Il presidio
Primo maggio, ridimensionati o sottopagati: loro oggi non festeggiano
Con i dipendenti a casa, ecco gli interinali, come gli scaffalisti della domenica. Ma qualcuno esulta: Sandro, riassunto dopo una lunga lotta sindacale. Ecco cinque storie
Oggi è più facile parlare con un parlamentare, che con un lavoratore che voglia raccontare le sue condizioni. Non perché non ci sia nulla da dire, ma la paura di perdere il posto, purtroppo, paralizza le lingue.
1) Sandro, riassunto domani. La lingua di Sandro Giacomelli, invece, è sempre stata piuttosto sciolta. Licenziato dalla Dna, cooperativa in subappalto nell’indotto Piaggio di Pontedera, ufficialmente per motivi disciplinari, sarà riassunto dal 2 maggio, una data assolutamente simbolica. Insieme a lui erano state mandate a casa altre 4 persone per motivi economici, reintegrate il 18 gennaio. Lì è iniziata una lotta collettiva di altri tempi, che ha riunito lavoratori, sindacati e associazioni nel “Comitato per la riassunzione di Sandro Giacomelli”. Sono stati organizzati picchetti e presidi di fronte alla Piaggio fino a che la Dna, la cooperativa in subappalto, ha annunciato la notizia. «Con 168 ore di lavoro mensili, guadagniamo sì e no 1.100 euro - spiega Giacomelli -. Lavoriamo con il contratto multiservizi, insieme a me ci sono molte donne e stranieri. Da tempo, ormai, la Piaggio ha esternalizzato i suoi magazzini. Quello che tengo a dire, però, è che nella provincia di Pisa nessun licenziamento economico, politico o discriminatorio è passato».
2) Addetta per 600 euro al mese. Non tutte le storie, però, sono a lieto fine. «Come ogni anno, dalle liberalizzazioni di Monti in poi, ci troviamo costretti a proclamare lo sciopero il Primo maggio - spiega Cinzia Bernardini, segretaria regionale Filcams Cgil - perché i lavoratori del commercio possano passare la giornata in famiglia. Per chi è di turno, poi, con la maggiorazione al 30% come un normale giorno festivo, guadagnerebbe circa 6 euro in più».
L’addetta vendita del Carrefour di Lucca che abbiamo raggiunto telefonicamente, che preferisce l’anonimato, domani non lavorerà. «Saremo aperti dalle 8 alle 20 - spiega -. Io guadagno di base circa 600 euro al mese per un part-time di 24 ore settimanali. Al posto dei dipendenti ci saranno soprattutto interinali e voucheristi».
3) Il lavoratore della domenica. Già, gli interinali. Sono loro i lavoratori della domenica, dei festivi, delle aperture notturne fino alle 24. Li trovi che sistemano gli scaffali, spesso li riconosci perché non hanno nemmeno la divisa. Compaiono quando nessun’altro vuole essere di turno e possono essere “usati” anche per un’ora. Permettono alle aziende di bypassare le resistenze dei dipendenti. «Sono uno studente universitario e lavoro da 5 anni a chiamata» spiega un addetto che vuole mantenere l’anonimato. «Quando ho iniziato era Ferragosto, ho fatto una buona impressione e così hanno iniziato a chiamarmi spesso. Non c’è un preavviso o altro, quando servo mi chiamano. Fino ad ora ho lavorato ai Carrefour di Lucca e Pisa, mi hanno sempre trattato bene, non posso lamentarmi».
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4) Anna, solo 5 ore. Ma non c’è solo il mondo del commercio: la precarietà oggi investe tutti i settori del lavoro privato, in particolare quelli in appalto. Anna fa le pulizie in un istituto bancario del pisano e con il recente cambio di appalto gli è stato ridotto il tempo di lavoro da 16 a 5 ore.
5) Emil, licenziato per incidente. Emil aveva un buon lavoro, faceva la raccolta porta a porta per un comune della provincia di Pisa, ma a forza di fare straordinari si è spaccato la schiena. Il datore, in tutta risposta, gli ha chiesto di diminuire “volontariamente” l’orario da 40 a 28 ore. Non ha voluto farlo e gli sono stati assegnati i turni più duri. Alla fine ha fatto un incidente e l’azienda lo ha licenziato. «Il nuovo codice degli appalti rende in molti casi le clausole sociali volontarie», commenta Federico Giusti dei Cobas.
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