Il Tirreno

Toscana

Vino, l'alleanza

La lobby dell'oro rosso, i produttori toscani uniti per il marketing

di Andrea Rocchi
Grappoli d'uva in attesa di essere vendemmiati
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Grappoli d'uva in attesa di essere vendemmiati

Dal Chianti al Brunello, passando per il Nobile di Montepulciano e la Doc Bolgheri. Si chiama Avito, acronimo che sta per associazione vini toscani Dop e Igp, il superconsorzio di produttori

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Dal Chianti al Brunello, passando per il Nobile di Montepulciano e la Doc Bolgheri. Si chiama Avito, acronimo che sta per associazione vini toscani Dop e Igp, il superconsorzio di produttori che si è costituito ufficialmente mercoledì scorso a Firenze e che ha come obiettivo quello di imprimere un marchio forte sulle politiche vitivinicole in Toscana. In una parola, contare di più sui tavoli nazionali ma anche nella promozione del prodotto all'estero.

Nella regione dei campanili che non risparmiano la valorizzazione dell'oro rosso, Avito riunisce 16 consorzi, rappresenta 5000 aziende (circa il 70% della produzione vinicola toscana), un totale di 20.000 addetti, un fatturato di 1,2 miliardi ma è destinato a crescere una volta che entreranno nell'associazione altri consorzi come Igt Toscana e Carmignano. Intanto, però, i big ci sono tutti. Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Chianti, Bolgheri, Nobile di Montepulciano per citarne alcuni. E promettono battaglia. Come quella appena giocata nella lotta per il contenimento dei cinghiali e caprioli (ritenuti un un pericolo per i vigneti), ma anche il braccio di ferro e la lotta intrapresa nel 2014 con la Regione per una revisione del Pit (Piano paesaggistico) giudicato penalizzante per vignaioli e aziende.

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«Solo muovendoci come sistema - assicura il presidente Fabrizio Bindocci, a capo anche del consorzio del Brunello - riusciremo a tutelare al meglio i nostri territori, ad ampliare e consolidare i mercati in un momento di forte competizione». Dietro alle finalità del maxiconsorzio ci stanno i numeri che fotografano una realtà, quella vitivinicola, ancora in grande espansione. Le superfici dop e igp in produzione l'anno scorso sono state 46.000 ettari su 48.500 regionali. Il 2015 vede l'export vinicolo della Toscana a quota 923,4 milioni di euro. Un dato che può portare la Toscana al secondo posto in Italia per valore di esportazioni nel settore (è già prima per i rossi Dop), dopo il Veneto e prima del Piemonte, che oggi perde quota. La nostra regione, infatti, aumenta il proprio peso sul totale nazionale. La crescita delle esportazioni, rispetto al 2014, è di oltre iol 20%, ben più del 5,5% della media nazionale. Senza contare che - secondo l'assessore regionale all'Agricoltura Remaschi - ci sono strumenti per dare ulteriore margini di crescita al settore. «I cosiddetti Pif (progetti integrati di filiera) - ha detto recentemente Remaschi - porteranno in dotazione di 90 milioni di euro, con diverse opportunità di investimento per il settore vitivinicolo» che rappresenta sempre di più la "locomotiva del comparto agroalimentare".

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Il tema della promozione del vino toscano è, dunque, la prima sfida di Avito. «Credo che questa associazione darà grandi risultati, attraverso le organizzazioni di categoria, le istituzioni, la politica, a favore dell'intera filiera vitivinicola e dell'immagine della Toscana e dell'Italia nel mondo", dice oggi Giovanni Busi presidente del Consorzio Chianti. E' lui che vorrebbe organizzare un Vinitaly made in Tuscany ed un'anteprima unica per tutte le etichette regionali. Proposte che però dividono già il neonato organismo, con Brunello e Gallo Nero che frenano. Il primo sull'anteprima delle etichette, il secondo sulla fiera toscana che metterebbe sotto pressione le imprese che già scelgono canali di promozione ritenuti più efficaci. Nel mezzo ci stanno i piccoli che non vogliono essere schiacciati dalle strategie dei big.

«Fa piacere essere ritenuti un consorzio importante - spiega invece Riccardo Binda, direttore Doc Bolgheri - il nostro, tutto sommato, è un consorzio piccolo da 5,5 milioni di bottiglie l'anno». Eppure Bolgheri è sinonimo di qualità ed eccellenza ed in Avito avrà le proprie carte da giocare. «Anche perché la rappresentatività di un consorzio non va in base alle dimensioni o i fatturati. Qui siamo 16 ed ogni voto vale uno», chiude Binda, che sottolinea come un consorzio di secondo livello quale Avito possa esercitare un peso specifico importante con interlocutori istituzionali e non.

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E questo vale per piani paesaggisti e rurali ma anche per promozione e marketing. «Vendere uniti in Cina o negli Usa il marchio toscano - dicono in Avito - ci dà maggiori opportunità». E il marchio toscano può batter cassa in Europa con una forza ben diversa.

 

Adesione al 70%: ecco chi c'è. Ecco i consorzi che fanno parte di Avito: Consorzio Vino Chianti, Vino Chianti Classico ,Vino Brunello di Montalcino ,Consorzio Tutela Morellino di Scansano, Vino Nobile di Montepulciano Consorzio per la Tutela Vini Bolgheri , Consorzio della Denominazione San Gimignano, Consorzio Tutela Vini Maremma Toscana, Consorzio Chianti Colli Senesi, Consorzio Chianti Rufina, Consorzio Tutela Montecucco , Consorzio Vini Cortona , Consorzio Chianti Colli Fiorentini , Consorzio Vini Valdichiana Toscana,Consorzio del Vino Orcia, Consorzio del Valdarno di Sopra

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