Il testamento falsificato L’ex socia 4 ore in procura
La collega di Marco Valerio Corini avrebbe scaricato le responsabilità su Marzia La difesa di Giuliana Feliciani: «Ha risposto a tutte le domande»
MASSIMO BRAGLIA. La prima indagata a essere interrogata dai magistrati è stata l'avvocato Giuliana Feliciani, per anni compagna di studio del principe del foro Marco Valerio Corini, morto ammazzato il 25 settembre scorso, ipotizza la procura, con una flebo fatale iniettata dalla sorella anestesista Marzia allo scopo di accaparrarsi gran parte del patrimonio del fratello altrimenti destinato alla giovanissima fidanzata Isabella. L’avvocato Feliciani, assistita dal legale di fiducia Valentina Antonini, è accusata di aver concorso con Marzia a costruire un falso testamento olografo - una settimana prima della morte - e prima ancora a distruggere il testamento con il quale il fratello avrebbe lasciato gran parte dei suoi averi alla fidanzata Isabella Michelle Barrack, 22 anni appena compiuti (l’avvocato ne aveva 51). Quasi quattro ore davanti ai pm è rimasta, dalle 16,30 circa alle 20,20. È andata via di fretta: «La mia assistita ha risposto a tutte le domande dei magistrati e fornito elementi utili a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti», assicura l'avvocato Antonini.
Ma quello che filtra è qualcosa di più: e cioè che l'avvocato Feliciani avrebbe scaricato le responsabilità su Marzia Corini. E i 200mila euro? Era volontà di Marco di lasciarmeli, sarebbe stata la risposta dell'avvocato Feliciani agli inquirenti: una vecchia pendenza di quando eravamo soci di studio…
Un passo indietro. Marco era malato gravemente, non aveva più speranza di sopravvivere al tumore diagnosticatogli per caso tre anni fa. Nell'estate scorsa si mette a letto, nella sua villa, sta male: riappare nella sua vita la sorella Marzia, che torna dalla Guyana francese per accudirlo. In casa, la fidanzata Isa, la madre Rose Georgette Ciompi (chiamata familiarmente Eliana); l'amica Susanna Cacciatori è spesso in visita come l'avvocato Giuliana Feliciani. Per quelle quasi quattro ore, l'avvocato Feliciani ha dovuto rispondere alle domande del pm: cosa accadde davvero in quei convulsi giorni che vanno dal 18 al 25 settembre? D'estate, sembra ad agosto, Isa si accorge che dalla cassaforte di cucina è sparito l'atto del fidanzato che la indicava come erede quasi universale. Il 18 settembre ecco che appare un testamento, quello contestato dalla procura: la firma è di Marco Valerio Corini, ma la mano che scrive è diversa. La suddivisione dei beni: la villa principesca di Ameglia (La Spezia), un milione di euro e le somme depositate alla Cassa di Carrara a Caniparola (non specificate) a Isa Barrack; alla sorella Marzia un milione; alla mamma chiamata Eliana 300mila euro; 400mila a Giuliana Feliciani; 200mila a Susanna Cacciatori; 30mila alla signora delle pulizie, Stefania Tognoni, e ulteriori 70mila a Susanna Cacciatori. Spariscono dal lascito l'amico del cuore Giuseppe Rampini, imprenditore portuale (colui che con la sua denuncia di fine novembre scoperchia il presunto patto diabolico) e l'autista-guardia del corpo Francesco Tralongo: a entrambi aveva promesso che un giorno si sarebbe ricordato di loro. Ma soprattutto, a tutti, compreso l'amico avvocato Luigi Piergiuseppe Murciano di Pisa, al giudice Diana Brusacà, all'amica avvocato e collega storica di studio Giovanna Daniele, aveva sempre ribadito che gran parte dei beni, cioè la super villa e quasi tre milioni di euro, li voleva lasciare a Isa. È questo che i magistrati hanno voluto sapere da Giuliana Feliciani e che domani chiederanno all'imputata principale Marzia Corini (che proprio ieri ha cambiato avvocati, passando al professore pisano Tullio Padovani e Anna Francini): perché hanno cambiato le volontà di Marco. Perché hanno distrutto il primo testamento? Da Marzia, sulla quale l'avvocato Feliciani avrebbe scaricato ogni responsabilità, vorranno sapere anche di più: le chiederanno conto di quello che l’anestesista racconta nelle telefonate choc. «Hai capito che se io non avessi sedato Marco in quel giorno non sarebbe morto?», dice a Susanna il 21 gennaio.
In realtà, e questo è il punto davvero sconvolgente di tutta la vicenda, Marco non voleva morire. Lo racconta Marzia al telefono, e il motivo lo spiegano agli inquirenti il giudice Brusacà, l'avvocato Murciano e altri. Proprio in quei giorni precedenti la morte, Corini riacquista un po’ di vitalità; chiede a Rampini di accelerare per le pubblicazioni di matrimonio con Isabella, conscio che solo con le nozze l'eredità sarebbe stata inattaccabile. E intanto fa convocare un notaio per il 25, per dettare nuove e definitive disposizioni. Non fa in tempo; la sorella fa arrivare da Pisa un amico infermiere, inizia le operazioni nella mattinata del 25 dopo aver fatto uscire con una scusa Isabella (la manda in farmacia): Isa esce che Marco è sorridente, torna che dorme già e non si risveglierà più.
Il corpo viene fatto cremare. Ma il piano ipotizzato dalla procura è solo alla fase uno. Tolto di mezzo Corini, ritengono gli inquirenti, c'è ancora da appropriarsi di gran parte del patrimonio. Marzia Corini non si accontenta: parte una lettera-diffida indirizzata a Isa, il 12 ottobre, in cui ipotizza una causa di nullità del testamento del 18 settembre. Isa è disorientata, si consulta con un notaio, poi il 19 novembre acconsente a sottoscrivere l'ultima spartizione, sottoscritta da tutte le donne che hanno circondato Corini negli ultimi mesi. Davanti al notaio Pasquale Scrufari, integrano la “legittima”, cioè la parte di competenza della madre.
Isa Barrack firma per un lascito di 550mila euro (e non più un milione più la villa più i soldi alla Crc di Caniparola); a Marzia Corini resta un milione; Susanna Cacciatori scende da 270mila euro a 135mila, Giulia Feliciani da 400mila a 200mila euro, Stefania Tognoni resta a 30mila euro, ma la madre Rose Georgette Ciompi diventa erede della villa e dei soldi restanti (un domani, alla sua morte, tutto questo finirà comunque a Marzia Corini, unica erede). L’integrazione dà il via ai bonifici. Una settimana dopo, l'amico Giuseppe Rampini, che da tempo aveva in animo di uscire allo scoperto, sbotta: in un esposto ipotizza che siano state stravolte le volontà di Marco. La procura ha già bloccato il milione di Marzia Corini e i 200mila euro di Giuliana Feliciani. E le altre beneficiarie? Sono persone informate sui fatti.
Isa, che era potenziale erede quasi universale, spiega al Secolo XIX: «Sono solo una ragazza di vent'anni. Non voglio parlare». Susanna Cacciatori non c'era al momento della sedazione e si è trovata a dover ascoltare la confessione choc di Marzia a gennaio. L'11 febbraio era stata convocata anche lei da Marzia dopo che i magistrati avevano sentito l'infermiere Giannelli: «Sanno tutto, Isabò mi ha denunciato per l'omicidio di mio fratello», sibila Marzia Corini. Non sa di essere intercettata. Il giorno dopo è agli arresti domiciliari. Domani dovrà spiegare molte cose.
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