Il Tirreno

Toscana

Tra toghe e governo è il solito rito

Omar Monestier
Su 528 dipendenti del Comune di Sanremo, 196 hanno commesso irregolarità nella timbratura dei cartellini e nella presenza sul luogo di lavoro: timbravano il cartellino e poi se ne andavano via - uno a fare canottaggio - oppure se lo facevano timbrare da un collega per coprire ritardi o uscite anticipate. È quanto risulta da un'operazione della compagnia della Guardia di Finanza di Sanremo che ha portato a 35 arresti domiciliari, otto persone soggette alla misura cautelare dell'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, 71 denunciati a piede libero e altri 82 dipendenti risultati colpevoli di condotte illecite di minore gravità
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Su 528 dipendenti del Comune di Sanremo, 196 hanno commesso irregolarità nella timbratura dei cartellini e nella presenza sul luogo di lavoro: timbravano il cartellino e poi se ne andavano via - uno a fare canottaggio - oppure se lo facevano timbrare da un collega per coprire ritardi o uscite anticipate. È quanto risulta da un'operazione della compagnia della Guardia di Finanza di Sanremo che ha portato a 35 arresti domiciliari, otto persone soggette alla misura cautelare dell'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, 71 denunciati a piede libero e altri 82 dipendenti risultati colpevoli di condotte illecite di minore gravità

La corruzione dilaga e i magistrati tirano le orecchie alla politica, che è più indietro nel reprimere questi fenomeni. Anche perché continua a dare un pessimo esempio. E i corrotti si autogiustificano: "Così fan tutti"

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Consueto e ormai un po’ rituale scambio di accuse fra Associazione nazionale magistrati e governo. Non se n’è salvato uno, finora, dal profluvio di critiche sulla incapacità della classe politica, di destra e di sinistra, di opporsi efficacemente alla corruzione. La protesta delle toghe è, al solito, molto più ampia e sconfina talvolta in giudizi che paiono legittimare quel sospetto che il segretario nazionale Sabelli respinge al mittente con sdegno: che le toghe siano un corpo totalmente autonomo, che è cosa diversa dall’essere indipendenti, sul quale ogni proposta di intervento scivola via esecutivo dopo esecutivo. L’Anm ha, però, dalla sua un dato inequivocabile, che rende le sue esternazioni efficacissime: la corruzione non accenna a diminuire. Al contrario, appare come una parte organica dell’organizzazione degli affari pubblici.

Le critiche hanno lasciato il segno. Matteo Renzi c’è rimasto male, e con lui il ministro Alfano, poiché entrambi ritengono di aver fatto molto più di ciascun predecessore. Anche questa affermazione assomiglia a un ritornello abusato che a ogni congresso dell’Associazione nazionale magistrati i governanti di turno sciorinano per difendersi. Stante la fissità delle posizioni, verrebbe da dire che è difficile comprendere se sono i magistrati a recitare o il parlamento e il governo.

Pur essendo certo che anche alla magistratura è mancato, nel tempo, un atteggiamento di disponibilità al confronto su questioni ancor oggi sul tappeto gli eventi quotidiani dimostrano che la politica è molto più indietro della magistratura nella repressione delle corruttele. E non solo, com’è evidente, perché non le spetta di investigare e portare a processo i malfattori, ma perché i suoi comportamenti individuali e collettivi sono i peggiori. Sono un coacervo di vizi e attitudini sfacciate e volgari che offrono l’esempio, anche quando non si traduce in comportamenti illeciti, alla Nazione tutta. Che impara, copia, perpetua.

Quale percezione del mondo muoveva, ad esempio, la trentina di dipendenti del Comune di Sanremo (arrestati) che timbravano e non andavano al lavoro? È semplice. Si auto-assolvevano dicendo e dicendosi che in fondo rubano tutti. Che i nostri rappresentanti nelle categorie più alte lo fanno più dei sottoposti e con maggiore frequenza e impunità. Alcuni degli arrestati postavano sui profili facebook commenti impietosi sulla politica nazionale. Attaccavano e maledicevano la classe dirigente e poi si comportavano nello stesso modo.

L’Associazione nazionale magistrati si lamenta della mancanza di volontà da parte del governo e del parlamento di scrivere atti concreti contro la corruzione. Fa bene. A chi non si occupa di leggi e di codice penale questa dichiarazione fa di certo un grande effetto. Meno, credo, di quanto non ne inducano gli atteggiamenti superficiali e arroganti di tanti dei nostri amministratori. Il sottosegretario Barracciu che si dimette solo adesso per l’indagine sulle spese pazze di quand’era consigliera regionale in Sardegna produce più o meno danno dei ministri distratti nei confronti delle norme sollecitate dai giudici? Di più, anche se gli effetti sono ovviamente molto più modesti. I risultati delle leggi si misurano col tempo. Certo garantismo a favore dei soliti, invece, si pesa immediatamente. De Luca condannato e candidato. Marino con le sue note spese. E via di questo passo.

La funzionaria dell’Anas arrestata a Roma rubava perché si sentiva perfettamente a suo agio in un contesto in cui le irregolarità sono all’ordine del giorno. L’ex sottosegretario finito agli arresti nell’ambito della stessa inchiesta, non ha avuto problemi a passare dalla attività di governo a quella di commesso viaggiatore delle tangenti perché la avvertiva come una normale continuazione dello stesso mestiere da una posizione differente.

Le leggi contro la corruzione servono, eccome. Se si continua a rubare in questa maniera vergognosa vuol dire che non ce ne sono di abbastanza severe e che i controlli sono insufficienti. Ma i comportamenti della politica sono importanti. Più delle leggi, più della magistratura. Fino a quando i nostri rappresentanti si riempiranno la bocca colpevolizzando la parte avversa e non si interrogheranno un po’ di più su se stessi, l’Italia continuerà a essere una delle democrazie fondate sulle mazzette.

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