Il presidio
C’è un esploratore in Valdinievole
Matteo per 7 giorni gestirà il nostro profilo Instagram
PISTOIA. Paesini che pochi conoscono, in una zona della provincia di Pistoia che sui giornali e sulle riviste non appare quasi mai e si sente un po' ai margini. È la riscossa dei piccoli e a guidarla sarà Matteo Sichi, meccanico pistoiese di 26 anni, nella sedicesima tappa di #BeTuscan, l'iniziativa del Tirreno con gli Instagramers toscani, le comunità di appassionati del social fotografico. Dal 19 al 25 ottobre Sichi, tra i curatori di igers_ pistoia, gestirà l'account Instagram del giornale, dove basterà cercare la parola chiave #BeTuscan per seguirlo nel suo viaggio tra i paesaggi e i paesi della provincia di Pistoia che meritano più celebrità di quella che hanno.
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Dove sono?
«Nella zona della Valdinievole, che, forse segnata dalla sua lontana appartenenza a Lucca, non si sente del tutto pistoiese. Con Igerspistoia cerchiamo spesso di pubblicare immagini di quel territorio, che nella bellezza delle sue colline, tra paesaggi, sentieri e piccoli borghi, non ha nulla da invidiare ad altri posti più celebrati della provincia. Un messaggio che guiderà anche la mia settimana #BeTuscan».
In questo viaggio ci sarà anche la montagna?
«Sì. Ovviamente non l'Abetone, che non ha bisogno di ulteriore notorietà. Mi piacerebbe invece far conoscere quello che è il luogo più bello per me: Casa di Monte, un borgo di neanche cinquanta abitanti a quasi 900 metri di quota nel comune di Piteglio. Sono nato a Pistoia, ma ho abitato lassù fino a 18 anni e posso assicurare che è bellissimo. Come lo sono tanti altri posti della montagna pistoiese, sia con la neve sia d'estate. Meritano davvero di essere più conosciuti e vissuti: non hanno le comodità della città, ma hanno un fascino che la città si sogna».
Perché è venuto via?
«Per lavorare. Fino a poco tempo fa sono stato dipendente, a Pistoia, di un'officina meccanica per auto. Da due settimane ne ho aperta una in proprio: si chiama "Officina Matteo", sempre in città».
È appassionato di motori?
«Sì, di tutto quello che è su quattro e due ruote. Vado in motocross, ma senza gareggiare. Adoravo Simoncelli».
I social e il suo lavoro: due mondi ben distinti.
«Benissimo. Anzi sono felice che ci sia questa netta separazione. I social, compreso Instagram, fanno parte del mio tempo libero, che non è molto: la sera e nei weekend. Per il lavoro che svolgo non posso essere sempre connesso, così quando navigo, scelgo le cose che mi interessano, senza dover guardare o subire tutto il brutto che passa».
Il brutto passa anche da Instagram?
«È inevitabile, ma in misura molto minore rispetto ad altri social. Chi usa Instagram normalmente è un appassionato di fotografie – come lo sono io – e di solito condivide immagini belle o particolari. Di sicuro, però, sta cambiando anche Instagram: c'è sempre di più una sfida a conquistare i "like", spesso esagerando con le applicazioni per i ritocchi delle foto, con l'obiettivo di essere primi e non quello di condividere, com'è nella natura di Instagram. A me non piace. Io continuo a usare il social come quando l'ho scoperto, tre anni fa: niente ritocchi alle immagini, se vengono male non le pubblico ma le rifaccio. E sono di poche parole: piuttosto che dilungarmi nei testi, preferisco usare il tempo per scattare foto».
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