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Monte Paschi, titolo in picchiata: -20% e fuga di obbligazionisti

Monte Paschi, titolo in picchiata: -20% e fuga di obbligazionisti

Bruciati 200 milioni, ora ne vale appena 777. Corsa a puntellare l'istituto. Interviene la Consob: stop vendite allo scoperto

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Titolo a picco in Borsa, fuga degli obbligazionisti. Il film sul Monte dei Paschi di Siena è lo stesso di lunedì dopo il "diktat" della Bce di raddoppiare il taglio sulle sofferenze nette (da 5,5 miliardi a 9,6 miliardi) rispetto a quanto previsto dal "capital plan" del 2015. E la reazione in Borsa è stata disastrosa con la Consob che è intervenuta in serata per vietare domani la vendita allo scoperto.

Il titolo ha così chiuso in picchiata del 19,4%, bruciando altri 200 milioni di capitalizzazione (adesso vale appena 777 milioni). E come se non bastasse, in attesa di capire se c'è anche un allarme-liquidità dovuto a eventuali fughe nei depositi, si sono registrate anche forti vendite dal lato dei possessori di bond subordinati con tonfi del 10%.

Insomma, quella del Monte dei Paschi sembra una storia senza fine con la mole di stock deteriorati che, nonostante le diverse vendite avvenute nell'ultimo anno (2 miliardi nel 2015 e qualche centinaio di milione il mese scorso), resta ancorata a quota 24 miliardi (47 miliardi lordi). Segno, quindi, che la cura in corso non funziona e che serviranno misure più incisive per salvare una volta per tutte la storica banca senese.
Peraltro, l'idea di vendere gli Npl ("non performing loans", prestiti non performanti) ad Atlante, a cui restano in tasca soltanto 1,75 miliardi, significherebbe per la banca dover scrivere in bilancio importanti perdite e costringere il vertice guidato da Fabrizio Viola a varare l'ennesimo aumento di capitale. Dopo gli ultimi due aumenti per complessivi 8 miliardi, ormai andati quasi interamente in fumo, è difficile credere che l'istituto abbia la credibilità per ripresentarsi di fronte al mercato a batter cassa, viste anche le turbolenze in atto per la Brexit e le recenti esperienze fallimentari delle venete salvate proprio da Atlante.

Non a caso gli analisti di Equita, la sim milanese guidata dall'ex presidente di Mps, Alessandro Profumo, ritengono che tagliare i non performing loans al 20% del totale entro il 2018, come chiesto dalla Bce, imporrebbe alla banca un nuovo aumento di capitale per altri 2 miliardi di euro e con uno sconto di almeno il 37% (sul Terp, prezzo teorico dopo l'aumento di capitale).

L'altra strada, invece, passa obbligatoriamente per gli aiuti di Stato. Da due settimane i contatti sull'asse Siena, Roma e Milano si sono infittiti e gli scenari più facilmente immaginabili sono due: intervento diretto attraverso iniezione di liquidità (si parla di Padoan-bond magari accompagnato dal fondo Atlante per la parte sui non performing loans), oppure creazione della tanto sperata bad-bank, come più volte auspicato dallo stesso Viola. Per arrivare a quest'ultimo scenario però bisognerebbe bypassare Bruxelles che ad oggi concederebbe soltanto la deroga all'intervento diretto dello Stato. Anche dal mondo dei sindacati si torna a lanciare questa ipotesi con il leader della Fabi, Lando Sileoni, che chiede a Renzi di farsi rispettare e di intervenire in sede europea affinché per il Monte "si possa applicare la soluzione della good bank e bad bank", garantendo così gli attuali livelli di occupazione.

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