Banca Etruria, il tribunale di Arezzo ha dichiarato l'insolvenza
No all'eccezione di costituzionalità del "salvabanche"
Gli atti saranno avviati alla procura di Arezzo. Il Codacons: ci costituiremo parte offesa
AREZZO. Il Tribunale di Arezzo ha dichiarato lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria. Lo ha deciso il collegio fallimentare al quale era stata sottoposta la richiesta dal commissario Giuseppe Santoni. Rigettata la eccezione di costituzionalità sul decreto salvabanche presentata dagli avvocati di Lorenzo Rosi, ultimo presidente dell'istituto.
A dichiarare lo stato di insolvenza di Banca Etruria è stato il collegio fallimentare del Tribunale di Arezzo. Con il dispositivo depositato in mattinata i giudici hanno respinto anche la richiesta di sollevare la questione di legittimità costituzionale del decreto salva-banche che era stata formulata in sede di udienza lo scorso lunedì dai legali Michele Desario e Antonino Giunta che rappresentano Lorenzo Rosi, l'ultimo presidente del cda di Banca Etruria.
Gli atti sullo stato di insolvenza di Banca Etruria, dichiarato stamani, giovedì 11 febbraio dal tribunale di Arezzo, saranno ora inviati al procuratore della Repubblica della città toscana, Roberto Rossi, che attendeva la decisione per valutare l'eventuale apertura di un'indagine per bancarotta fraudolenta. Le consulenze da 17 milioni di euro, la liquidazione all'ex direttore generale Luca Bronchi da 1,1 milioni di euro, i premi aziendali, i fidi concessi agli imprenditori considerati "vicini" ai dirigenti saranno probabilmente al centro del lavoro del procuratore che, se ravviserà gli estremi per la bancarotta fraudolenta, potrebbe far confluire in tale fascicolo anche il lavoro di indagine per conflitto di interessi ancora non chiuso e che vede indagati Lorenzo Rosi e il dirigente Luciano Nataloni. Dell'ultimo cda della banca hanno fatto parte Lorenzo Rosi, presidente, vicepresidente vicario Alfredo Berni, vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del Ministro Maria Elena, Alessandro Benocci, Claudia Bugno, Carlo Catanossi, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini, Andrea Orlandi, Felice Santonastaso, Claudio Salini, Ilaria Tosti.
Codacons, ci costituiremo parte offesa. La decisione del tribunale di Arezzo che ha dichiarato lo stato di insolvenza di Banca Etruria è "importantissima" e "apre ora la strada al procedimento per bancarotta fraudolenta nei confronti degli ultimi amministratori della banca". Lo afferma il Codacons, aggiungendo che "non appena la procura di Arezzo aprirà il fascicolo per il reato di bancarotta fraudolenta, il Codacons si costituirà parte offesa nel procedimento, a tutela degli investitori dell'istituto di credito - spiega il presidente Carlo Rienzi - Offriremo inoltre assistenza legale a tutti i risparmiatori di Banca Etruria che hanno visto azzerato il valore delle proprie obbligazioni a seguito del decreto salva-banche, per costituirsi parte offesa nell'indagine e chiedere in tale contesto il risarcimento dei danni patrimoniali subiti". Sono già più di 2000 infatti i piccoli risparmiatori di Banca Etruria, spiega il Codacons, che finora si sono rivolti al Codacons per avviare iniziative legali finalizzate ad ottenere il rimborso dei soldi persi a causa del salvataggio dell'istituto.
La difesa ricorre in appello. Gli avvocati Michele Desario e Antonino Giunta, che rappresentano l'ultimo presidente di banca Etruria Lorenzo Rosi, hanno annunciato l'impugnazione in appello della decisione con cui il tribunale di Arezzo ha dichiarato lo stato di insolvenza dell'istituto di credito ed ha rigettato l'eccezione di costituzionalit per il decreto salva-banche.
I giudici: stato di crisi irreversibile. "Irreversibilità dello stato di crisi" ed un "drammatico ed irreversibile dissolvimento dello stato patrimoniale dell'ente": ci sono queste valutazioni nella sentenza con cui il tribunale di Arezzo ha dichiarato lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria. In particolare i giudici della sezione fallimentare sottolineano che dal resoconto dei commissari straordinari emerge "una sensibile riduzione del patrimonio netto che passa, nell'arco di nove mesi, da 65,976 milioni risultante dal bilancio relativo all'esercizio 2014 a 22,538 milioni con conseguente perdita del 65,8%". Un patrimonio che la Banca d'Italia ha definito "del tutto insufficiente ad assicurare il rispetto dei requisiti prudenziali obbligatori per la prosecuzione dell'attivit di impresa". Sempre Palazzo Koch, si legge nella sentenza, ha valutato che il deficit patrimoniale ammontava a 557 milioni per assestarsi a 305 al momento dell'avvio della procedura. "Emblematico dello stato di insolvenza della banca - scrivono ancora i giudici - il fatto che la banca abbia registrato una esposizione debitoria di 283 milioni anche nei confronti del Fondo di risoluzione intervenuto per capitalizzare la Nuova banca Etruria e del Lazio", il cosiddetto ente-ponte.
Era l'8 febbraio scorso quando i giudici del tribunale fallimentare aretino si erano riservati la decisione sull'istanza di insolvenza presentata dal commissario dell'istituto di via Calamandrei Giuseppe Santoni. Una richiesta condivisa, davanti al presidente del tribunale Clelia Galantino e ai giudici Antonio Picardi (relatore) e Paolo Masetti, dalla procura, da Bankitalia, da Riccardo Sora e Antonio Pironti, i due commissari di via Nazionale che avevano guidato la banca prima di Santoni.
Con la stessa decisione, come detto, è arrivato il parere sull'eccezione di incostituzionalità del bail-in presentata dai legali dell'ultimo presidente, Lorenzo Rosi. Gli avvocati Michele De Sario e Antonio Giunta avevano chiesto che tutto vada davanti alla Corte Costituzionale, "perché il giorno dopo la sua entrata in vigore, anche Draghi e Visco hanno riconosciuto i rischi del suo impatto", aveva detto De Sario per il quale "i giochi li hanno fatti a livello altissimo", in Europa. Tutti sono pronti al ricorso in appello, anche se la procedura andrebbe comunque avanti.
L'udienza di lunedì era stata a porte chiuse.
Alcuni obbligazionisti, tra i 150/200 che hanno già presentato un esposto o una denuncia per truffa, sono stati sentiti dai pm o dalla gdf. Santoni ha individuato in 1 miliardo e 167 milioni il deficit della banca messa in liquidazione coatta con il decreto del 22 novembre 2015, e in 305 mln la cifra che dovrebbe restituire al fondo di risoluzione (283 mln) e ad alcune categorie di obbligazionisti subordinati (22 milioni). Nell'inchiesta l'eventuale nuovo filone, potrebbe portare all'iscrizione nel registro degli indagati dell'ultimo consiglio di amministrazione dove c'era, come vicepresidente, Pier Luigi Boschi, il padre del ministro per le Riforme Maria Elena. Un'eventualità che De Sario respinge con forza perché "Banca Etruria era sana e le perdite sono tutte stimate e non effettive" e "si poteva salvarla con un aumento di capitale". Intanto il 10 marzo si svolgerà l'udienza davanti al gip dopo la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex ad Luca Bronchi e per il dirigente Davide Canestri (l'accusa ostacolo alla vigilanza). La procura poi sarebbe pronta a chiudere definitivamente anche il secondo filone, quello per il quale ha rinotificato l'avviso di chiusura indagini a Fornasari, Bronchi, all'ex presidente e all'ex ad della società Methorios, Fabio Palumbo ed Ernesto Meocci.
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