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Accuse al patron di Esselunga: "Fu il regista di una campagna contro Coop"
L'inchiesta della Procura di Milano individua in Bernardo Caprotti il responsabile dei reati di ricettazione e diffamazione. Indagati anche i giornalisti Belpietro (Libero) e Nuzzi (Quarto Grado)
E’ l’ennesima puntata della battaglia tra Esselunga e Coop, ma si annuncia come la più scottante, a base di cimici, registrazioni illegali e campagne stampa diffamatorie contro una società concorrente condotte con l’aiuto di giornalisti compiacenti. E con un colpevole indicato proprio nel numero uno di Esselunga. Secondo quando scrive sul suo sito Repubblica di Milano, infatti, la spy story ha un protagonista insospettabile: proprio Bernardo Caprotti, novantenne fondatore e tuttora patron di Esselunga. Le indagini del pm Gaetano Ruta, della Procura di Milano, indicano in Caprotti il regista di una campagna diffamatoria contro la Coop Lombardia. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: ricettazione e diffamazione.
L’accusa di ricettazione è rivolta anche al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, e al conduttore di Quarto Grado e vice direttore delle testate Mediaset, Gianluigi Nuzzi. Per i due giornalisti c'è anche la calunnia. Questo –secondo Repubblica – è quanto emerge dall'avviso di conclusione delle indagini, appena notificato..
Tutto nasce da da una campagna condotta da Libero nel 2010, con la pubblicazione di intercettazioni abusive di alcuni dipendenti della Coop. "La Coop ti spia", è il titolo del primo servizio. La Coop presenta una denuncia in procura e al Garante della privacy e parte l’inchiesta. Ora il pm Ruta si è convinto che quel servizio giornalistico era falso e aveva un regista in Caprotti, “finanziatore della campagna diffamatoria".
I precedenti. La competizione commerciale tra i due colossi della grande distribuzione ha vissuto anche altri momenti di scontro. Caprotti ha spesso accusato Coop di concorrenza sleale denunciando la difficoltà di Esselunga a entrare nelle regioni "rosse". Tutto questo lo espose in un libro intitolato "Falce e Carrello". Ma ad essere condannato per concorrenza sleale fu Caprotti, nel 2011, proprio per quel libro nel quale i giudici riconobbero "una illecita concorrenza per denigrazione ai danni di Coop". Esselunga fu perciò condannata a un risarcimento di 300.000 euro e al ritiro del libro dal mercato.
A Prato invece, in occasione dell'inaugurazione del nuovo megastore Esselunga, Caprotti visitò in incognito anche il nemico Coop. In quell'occasione, in versione distensiva, fece anche i complimenti ai rivali e minimizzò: "Con Campaini siamo concorrenti, non nemici".
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