inglese di pocket monster (mostri da taschino, ndr), sono stati inventati dall'informatico giapponese Satoshi Tajiri nel 1996 quando programmò il primo videogioco. Sono vent'anni e sembra che i mostri rinchiusi nelle sfere non invecchino mai.
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