Il presidio
«L’Europa ha fallito e ci lascia da soli, l’Italia si organizzi»
Il sottosegretario Manzione: «Ricollocati 1500 su 160mila» L’ospitalità diffusa toscana è un modello per le altre regioni
FIRENZE. Cerca soluzioni italiane per i profughi Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno, con delega all’Immigrazione. Sull’Europa non conta più. Non è scetticismo, ma pragmatismo. «Dei 160.000 migranti da ricollocare in base all’accordo comunitario, ne sono stati sistemati 1500». Gli altri sono rimasti a carico di Grecia e Italia. Che a giugno aveva già oltre 48mila richieste di asilo, il 62,8% in più del 2015 «perché l’Italia non è più Paese di transito, ma di destinazione». Dove al 30 giugno, si sono registrati 77.436 sbarchi, il 5,08% in più del 2015.
Sottosegretario Manzione, siamo in emergenza?
«Emergenza è stata una delle parole più usate nella gestione dell’accoglienza. Ma il periodo dell’emergenza è finito da quando il governo ha scelto di non affidare più alla Protezione civile la gestione con poteri straordinari. Questo è accaduto dopo l’emergenza migratoria dal Nord Africa nel 2011: quell’esperienza ci ha portato alla firma dell’accordo Stato Regioni».
Cosa prevede l’accordo Stato Regioni?
«Che lo sbarco dei migranti non si gestisce più come un’eruzione vulcanica o un terremoto. Se non è un cambiamento di rotta politica questo».
Quale modello adottate?
«Il modello toscano, dell’accoglienza diffusa. Da questo non si torna indietro».
Il modello toscano, però, prevede anche l’accoglienza familiare.
«Il protocollo per autorizzare l’accoglienza in famiglia è pronto. A brevissimo sarà inviato dal ministero al prefetto di Firenze perché il progetto possa iniziare. Prima di settembre».
Questo non risolverà il problema della mancanza di spazi per la permanenza prolungata nei centri di accoglienza.
«Il fenomeno è legato sia a problematiche interne che internazionali. I tempi di esame delle domande di protezione internazionale sono lunghi, anche se con il raddoppio delle commissioni si accorceranno. Ma resta sempre il problema del contenzioso in tribunale contro i dinieghi di asilo. In più c’è il fallimento dell’accordo di ricollocamento siglato con l’Europa. Non solo l’accordo non è stato aggiornato alla luce dei nuovi scenari internazionali, ma neppure l’Ue riesce a farlo attuare».
Che cosa significa?
«Che non ci sono richieste dai Paesi membri che dovrebbero accogliere i migranti e l’Europa non si impone. Manda solo lettere di richiamo. In compenso, ci sono Paesi come l’Ungheria che promuovono referendum per far dire al popolo che non vogliono il rispetto dell’accordo sull’accoglienza promosso dalla Commissione europea. Intanto si aprono nuovi canali migratori, come quello dall’Egitto».
Proprio la Toscana sollecita al governo soluzioni per concedere velocemente l’asilo a migranti di Paesi a rischio “evidente”, come la Siria.
«Il governo ha presentato sollecitazione analoga all’Ue: ha compilato la lista dei “Paesi sicuri” per accordare in via immediata la protezione internazionale ai migranti che da lì provengono. Ma l’Europa non ha accolto la richiesta».
Come risolverete il problema dell’identificazione rapida?
«L’Ue ci imporrebbe di identificare tutti i migranti con la forza negli hot spot, mai definiti né nel diritto italiano né internazionale. Ma noi dobbiamo bilanciare le esigenze di identificazione - importanti in un momento di terrorismo - con gli interventi giudiziari contro le limitazioni della libertà personale, per le identificazioni forzose. L’identificazione serve: per organizzare, con numeri precisi, l’accoglienza sul territorio; per ricollocare i migranti all’estero, ce richiede interscambio di informazioni Noi dobbiamo persuadere i migranti a farsi identificare e convincere le commissioni territoriali a dare risposte in un paio di mesi a chi viene da Paesi a rischio». (il.bo.)
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