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Inferno sul bus in gita, l'autista-eroe che ha salvato i ragazzi: «Così ho evitato la strage»
Parla il conducente che ha avuto la prontezza di evitare l’impatto frontale: «Se ora gli alunni stanno bene è anche perché avevano le cinture allacciate»
CAMAIORE. «Appena ho capito che potevamo finire contro la bisarca ho sterzato a sinistra per cercare di evitarla. L’ho colpita con l’angolo destro del pullman, dopo che un camion ci aveva tamponato, poi ci siamo inclinati. D’istinto mi ero buttato verso il centro della carreggiata: altrimenti io e qualche ragazzo saremmo morti».
Sergio Marin ha 27 anni e da quattro lavora come autista. Ha salvato la vita dei ragazzini a bordo del secondo autobus coinvolto nel pauroso incidente accaduto nella mattinata di mercoledì 27 lungo l'autostrada A1, all'altezza di Bologna Casalecchio. Da loro è considerato un eroe. Sergio viene da Ghivizzano, nel comune di Coreglia Antelminelli, in Garfagnana. Gli alunni e gli insegnanti che erano a bordo del mezzo coinvolto nel maxi tamponamento gli devono la vita. Con una grande prontezza di riflessi il giovane conducente ha evitato di centrare in pieno l’autoarticolato.
Una manovra perfetta, che il dipendente della Easy Bus di Altopascio - a cui il tour operator Gioppins di Camaiore si era rivolto per organizzare la gita - ha fatto senza esitazioni. Secondo una prima ricostruzione, infatti, i conducenti della bisarca e del secondo pullman inizialmente sarebbero riusciti, frenando, a evitare di scontrarsi con i mezzi che li precedevano, ma nulla hanno potuto fare dopo l'ultimo tamponamento, di un camion, che li ha spinti contro i veicoli davanti.
Marin, cos’ha pensato in quell’attimo?
«C'è stato un grosso rallentamento. Ho provato a togliermi dalla scia della bisarca, sterzando verso il centro della carreggiata. Ero incolonnato dietro l’autoarticolato perché stavo per prendere lo svincolo in direzione Padova».
Con questa manovra ha salvato la sua e la vita di molti ragazzi.
«Sì. Se l’autobus fosse finito contro la bisarca le conseguenze sarebbero state gravi, ma io ho solo fatto il mio lavoro. Non voglio passare da eroe: sono soltanto una persona che svolge questa professione con serietà e passione».
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I ragazzi, i genitori e le insegnanti, arrivando a Camaiore, hanno subito sottolineato la sua fondamentale prontezza di riflessi.
«Li ringrazio di cuore. Sono contento che nessuno sia rimasto ferito in modo grave. Ma ripeto: ho fatto solo il mio lavoro».
Alla partenza da Camaiore, sia lei e che le insegnanti vi siete assicurati che tutti gli alunni avessero la cintura allacciata?
«Sì. È grazie alle cinture di sicurezza allacciate che tutti ora stanno bene».
A poche ore dall'incidente, che cosa si sente di dire?
«Ringrazio Dio che sono qui a parlare con lei e spero che i ragazzi non siano rimasti troppo turbati da ciò che è accaduto. Per quanto mi riguarda spero di tornare al lavoro al più presto. Ho voglia di guidare».
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