Via dal mercato, i miei “Millelire” ora ve li regalo
La svolta del fondatore della casa editrice Stampa Alternativa, Marcello Baraghini. Una vita di battaglie a colpi di libri e di idee
Un gesto di rivolta editoriale: pubblicare i Millelire online, gratis. Millelire per sempre. I mitici librini della casa editrice Stampa Alternativa sono ora scaricabili da internet – gratis e senza il logo del copyright – per scelta dell’editore, Marcello Baraghini. Libero provocatore, pensatore dissacrante, anticonformista, anarchico, l’implacabile rompiscatole dell’editoria italiana vuole ribaltare ancora una volta il tavolo. Perché «contro il regime dell’editoria omologata servono atti di ribellione».
L’ex combattente delle battaglie civili radicali arrivò in Maremma alla fine degli anni '70 da latitante, inseguito dalla legge. Era stato condannato per il libro “Contro la famiglia. Manuale di autodifesa per minorenni” e per aver distribuito opuscoli a favore dell'obiezione di coscienza davanti alle caserme: collezionò 126 procedimenti, tutti per reati d'opinione – apologia dell’aborto, apologia dell’obiezione di coscienza – tutti amnistiati. Nel 1989 lanciò la collana Millelire: libri scarni, austeri e provocatori, al costo simbolico di un caffè. Sempre agguerrito, sempre appassionato, a 70 anni suonati e vissuti come in un romanzo, il “signor Millelire” parla di sé citando Guy Debord: “Sono riuscito a dispiacere universalmente e in maniera sempre nuova”. Per il suo lavoro sceglie invece una frase di Emil Cioran: “Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro dev'essere pericoloso”.
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E Baraghini è sempre in trincea?
«La battaglia culturale non è finita. Ho reso i Millelire un bene dell'umanità. Ora esco di nuovo dal mercato per rientrarci cambiando tutto: esattamente come nell'89».
L'enciclopedia Garzanti definì i Millelire “libri che hanno rivoluzionato il mercato editoriale”.
«Quella fu davvero una rivoluzione. I Millelire nacquero proprio come forma di disubbidienza. Allora come oggi le regole del mercato erano diventate soffocanti. Stavo per lasciare la casa editrice che avevo fondato nel 1970 (e che nel frattempo è in liquidazione; al suo posto è subentrata una nuova società, “Banda Aperta”, ndr) come ultimo gesto di rabbia stampai un libro che si vendeva a prezzo simbolico. Oggi mi trovo nella stessa situazione perché il mercato editoriale li rifiuta».
Perciò li regala.
«Le grandi librerie non hanno più voluto i Millelire perché, venduti a un euro, costavano troppo poco e abbassavano lo scontrino medio. E perché sono forieri di qualità e di libertà. Sono visti come il demonio dal regime del distributore unico».
Il distributore unico?
«In Italia abbiamo il partito unico, l'editore unico, il distributore unico: o stai alle regole del cartello culturale o sei fuori. Io mi ribello: stampo libri senza il codice a barre, anzi il codice-a-sbarre».
Una fuga dal mercato.
«L’editoria è un mondo di macerie. Il distributore monopolista si tiene il 68% del venduto. Le librerie sono diventate focaccerie. Sopravvive solo chi pubblica i “Fabi Voli” o i libri di ricette delle suore. I piccoli editori si arrabattano, arrancano: è una lotta impossibile, bisogna cambiare tutto».
Prima invece c'era spazio.
«C'era se stampavi qualità. Giangiacomo Feltrinelli 50 anni fa i libri me li comprava in anticipo: meno costavano, più ne voleva. E mi dava i soldi per la carta dei libri successivi: si fidava. Mi riceveva nella libreria di via del Babbuino a Roma. Quella libreria l'hanno chiusa: quel mondo è finito».
I primi Millelire erano quasi fatti in casa. Li editava, disegnava le copertine, li vendeva per strada. Nel '94 la premiarono col Compasso d'oro...
«Fui premiato per la grafica. Stampavo da un piccolo tipografo artigiano, si chiamava Iacobelli, sulla via Aurelia. La sera andavo a controllare le bozze. La mattina caricavo cento-duecento copie “fresche” che vendevo a Porta Portese».
Poi ci fu la svolta: Epicuro.
«Avvenne quando Corrado Augias ne parlò in tv, a Babele: prese la Lettera sulla felicità, disse “questo libro vale milioni e costa solo mille lire”. Ne lesse un passo. Il giorno dopo arrivò un ordine da 25.000 copie. Alla fine solo di quello ne vendemmo due milioni».
E oggi come vanno online?
«È bastato il link su una rivistina digitale ed è ripartito il tam-tam: in un giorno abbiamo avuto 120.000 accessi per scaricarli».
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Una casa editrice non si regge sulla gratuità.
«La mia idea è chiedere ai lettori di diventare complici. Scarichi il libro, lo leggi e se ti piace puoi acquistarne il numero che vuoi in copie cartacee. Io ti mando i libri, tu li distribuisci e poi mi spedisci una parte dei soldi».
Lettori-distributori?
«In libreria si muore: bisogna uscire, cambiare, sperimentare nuovi canali di diffusione».
E quando comincia?
«Il 9, 10 e 11 settembre con il XV Festival di letteratura resistente che organizziamo a Pitigliano, dove si trova la libreria sede dell’associazione che ho fondato: Strade Bianche. Celebreremo la sconfitta di Luciano Bianciardi quando lasciò Milano e scrisse il suo ultimo romanzo, “Aprire il fuoco”. Il titolo sarà “Riaprire il fuoco editoriale”».
A Bianciardi, con la collaborazione del figlio Ettore, ha dedicato una collana di piccole perle: “I Bianciardini”.
«Sono i piccoli nipoti ribelli dei Millelire, brani di Bianciardi recuperati dall’oblio. Costano “almeno” un centesimo: sono un tributo non retorico a un uomo e a uno scrittore eccezionale. Al festival ne presenteremo otto nuovi, insieme a tre Millelire e a due libri classici nel formato. Di cui uno molto speciale».
Ci anticipi questo.
«È di un giovane talento, un esordiente, il grossetano Alessandro Angeli, che ha scritto “Io non sono la Coop”, la storia di un precario della grande distribuzione».
I libri possono essere scaricati da: www.stradebianchelibri.com/millelire. L’elenco è in continuo aggiornamento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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