Italia
Soldi in cambio di favori, arrestati due poliziotti
Sono marito e moglie in servizio alla Questura di Prato, accusati di corruzione Avrebbero “venduto” permessi di soggiorno a cinesi: traditi dal tenore di vita
PRATO. Soldi in cambio di favori nella concessione di permessi di soggiorno. È sempre la stessa storia, da anni, ma stavolta a finire nei guai sono due volti noti della Questura, gli ispettori R. B. e M. C. M., marito e moglie, lui in forza alla Digos, lei vice dirigente dell’Ufficio immigrazione. Ieri mattina sono stati fermati dai colleghi della squadra mobile agli ordini di Francesco Nannucci, hanno spiegato gli inquirenti, mentre facevano da “staffetta” per un trasporto di valori (70.000 euro) da Prato a Empoli per conto di un’azienda italiana.
Non avrebbero dovuto essere lì, ovviamente, ma non sono stati arrestati per questo. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi e il sostituto Laura Canovai, titolare dell’inchiesta, hanno spiegato che B. è assente dal lavoro per malattia dall’agosto 2014, mentre la moglie aveva chiesto un permesso per accudire la figlia.
Una bruttissima storia, dunque, che tira in ballo due poliziotti molto conosciuti dentro e fuori dalla Questura, accusati a vario titolo di corruzione, falso e truffa. Insieme a loro è finita agli arresti domiciliari un’imprenditrice cinese di 54 anni, mentre è indagata una consulente del lavoro italiana. Queste ultime due secondo gli inquirenti rappresentano l’interfaccia tra i poliziotti accusati di corruzione e i clienti stranieri, in gran parte cinesi, che pagano per ottenere permessi di soggiorno pur non avendone i requisiti (perché non hanno un regolare contratto di lavoro o un indirizzo conosciuto). Le indagini sono iniziate circa cinque mesi fa, ha spiegato il vice questore Nannucci, sulla base delle dichiarazioni della consulente del lavoro italiana (non è finita agli arresti proprio perché ha collaborato). La donna era stata coinvolta in una precedente inchiesta del sostituto Canovai sulle irregolarità nella concessione dei permessi di soggiorno ed è stata convinta a raccontare che cosa accadeva nell’Ufficio immigrazione.
Qui il personaggio chiave è M. C. M., che secondo la Procura sarebbe stata in grado di pilotare a buon fine le pratiche anche se mancavano i requisiti. Tutto perché, come ha spiegato il procuratore Nicolosi, i controlli vengono fatti solo sulla carta, e dunque se uno trucca le carte il gioco è fatto.
Sempre secondo gli inquirenti, all’ispettore M. dava una mano il marito B., che in Questura si è visto poco negli ultimi 17 mesi perché ha mandato spesso certificati di malattia che si sospetta siano falsi. Per questo è stato indagato per falso anche il medico che li ha firmati.
La consulente del lavoro indagata ha dichiarato di aver consegnato 2.000 euro per una singola pratica di permesso di soggiorno («poca roba»), ma la “tariffa” sarebbe sui 500 euro. Gli inquirenti non hanno chiarito quante siano le pratiche oggetto dell’inchiesta, ma presumibilmente si tratta di decine. Tra i falsi accertati ci sarebbe anche quello di una donna cinese che ha simulato una gravidanza che non c’era, tutto sempre sulla carta.
Il vice questore Nannucci, che già in passato ha avuto l’ingrato compito di arrestare colleghi per gli stessi motivi, ha spiegato che i due ispettori ora indagati si erano fatti notare negli ultimi tempi per un tenore di vita molto alto, forse sproporzionato rispetto agli stipendi incassati dal Ministero dell’Interno.
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google