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Voragine sul lungarno, io fiorentina vi racconto il disastro tra i gioielli ammirati dal mondo - Video
A Firenze è stato sferrato un fendente della peggior specie: ci vorranno 5 milioni di euro per riparare i danni e un anno di lavori in una delle zone più fotografate e transitate dai turisti. Tra le ipotesi della causa dello smottamento quella del "colpo d'ariete", ma ci sono 6 ore che necessitano di una pronta spiegazione
FIRENZE. Un colpo profondo inferto al cuore di Firenze, ai suoi simboli storici ed economici. Inferto in maniera subdola e silenziosa, di notte, quando la città si avviava al riposo. A duecento metri da Ponte vecchio, è sprofondato un pezzo di lungarno, quello intitolato alla famiglia Torrigiani.
Come cinquanta anni fa con l’alluvione, è ancora una volta l’acqua l’elemento rovinoso con cui, mercoledì 25 al risveglio, si è dovuta confrontare Firenze. Una dorsale di duecento metri che all’improvviso e senza rumore, alle 6,15, è andata giù fino a tre metri e mezzo sotto il livello della careggiata portandosi dietro 29 auto dopo due rotture di tubi dell’acqua. Una voragine che si è aperta come se sotto ci fosse un vuoto o burro fuso. A quell’ora, per fortuna, dai palazzi storici che si affacciano in quel tratto nessuno è sceso per prendere l’auto. Per cui non ci sono stati feriti, né danni alle abitazioni. Ma alla città è stato sferrato un fendente della peggior specie: ci vorranno 5 milioni di euro per riparare i danni e un anno di lavori in una delle zone più fotografate e transitate (a piedi perché siamo in Ztl) dai turisti diretti agli Uffizi e sul Ponte vecchio.
- VIDEO: il disastro raccontato in un minuto - Il testo prosegue dopo le immagini
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Si temono danni economici importanti. E poi Firenze dovrà ricevere spiegazioni su quello che è effettivamente accaduto da mezzanotte e mezzo in poi, quando è arrivata la prima segnalazione di Publiacqua e sono stati postati sui social i primi video con un lungarno dove l’acqua correva come se fosse un fiume tra le auto in sosta. E, alla stessa ora, i clienti del ristorante Lungarno 23 sono stati dotati di sacchetti che si sono messi sulle scarpe per uscire dal locale. Spiegazioni che dovranno arrivare fino a ieri mattina quando, ancora più vicino al Ponte vecchio, si è aperta la ferita lunga duecento metri. Che ha scolorito la bellezza che si propaga magicamente in quelle strade ogni giorno, compreso quella delle rose di fronte alla Società canottieri (che si trova alla stessa altezza ma dall’altra parte della sponda). E che ha adombrato i facoltosi o ex nobili residenti nelle antiche dimore che si affacciano lungo quel tratto del fiume. Solo qualche turista troppo distratto pensava che “fosse tutto un film”. Se le due rotture siano la causa o la conseguenza della voragine ancora non è chiaro.
L’unico ad avere certezze è il sindaco è Dario Nardella che ha allontanato con fermezza la parola dissesto idro-geologico. Ma la Procura della repubblica, intanto, “per non saper né leggere e né scrivere” ha aperto un’ indagine. E i residenti del lungarno, nelle decine di interviste rilasciate, hanno puntualizzato più volte che da settimane spesso le loro cantine si allagavano e che il problema era stato segnalato più volte. In più in serata è spuntata anche una foto scattata alcuni giorni fa dove si vede acqua che sgorga nel punto incriminato.
- VIDEO: la voragine vista dall'elicottero
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LA NOTTE DELLA PUGNALATA
Firenze non ha mai avuto un buon rapporto con la Firenze sotterranea (instabile a tal punto da farla rimanere città internazionale senza metropolitana). Anche l’altra notte si è consumato un nuovo tradimento in un centro già alle prese con una lunga e variegata lista di disagi che ha a che fare con interventi mancati e con i soldi che non si trovano per fare tutto quello che sarebbe necessario fare. Cosa sia accaduto sotto quell’asfalto rimesso a nuovo da pochi mesi dall’amministrazione Nardella (a differenza di molti altri punti del centro), ora fangoso, pieno di crepe e in parte sprofondato, non è ancora affatto chiaro.
La prima richiesta di intervento è stata a mezzanotte e mezzo all’altezza della chiesa luterana perché c’era stato un calo di pressione. «L’acqua ci arrivava alle caviglie, sembrava un fiume», racconta Rocco Marzi che lavora al ristorante Lungarno 23. Dunque la scaletta è stata: intervento di Publiacqua, vigili urbani e pompieri, chiusura di un tubo, spostamento di dodici macchine parcheggiate e la pressione che è rientrata nei parametri normali. Circolazione interrotta per i residenti . Poi la seconda rottura, più vicina al Ponte vecchio. Questa volta a rimanere coinvolta è stata la conduttura principale, quella “pesante” da settanta centimetri di diametro. Un tubo, con sessanta anni di attività che doveva essere sostituito nei piani dell’azienda gestore, «ma che era comunque monitorato», ha sottolineato il sindaco. Poi alle 6,15 lo smottamento silenzioso di cui nessuno si è accorto. E l’evacuazione di due palazzi con l’intervento di nuovo dei vigili del fuoco, vigili urbani, protezione civile. E dei tecnici di tutti gli enti locali.
- VIDEO: il lungarno allagato almeno 6 ore prima del crollo
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IL PIANO DI EMERGENZA
ntanto il quartiere in questione e le zone vicine sono rimaste senza acqua e sono arrivatre le autobotti, chiuse una decina di scuole. In alcune è scattato l’approvvigionamento con bottigliette. E i cali di pressione si sono avvertiti fino a Prato. Per le famiglie alert-sistem con telefonate o sms. Poi intorno alle 11 altro piccolo cedimento per una decina metri di asfalto. Che, comunque, per i vigili del fuoco «era atteso». Nel pomeriggio l’area definita rossa si è ristretta solo al perimetro lungarno Torrigiani-via dei Bardi. A fine serata il by-pass per restituire il servizio idrico alle zone più vicine all’area in emergenza è stato terminato. L’acqua è tornata a tutti e i residenti sono rientrati nelle loro case. Con l’intervento di un’autogru tutte le 29 automobili sprofondate e poi “annegate” sono state recuperate. Nessuna difficoltà è stata registrata per le condutture del gas. «Altrimenti per isolare la zona, i disagi sarebbero stati enormi», ha commentato il sindaco Nardella . Per fortuna, a differenza di quelle di Publiacqua, in quella zona le condutture erano state rinnovate da poco. Poche certezze, tanti dubbi.
IPOTESI "COLPO D'ARIETE"
Tra le ipotesi della causa dello smottamento quella del “colpo d’ariete”: che con la chiusura del primo tubo possa essersi verificato una sovrappressione su altre tubature. E da qui la rottura. Ma sotto quel tratto di lungarno c’è un’altra “vita” sconosciuta ai più, e comunque pulsante nel suo scorrere incenssante accanto al fiume. Publiacqua, attraverso l’amministratore delegato Alessandro Carfì, ha accennato al canale sotterraneo che da Ponte alle grazie arriva fino al Ponte vecchio e che potrebbe esser stato causa del cedimento per un’interruzione. E poi ancora sotto lungarno Torrigiani passa anche una fognatura ottocentesca percorribile con i barchini, almeno fino a poco tempo fa, grazie ad aperture ad arco lungo l’argine. Alessandra Biserna, membro del consiglio nazionale dei geologi, aggiunge un altro elemento e ipotizza «una eccessiva concentrazione di acqua», con la rottura del tubo che è stato “colpo di grazia” in una situazione già compromessa e di cui non stati colti in tempo i segnali. Perché, come si sono chiesti i fiorentini, che pagano una delle bollette per l’acqua più care di tutta l’Italia, sembra impossibile che un fenomeno così devastante sia avvenuto in maniera improvvisa e solo per una rottura di due condutture.
6 ORE DA CHIARIRE
Firenze aspetta chiarimenti pure sulla gestione della nottata d’emergenza: «Publiacqua deve dare delle risposte chiare - ha detto anche il sindaco Nardella - su cosa sia accaduto tra il primo e il secondo guasto». E sospetta che ci sia stato «un errore umano». E ancora: poteva essere gestita in modo migliore o diversa l’emergenza nella notte con quell’accumulo di acqua anomalo in poche ore ? Le 29 auto potevano essere rimosse prima?
- VIDEO: la testimonianza di chi ha perso l'auto
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L’ARNO UNICO ASSOLTO
L’unico esentato da responsabilità pare sia “l’inquilino accanto”, il fiume Arno perché la spalletta costruita nel 1872, quando il lungarno venne allargato, ha retto. Alle prime notizie sulla voragine il pensiero dei fiorentini è stato immediato ed è tronato al 1966, soprattutto di quelli che hanno vissuto la tragedia che proprio quest'anno “taglia” il cinquantesimo anniversario. Le immagini della voragine con le auto sprofondate, hanno richiamato quelle, in bianco e nero, di 50 anni fa, quando l'Arno invase il centro portandosi via tutto. Ma l’Arno, come ha detto anche il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, in questa storia non c’entra. Si sono aperte delle fenditure sulla spalletta e in un tratto ha “spanciato”, come ha affermato Alessandra Biserna. Tra l’altro a monitorare il fiume è impegnata anche l’Università di Firenze con il dipartimento di ingegneria e geologia che ha piazzato un’apparecchiatura radar come quelle usate per la Costa concordia all’isola del Giglio per verificare eventuali movimenti della spalletta. Le apparecchiature sono state sistemate lungo la sponda opposta a quello dove il lungarno è sprofondato.
- VIDEO: Le prime immagini riprese dai vigili del fuoco
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LE POLEMICHE
Sono arrivate a pioggia. Sarcastiche sui social, frontali dai politici e dal mondo del lavoro. «Con le dovute differenze - ha spiegato la segretaria generale della Cgil Paola Galgani - il tema della manutenzione e del mantenimento costante del territorio non può essere conseguente alle emergenze».
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