Il presidio
Dacca. Attacco agli stranieri per colpire il governo
Il fondamentalismo sta prendendo piede in Bangladesh Nel mirino minoranze religiose, blogger e intellettuali
L’attacco in Bangladesh nel quale hanno perso la vita anche nove cittadini italiani non è, purtroppo, una sorpresa: avviene in un paese già scosso dalla violenza. Negli ultimi mesi sono stati colpiti bengalesi e stranieri: “colpevoli” agli occhi dei gruppi islamisti radicali di appartenere a minoranze religiose, cristiane o hindù; di essere giornalisti, bloggers, intellettuali, docenti universitari, accusati di difondere “l’ateismo”.
Una situazione che il governo bengalese, impegnato a togliere di dosso al paese la scomoda immagine di nuova culla del radicalismo, ha cercato di minimizzare. Negando se non l’esistenza, almeno la consistenza del fenomeno. In realtà, come già aveva dimostrato l’assassinio del cooperante italiano Cesare Tavella lo scorso settembre, il tarlo del radicalismo, oltre che il fondamentalismo di massa prodotto delle scuole religiose ispirate al purismo wahhabita che hanno creato allievi ricettivi al discorso estremista, ha scavato in profondità.
Lo testimoniano i numerosi arresti negli ultimi anni di elementi radicali e la significativa presenza tra i foreign fighters dell’Is in Siria e Iraq di bengalesi di seconda generazione o residenti in Gran Bretagna. Oltre che le efferate esecuzioni compiute nell’ultimo anno e mezzo dal gruppo Ansarullah Bangla Team e l’adesione di formazioni come Jamaatul Mujahidin Bangladesh (Jmb) alla causa del Califfato. Un’espansione avvenuta non solo tra i diseredati delle immense periferie della capitale ma, così come avviene altrove, anche tra laureati, per lo più in discipline scientifiche. A conferma che il cemento del movimento è l’ideologia più che la condizione sociale.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13762082:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/07/03/news/solo-per-caso-non-ero-li-erano-miei-amici-1.13762082]]Gli italiani, così come i giapponesi, sono stati presi di mira in quanto stranieri. Non è casuale che l’attacco sia avvenuto a Gulshan, il quartiere diplomatico della capital , frequentato da stranieri o bengalesi benestanti. E che la conoscenza del Corano sia stata usata come elemento di selezione degli ostaggi. A conferma del programma di “purificazione religiosa” di cui l’islamismo radicale è portatore, del quale era già stato vittima lo stesso Tavella. Nella rivendicazione dell’omicidio da parte dell’Is l’italiano era stato definito, sprezzantemente, “crociato”. Stigma accresciuto dall’essere cittadino di un paese che aderisce alla coalizione anti-Is e cooperante.
Anche la cooperazione, sia legata al mondo delle imprese o alla solidarietà, è ritenuta, così come gli scambi economici, forme mediante cui l’Occidente continua a penetrare nei territori della Mezzaluna: veicolando valori ostili a quella che viene ritenuta l’autentica fede. Attaccare gli stranieri ha così una duplice valenza: mettere in difficoltà il governo di Dacca e purificare il territorio, mondandolo da quella che viene concepita come una presenza inquinante in un ambiente che si vorrebbe religiosamente puro.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13756894:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/07/02/news/terrorismo-cuoco-di-orgini-livornesi-nell-inferno-di-dacca-ecco-come-mi-sono-salvato-1.13756894]]Una prospettiva osteggiata dal governo bengalese, favorevole alla presenza di investimenti stranieri e di personale tecnico qualificato. Nel tentativo di far decollare economicamente una realtà segnata da ricorrenti catastrofi climatiche e da una crescita demografica che ne ha fatto il paese con la più alta densità di popolazione al mondo. Colpendo gli occidentali, classificazione che comprende anche un paese come il Giappone che ne ha mutuato alcuni valori, gli jihadisti bengalesi ottengono una visibilità mediatica che ne rafforza il prestigio nei confronti della leadership centrale dell’Is , in difficoltà nei teatri siro-iracheno e libico.
E, al contempo, consente di ampliare il bacino di reclutamento tra quanti condividono l’ideologia radicale ma non sono ancora parte organica del gruppo di Al Baghdadi. Alcune formazioni, come Ansar al Sharia e Jamatul Mujaheddin, sono, infatti, rimaste legati a Al Qaeda, insediata da più lungo tempo nell'area, mentre la filiale locale dell’Is, guidata dallo sceicco Abu Ibrahim al Hanifi ha giurato fedeltà al nuovo Califfo nell’estate del 2014. Il drammatico attacco di Gulshan ha come posta anche l’egemonia dell’Is sul magmatico fronte radicale bengalese.
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