Italia
Caccia a tappeto a chi non paga le imposte locali
Evasione fiscale: l’obiettivo minimo è recuperare 100 milioni all’anno da Tari, seconde case, false esenzioni e altri tributi
I più numerosi sono i furbetti della Tari, la Tassa dei rifiuti. Ma ci sono anche i furbetti delle seconde case, quelli con la falsa residenza: presa per godere dell’esenzione Imu sull’abitazione principale o pagare le aliquote agevolate su altri tributi comunali. A cominciare da quello sulla spazzatura. Dall’autunno, però, sarà caccia aperta. Regione e Anci - l’associazione nazionale dei Comuni - in Toscana firmano un nuovo accordo: prevede di stanare gli evasori in tutti e 279 i Comuni toscani. Per la prima volta, infatti, si estende a tutto il territorio il progetto di contrasto all’evasione fiscale e contributiva che dal 2011 a oggi è stato testato (in modo più o meno efficace) in 150 comuni. Molti sono piccoli, alcune decine sono grandi. Da settembre/ottobre non ci saranno più distinzioni: la Toscana programma di investire in un trennio oltre mezzo milione nella caccia agli evasori. I primi 250.000 euro, già nel 2016.
RECUPERARE 100 MILIONI
Gli altri 300.000 saranno stanziati - spiega Vittorio Bugli, assessore regionale al Bilancio - se i risultati dell’esperimento saranno buoni. L’obiettivo ottimale sarebbe riuscire nel primo anno a rintracciare 100 milioni di tributi evasi in tutti i Comuni, più o meno il gettito che la Regione è riuscita a recuperare nell’ultimo anno fra bolli, Irap e altre tasse regionali, grazie al contrasto all’evasione sull’imposizione di propria competenza. Un risultato sulla carta non impossibile se si considera che Comuni piccoli come Santa Maria a Monte o Castagneto Carducci, dove la caccia all’evasore è già iniziata, sono riusciti a recuperare anche un milione l’anno di Tari (ex Tarsu) evasa, potendo reclamare il tributo fino a 5 anni indietro rispetto al momento in cui si accerta l’evasione.
TARI CAMPIONE DI EVASIONE
Del resto - conferma Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente regionale di Anci - è proprio la Tari la tassa più evasa nei Comuni «perché noi sindaci, responsabili della salute pubblica sul territorio, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti lo garantiamo sempre, indipendentemente da chi paga. Non possiamo rischiare un’emergenza sanitaria. La gente lo sa e se ne approfitta». Cerca di non pagare «creando un danno alla collettività - sottolinea Biffoni - prima che alle casse del Comune. Perché la tassa deve coprire il 100% del costo del servizio. Quindi, quanti meno pagano, tanto più alta è la spesa da ripartire a carico dei contribuenti regolarmente censiti».
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PRIORITÀ EVASORI TOTALI
Questo è anche uno dei motivi - spiega l’assessorato alle Finanze della Regione - per il quale «si deve puntare soprattutto alla ricerca degli evasori totali. I contribuenti che evadono completamente un tributo». Per due ragioni: garantiscono di censire persone sparite dai radar della fiscalità e verificare che siano in regola anche con gli altri pagamenti. Non solo di tributi locali, ma anche con la fiscalità statale, a cominciare dall’Irpef. «In più - insiste Biffoni - trovare gli evasori totali ci consente di verificare che non ci siano persone che approfittino della loro posizione, magari per usufruire di agevolazioni alle quali non avrebbero diritto. Per scoprilo è necessaria una verifica anche sull’Isee, l’indicatore di situazione economica equivalente». Si tratta della dichiarazione da presentare (quasi in tutti i Comuni) per poter accedere, ad esempio, alle tariffe agevolate degli scuolabus, alle tariffe agevolate della mensa scolastica, ai buoni libro.
CONTROLLI INCROCIATI
«Per accertamenti efficaci - illustra Bugli - abbiamo bisogno di incrociare i dati contenuti delle varie banche dati degli enti. Ad esempio, le banche dati del settore urbanistica-edilizia (dove si chiedono i permessi a costruire o si mandano le Segnalazioni certificate di inizio attività per i lavori, le Scia), con le banche dati di utenze elettriche, residenze o bolli auto». Attraverso il programma “Tosca” - Toscana Catasto - questi dati vengono sommati e confrontati, riportati a un unico contribuente «e se emerge un elemento che stride, Tosca ci invia un segnale di allerta - riprende Bugli - che fa scattare gli accertamenti».
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SECONDE CASE NEL MIRINO
Finora, questo lavoro è stato portato avanti dai singoli Comuni. D’ora in avanti, grazie al nuovo accordo, Regione-Anci verrà proseguito non solo da tutti gli enti locali «ma soprattutto in modo collettivo, con la collaborazione fra Comuni», confermano Anci e Regione grazie alla creazione della Rete regionale della fiscalità locale. In concreto che cosa significa? Vuol dire, ad esempio - cita Biffoni - che i Comuni di Prato o Pistoia si possono mettere d’accordo con i Comuni della Versilia o con altri Comuni turistici per verificare che «non ci siano false residente, prese per eludere i tributi, come l’Imu o per pagare meno tasse del dovuto. Vogliamo costruire, insomma, un modello più raffinato di accertamento». Con tutti i vantaggi che ne conseguono. Il primo è l’abbattimento dei costi di formazione del personale addetto al contrasto dell’evasione perché sono spalmati su decine di funzionari. Il secondo «anche più importante - sottolinea Biffoni - è che i soldi che i Comuni riusciranno a recuperare dall’evasione finiranno sulla spesa corrente del bilancio. È denaro sonante che può essere speso subito, non sottoposto a vincoli, blocchi o patto di stabilità».
Infine, una volta individuati gli evasori (specie quelli totali) i Comuni possono inviare «segnalazioni qualificate» all’Agenzia delle Entrate: nel caso in cui lo Stato recuperi tributi non versati (da Inps in avanti) agli enti locali spetta una percentuale.
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