L'assassino di Ashley resta in cella. Il gip: "Violento, cinico e senza ombra di pentimento"
Il giudice ha convalidato il fermo sulla base di indizi "gravi e univoci". Nelle motivazioni anche un giudizio durissimo sulla figura del senegalese, già noto per i modi "violenti e prepotenti"
FIRENZE. C'è il "film" dell'omicidio di Ashley Olsen nell'ordinanza di custodia cautelare per Cheik Diaw, il giovane senegalese accusato di aver ucciso a Firenze la 35enne americana, firmata dal gip Matteo Zanobini. Il gip ha infatti convalidato il fermo di Cheik Diaw. L'ordinanza di convalida è stata emessa a poche ore dall'interrogatorio di garanzia, tenutosi ieri mattina, sabato 16 gennaio, nel carcere di Sollicciano. Contestualmente alla convalida il gip Matteo Zanobini ha emesso appunto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta del pubblico ministero.
Nonostante le diverse versioni date dal giovane, prima sentito come testimone e poi in stato di fermo dal pm, dalle testimonianze e dai riscontri citati nelle carte emerge quanto sarebbe accaduto, proprio come in fotogrammi simili a quelli delle telecamere di sicurezza che hanno immortalato Diaw nei pressi della casa della ragazza in via Santa Monaca nell'Oltrarno fiorentino.
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Il film di quella notte. Alle 4 del mattino di venerdì 8 gennaio, poche ore prima di essere uccisa, Ashley entra al locale notturno "Montecarla" in compagnia di amici. Una di esse ha raccontato di come Ashley avesse cominciato a intrattenersi con una persona, definita "un soggetto poco raccomandabile" e di avere insistito perché Ashley desistesse, fino a litigare con lei. La "persona", riconosciuta dal buttafuori del locale in Cheik Diaw, si era poi allontanata con la ragazza americana intorno alle 6. Poco dopo, alle 7.15, c'è un'altra testimone che vede i due "sbucare" da una strada vicina a via Santa Monaca ed entrare nel portone al civico 3, dove abitava Ashley: lei ha aperto il portone e insieme sono entrati.
E' lo stesso Diaw che racconta di essere poco dopo uscito per comprare le sigarette e di avere avuto le chiavi di casa della ragazza: in effetti viene visto da almeno due testimoni mentre cerca di aprire un portone sbagliato verso le 8:45 e uno di loro spiega di avere indirizzato l'uomo verso il numero civico giusto. Sarebbe stato subito dopo, sempre nel racconto di Diaw, il rapporto consenziente con la ragazza e quindi il litigio, quando lei gli chiede di andarsene. Diaw ha ammesso di averla spinta e colpita facendola cadere, di averle fatto sbattere la testa a terra e, visto che si lamentava, di averla presa per il collo con le mani per sollevarla, adagiandola sul letto.
Ma per gli esami autoptici la stretta al collo è stata compiuta con qualcosa di simile ad un laccio per lasciare i segni riscontrati. E Diaw, per il giudice, avrebbe agito con "una violenza straordinaria e gratuita". Una vicina di casa che abita ad un piano più alto dello stabile ha detto di aver sentito delle urla femminili "di rabbia e di terrore" tra le 9 e le 10 di venerdì mattina. Più o meno l'ora alla quale Diaw ha ammesso di essersi allontanato da casa di Ashley prendendo il suo cellulare. Proprio quel cellulare cercato per giorni dagli inquirenti tradirebbe Diaw. L'uomo ha raccontato di aver inserito praticamente subito dopo la sim del cellulare di Ashley nel suo telefono e di aver formato le prime due cifre di un numero di emergenza per dare l'allarme: 11. Ma gli inquirenti hanno accertato che la sim è stata usata da Diaw non prima delle 14,31: "un maldestro tentativo di nascondere le prove della sua presenza nell'abitazione della vittima", scrive il gip, dalla quale peraltro un testimone lo avrebbe visto uscire attorno alle 15, come se fosse tornato ancora sul luogo del delitto.
A digitare le due cifre - 11 - in un disperato tentativo di chiamata a un numero di emergenze, sarebbe stata dunque la stessa Ashley (il telefono risultava a quell'ora ancora agganciato alla "cella" di via Santa Monaca), e Diaw le avrebbe semmai impedito di completare la chiamata portandole via il cellulare.
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Il duro giudizio del gip su Diaw. Tra le considerazioni del giudice per le indagini preliminari che lo hanno indotto a confermare il fermo del senegalese ci sono giudizi molto duri sul comportamento, sulle specifiche responsabilità e sulla figura di Cheik Diaw. Il gip scrive che Diaw colpì la giovane donna con "una violenza straordinaria e gratuita", rivelando col suo comportamento "un cinismo e una carica di aggressività straordinari". A carico di Cheik Diaw pesano un quadro indiziario "grave e univoco" e un concreto pericolo di fuga, dovuto soprattutto alla sua situazione di immigrato irregolare, privo di permesso di soggiorno, di un lavoro regolare e, spiega sempre il giudice, "dedito all'uso di sostanze stupefacenti". Il 27enne senegalese, fin dal suo arrivo in Italia, si è fatto conoscere nel mondo della movida fiorentina per i suoi modi "violenti e prepotenti". Del suo comportamento dopo l'omicidio, aggiunge il gip, colpisce la mancanza di una presa di coscienza di quanto commesso e "l'assenza di pentimento".
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