L'ex operaio "emigrato" in Romania: "Qui con 1.200 euro si riesce a vivere»
Il viaggio di un pratese. "Dopo 54 anni di lavoro non ce la facevo con la sola pensione insieme alla mia nuova compagna romena. Così siamo andati a casa sua. Ma l'Italia mi manca"
PRATO. «Non nascondo che da quando sono venuto qua in Romania con la mia compagna la vita scorre più serena dal punto di vita economico. I miei 1.200 euro al mese di pensione riescono a bastare, mentre a Prato non ce la facevo più». Una vita da gran lavoratore quella di Romano Degl’Innocenti. Classe 1942, un pratese che ha sgobbato fin dai 14 anni per 54 anni filati di lavoro come operaio di falegnameria, ma ora che è in pensione è stato costretto a trasferirsi in Romania alla ricerca di una tranquillità economica che la sua pensione in Italia non gli permetteva di avere.
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Ma è stato anche il rutilare della vita, la conoscenza di nuove persone importanti per la sua affettività che lo hanno portato dove si trova ora. «Dopo la separazione da mia moglie sono andato a vivere in un monolocale con la mia nuova compagna rumena, ma lei non lavorava e io con la mia pensione non riuscivo più a coprire tutte le spese».
Così Degl’Innocenti ha fatto i bagagli ed è andato a vivere in Romania con la nuova compagna. Ma la tristezza è tanta. «In Italia non ho più niente, oltre tre figlie e sei nipoti, che amo e non posso più aiutare e vedere per mancanze finanziarie e con il rischio che parte della mia pensione venga sequestrata dalle leggi esistenti». Sì, perché oltre la pensione che non bastava c’è di mezzo un commercialista che avrebbe fatto i conti sbagliati inguaiandolo con lo Stato italiano. «Gli ho pure prestato dei soldi 7 anni fa che lui doveva rendermi dopo 2 mesi e che ancora sto aspettando di riavere per le solite leggi in vigore che proteggono più i falsi, i furbi e i debitori, che i creditori”.
Insomma. Romano Degl’Innocenti non ha nessuno problema a raccontare la sua amarezza: «Qua mi sento come in esilio forzato. L'Italia mi manca», ammette in un collegamento telefonico dalla sede della Cgil Toscana. Una storia complicata, la sua. Ma anche una storia come tante. Di tanti pensionati che non ce la fanno più a tirare avanti tiranneggiati dalle tasse e da conti fatti male e che hanno preferito prendere la strada dell'estero. Lontano dal Belpaese, ma con il pensiero fisso di voler ritornare prima o poi. Dai suoi cari, nella sua Prato. (s.b.)
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