Banca di Cambiano pronta alla Spa
Con un patrimonio di 260 milioni non aderirà alla holding nazionale
CASTELFIORENTINO. La Banca di Cambiano ha avviato i primi contatti con Bankitalia per l’autorizzazione alla richiesta di uscita dal nuovo soggetto gestore degli istituti di credito cooperativo. La riforma dal sistema bancario, infatti, ha previsto per questi ultimi un’aggregazione gestita direttamente da una holding nazionale. Tuttavia, un emendamento ha dato la possibilità di non aggregarsi e di costituirsi in Spa a dodici banche che dispongono di un patrimonio superiore ai 200 milioni di euro. Tra queste c’è anche quella presieduta da Paolo Regini, che nei giorni scorsi aveva confermato la volontà di avvalersi della cosiddetta way-out. «Siamo già tra le banche Spa mediane - spiega Regini - noi siamo per parlare con tutti e ascoltare tutti, ma siamo pronti ad andare da soli». Mentre rispondendo al presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, che aveva criticato l’ipotesi della costituzione in spa della banca, Regini ha detto. «Forse conosce poco questa realtà, gli sono sfuggiti particolari non indifferenti». Particolari che sottolinea Francesco Bosio, direttore generale dell’istituto. «Le sofferenze nette sono il 6% - chiarisce - mentre il nostro patrimonio è di circa 260 milioni di euro. Se noi guardiamo il sistema italiano nelle banche Spa, quelle che hanno patrimoni inferiori a 260 milioni di euro sono decine e decine. Noi saremmo in una buona posizione mediana e in medio stat virtus».
La Banca di Cambiano, a questo punto, ha tempo fino alla metà di giugno per concretizzare la propria volontà di rimanere autonoma. L’idea sarebbe quella di affidare l’attività bancaria alla Banca Agci, istituto emiliano che fa parte del network Cabel e che è già una Spa, comprando loro quote e procedendo ad una ricapitalizzazione. Mentre la cooperativa non verrebbe smantellata e manterrebbe l’attività mutualistica.
Marco Pagli
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