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Emergenza casa, i sindacati chiedono nuovi investimenti
FIRENZE. «Si torni a reinvestire nell’edilizia pubblica. La Regione ha sbagliato a spostare i 180 milioni destinati alle case popolari sul trasporto pubblico locale. La legge sulle case popolari deve...
FIRENZE. «Si torni a reinvestire nell’edilizia pubblica. La Regione ha sbagliato a spostare i 180 milioni destinati alle case popolari sul trasporto pubblico locale. La legge sulle case popolari deve essere modificata». È un coro unanime quello dei sindacati. Stavolta - dai confederali di Cgil Cisl e Uil ai sindacati degli inquilini Sunia, Sicet, Uniat e Unione inquilini Toscana - tutti i sindacati battono il ferro sugli stessi problemi. «Quello dell’emergenza abitativa - dice Simone Porzio, segretario regionale del Sunia - è come un bosco che brucia. L’emergenza abitativa è in aumento e da quest’anno non c’è più nessun aiuto da parte dello Stato per il pagamento dell’affitto. Se la devono vedere Regione e Comuni». È la crisi economica, da cui non siamo ancora usciti, che squaderna le sicurezze delle famiglie toscane. Gli sfratti sono aumentati del 15,5% (oltre la media nazionale che è il 14,9%) nel 2015 rispetto al 2014 (Pisa +127,2%, Livorno +42,4%, Grosseto +23%, Firenze +17,1%). Ogni 100 provvedimenti di sfratto del 2015, il 95,4% sono per morosità. 150 famiglie su mille (oltre 29mila) hanno presentato domanda per un alloggio Erp (nei prossimi 8 anni è prevista la costruzione di soli 1.283 nuovi alloggi Erp). Mentre ci sono 1.900 case popolari non assegnate, da ristrutturare. I sindacati chiedono un riequilibrio tra le condizioni di precarietà abitativa, ora in secondo piano, e le criticità di tipo sociale o legate allo stato di salute. Poi andrebbero stabilite regole che siano uguali per tutto il territorio regionale. Infine è la stessa normativa Isee a presentare delle criticità. «Il rischio - concludono i sindacati - è che vengano favorite le famiglie numerose con redditi bassi, frutto per lo più di lavoro autonomo, a scapito delle famiglie con redditi da pensione o lavoro dipendente».
Samuele Bartolini
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