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Lavoro, la denuncia di una commessa: "Licenziata dalla boutique perché incinta"

di Ilaria Bonuccelli
Lavoro, la denuncia di una commessa: "Licenziata dalla boutique perché incinta"

Scaricata da un negozio di abbigliamento di marca a Forte dei Marmi: "Appena li ho informati della gravidanza mi hanno detto che il mio rendimento non era più buono. Eppure mi avevano già fornito la divisa estiva". Volantinaggio della Cisl

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FORTE DEI MARMI. Silvia (il nome è di fantasia) ancora oggi non ci crede. Guarda la divisa estiva e la attraversa un lampo di nostalgia. Due paia di scarpe comode, pantaloni neri, la gonna a righe orizzontali che con il suo fisico (ancora) esile si può permettere. Poi le magliette, una bianca e una nera, con un girocollo di perle. Il vezzo che il negozio Twin Set ha studiato per la primavera-estate delle commesse. Silvia, però, non la indosserà. È rimasta incinta e non le hanno rinnovato il contratto a termine.

FUORI PERCHÈ INCINTA

Il volantino della Cisl, stampato in vari colori, lo grida a lettere maiuscole: «Comunica all’azienda che è incinta: non le rinnovano il contratto». Nel pomeriggio del primo maggio, i sindacalisti lo distribuiscono a Forte dei Marmi davanti al negozio di abbigliamento e accessori per classi medio-alte, a pochi metri dall’hotel Imperiale, paradiso del lusso per tycoon russi e milionari affini. Per il Primo maggio un volantinaggio in piena regola, bestemmia proletaria nella capitale glamour della Versilia. Però è qui che si consuma l’affronto ai lavoratori. Alle lavoratrici, pardon.

Non è il primo, non sarà l’ultimo. Ma è quello attuale, che costringe a casa una donna di 31 anni, dopo 18 mesi di lavoro per un’azienda. Che, da un punto di vista legale, non avrebbe commesso alcun illecito: il rinnovo di un contratto a tempo determinato, infatti, non è un obbligo. Per nessuno. Ma allora perché promettere la riassunzione? Questo almeno quanto sostiene Silvia che, a sostegno della propria tesi, comunque, ha la divisa estiva fornita su misura dall’azienda. E altri elementi che svela a mano a mano che racconta, chiedendo il riparo dell’anonimato per «paura di non riuscire più a trovare lavoro». Però non vuole più che la storia resti nascosta. E prova a raccontarla.

BONUS DI RISULTATO

Vari anni di contratti a termine a Forte dei Marmi, per griffe sempre più prestigiose. Fino a quando la responsabile di Twin Set la cerca. «Diciotto mesi fa - esordisce Silvia - inizio a lavorare per questo negozio. Sembra che tutto vada bene. Addirittura ad agosto 2015 ottengo anche un bonus in busta paga per i risultati raggiunti». Gli accordi sono chiari: in inverno il contratto è per 20 ore settimanali, per la stagione (da aprile a ottobre) di 40 ore. «A ottobre, poco prima che mi rinnovassero il contratto invernale - riprende Silvia - faccio presente che mi sono sposata e che il mio successivo obiettivo sarebbe stato avere un bambino. Dal negozio mi rispondono che non ci sono problemi e infatti poco dopo firmo il contratto per l’inverno».

LE FERIE ESTIVE CONCESSE

Passano i mesi e Silvia non riceve alcuna contestazione per il lavoro svolto. A febbraio si parla di un nuovo bonus, ma l’azienda non lo liquida a nessuno. Non a Forte dei Marmi, così pare. In compenso, si inizia a parlare dei rinnovi dei contratti a tempo determinato. Silvia viene rassicurata. Anzi di più. «Ho la certezza del rinnovo per la stagione, non solo perché me lo dicono, ma anche perché mi consegnano la divisa, con due paia di scarpe, mentre la scorsa estate ce ne avevano dato solo un paio; inoltre mi inseriscono nel piano ferie». In effetti in una mail alla commessa, si concede una settimana di ferie a maggio. Inoltre in questa lettera si fa perfino riferimento a due settimane libere a novembre, facendo intuire la possibilità di un successivo contratto dopo la stagione.

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UN PESO PER L’AZIENDA

Nulla, quindi, fa intuire la tragedia. Fino ad aprile. All’inizio del mese, Silvia informa la responsabile del negozio e quindi l’azienda di essere incinta. Pochi giorni dopo consegna il certificato medico che attesta la gravidanza. A tre giorni dalla scadenza del contratto - prevista per il 15 aprile - le viene comunicato che non sarà riassunta. Perché il suo rendimento non è buono. «Mi è stato detto - riferisce la commessa - di non pensare che venivo mandata via a causa della gravidanza. Il problema era il mio rendimento. All’improvviso ero diventata “un peso per l’azienda”». Questo malgrado una sentenza della Cassazione del 2008 stabilisca che «nei contratti a termine scatta la maternità per la lavoratrice che si rivela incinta alla visita medica e va riconosciuto il pieno diritto all’indennità». Nella stessa sentenza - la numero 22887 - la Cassazione - ricorda che l’indennità di maternità «ha carattere solidaristico, a tutela della maternità e delle lavoratrici madri in applicazione dei principi stabiliti dagli articoli 31 e 37 della Costituzione». Non a caso, la Cisl ribadisce la necessità di tutelare il diritto della donna «alla maternità anche in applicazione delle normative esistenti, se non si vogliono rimettere indietro le lancette delle nostre coscienze».

NO COMMENT

Il negozio, però, non sembra preoccupato per la vicenda. La responsabile, in modo garbato, dice di non poter rilasciare alcuna dichiarazione sull’episodio. Solo l’azienda, da Carpi, se vuole, potrà dare spiegazioni. Anche sul fatto che al posto di Silvia è stata assunta subito un’altra commessa. E il volantinaggio? Quello non spaventa. Siamo a Forte dei Marmi. Qui, ogni polemica, dura lo spazio di un mattino. O forse di un pomeriggio. E se c’è la pioggia nemmeno quello.

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