Il Tirreno

Toscana

Da Modì al Futurismo, un carabiniere per ogni capolavoro

Elisabetta Arrighi
Febbraio: un carabiniere prende il posto di Leopold Zborowski, mercante d’arte e mecenate di Modigliani
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Febbraio: un carabiniere prende il posto di Leopold Zborowski, mercante d’arte e mecenate di Modigliani

Nel calendario 2016 i militari diventano protagonisti di composizioni ispirate ai grandi artisti di ’800 e ’900

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Le immagini rimandano i colori e le forme di opere dipinte da famosi artisti italiani e non solo fra Ottocento e Novecento. Sono tratti noti, ma con qualcosa di diverso. Basta osservare meglio e si scoprirà in ogni quadro la presenza di uno o più carabinieri. Perché quei capolavori, per l’occasione, sono stati rivisitati per dare forma al calendario 2016 dell’Arma. Un calendario che è stato presentato ufficialmente presso la Scuola sottufficiali di Roma alla presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti e del comandante generale Tullio Del Sette, e che sta facendo discutere sui social, dove c’è chi apprezza la rivisitazione artistica e chi, invece, ritiene che capolavori come quelli citati nel calendario, non possano essere snaturati dall’originale.

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La “rivisitazione artistica” è il fulcro attorno al quale ruota la pubblicazione che, come sempre accade da quasi novant’anni, si basa sulla presenza nelle tavole - qualunque sia il tema prescelto - dei militari e delle insegne dell’Arma. Così per l’anno che verrà il tema è quello dei carabinieri e le arti, un tema caro all’Arma, il cui nucleo per la tutela dei beni artistici, conducendo spesso indagini che escono dai confini italiani, riesce a riportare a casa capolavori rubati e rivenduti dei quali, in certi casi, si erano perse le tracce da decenni.

La rivisitazione è stata fatta sotto la diretta supervisione dell’art director Silvia di Paolo su dipinti di Amedeo Modigliani e Giorgio De Chirico, di Monet e Dalì, di Carrà e Boccioni, di Toulouse-Lautrec e Van Gogh, di Henri Rousseau e Balla, di Carrà e Dal Monte. Con commenti di giornalisti come Mario Calabresi, Aldo Cazzullo, Ferruccio De Bortoli e lo storico dell’arte e divulgatore Philippe Daverio.

Pubblicato dal 1928, il calendario dei carabinieri è da considerare alla stregua di un’icona: c’è chi ha in collezione esemplari fin dal primo anno di uscita. La tiratura per l’edizione 2016 è di un milione e 200mila copie, di cui ottomila in inglese, francese, spagnolo e tedesco. Insieme al calendario è uscita anche l’Agenda che, invece, si ispira al centenario della Grande guerra e ai settant’anni della Liberazione.

Sfogliando il calendario troveremo così il mese di gennaio caratterizzato dall’illustrazione ispirata ad un’opera di Giovanni Boldini, ovvero un ritratto del giovane lord Ivor Charles Spencer Churchill, dipinto nel 1906, in posa insieme alla madre Consuelo Vanderbilt, ereditiera americana. Nella tela è stata inserita l’immagine “dipinta” nello stesso stile di Boldini, di un carabiniere in alta uniforme all’epoca della Belle Époque, periodo storico molto caro all’artista. Il mese di febbraio, invece, porta i tratti decisi dell’arte di Amedeo Modigliani. Solo che nell’immagine il mercante d’arte del genio livornese, Léopold Zborowski, viene sostituito da un carabiniere che tiene fra le mani la “lucerna”, cioè il tipico cappello con il pennacchio colorato.

Il mese di marzo è caratterizzato dall’affiche, con un collage che ricorda il grande Henri de Toulouse-Lautrec e i suoi disegni relativi all’artista di cabaret Aristide Bruand, da lui rappresentato con il cappotto nero e la sciarpa rossa. Ma invece di Parigi, l’elaborazione mostra sullo sfondo la Mole Antonelliana, Torino e il Piemonte, che aveva appunto visto nascere, durante il regno di Vittorio Emanuele, l’Arma dei carabinieri nel giugno 1814.

In aprile il rimando è alle pennellate di colore vibrante che solo Vincent Van Gogh riusciva a dare: così “Il postino”, dipinto quasi ossessivamente verso la fine degli anni Ottanta dell’800 mentre si trovava ad Arles, viene sostituito da un carabiniere abbigliato secondo i canoni del XIX secolo.

Continuando a sfogliare il calendario ecco i papaveri come li vedeva Claude Monet, il padre dell’impressionismo, ma anche le signore parigine che nella bella stagione stavano al fresco sulle rive della Senna, dove George Seurat le dipingeva seguendo i dettami del puntinismo. Paesaggi nel quali i carabinieri diventano una presenza discreta che invece diventa protagonista a cavallo nei mesi di luglio, con le sembianze di Giorgio De Chirico in sella ad uno dei suoi tipici destrieri, e agosto nella rivisitazione di “La tentazione di Sant’Antonio” di Dalì (1946). Settembre, ottobre, novembre e dicembre, invece, vedono elementi di Futurismo ispirati a Umberto Boccioni (“La città sale”); Giacomo Balla (“Velocità astratta”); Mario Guido Dal Monte (il mito della motocicletta) e Carlo Carrà (tra futurismo e metafisica).

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