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Toscana

Il padre di Matteo Renzi indagato per bancarotta, il gip respinge l'archiviazione

A sinistra Tiziano Renzi, a destra il figlio Matteo
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A sinistra Tiziano Renzi, a destra il figlio Matteo

Secondo il giudice "le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione cui pervenuta la pubblica accusa". La difesa: "Non ci saranno sorprese"

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FIRENZE. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova Roberta Bossi ha disposto un supplemento di indagini a carico di Tiziano Renzi, padre del premier, indagato per bancarotta fraudolenta nel procedimento per il fallimento della Chil post, società di marketing e promozione, avvenuto il 7 febbraio nel 2013, dopo che lo stesso Tiziano Renzi l'aveva ceduta nel 2010 a Antonello Gambelli e Mariano Massone. Il pm Marco Airoldi aveva chiesto l'archiviazione, dal momento che non sarebbe emerso alcun elemento per far ritenere che Tiziano Renzi avesse avuto una "regia" anche dopo la cessione, nonostante i dubbi sui suoi datati rapporti d'affari con Massone.

Secondo il gip genovese, "le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione cui pervenuta la pubblica accusa". Per questo "si rende necessario un supplemento di indagine volto ad acclarare i rapporti contrattuali intercorsi tra il gruppo Tnt e le societ Chil Post srl e Chil promozioni srl". "Si tratta di accertamenti che non daranno sorprese, essendo tutto documentabile e privo di ogni rilievo di carattere penale", ha detto l'avvocato Federico Bagattini, difensore di Tiziano Renzi.

Il padre del premier era stato accusato di una bancarotta fraudolenta per 1,3 milioni di euro a seguito del fallimento della Chil. Il curatore fallimentare aveva ravvisato alcuni passaggi sospetti nella cessione di rami d'azienda "sani" alla Eventi 6, società intestata alla moglie di Tiziano Renzi, Laura Bovoli, per poco più di tremila euro, cifra non ritenuta congrua. Prima della cessione della società, Matteo Renzi, insieme alle sorelle, ne era stato amministratore e dal 1999 al 2004 era stato anche dipendente della Chil spa. Quando l'attuale capo del Governo venne eletto presidente della Provincia di Firenze (2004), aveva avuto il "distacco" dall'azienda dopo averne ceduto il 40% delle quote e continu a percepire i contributi lavorativi per nove anni.

C'è un passaggio, nel fallimento, che secondo il gip va approfondito: il rapporto tra la società Tnt con la Chil Post prima e la Eventi 6 (societ della moglie di Tiziano Renzi) a cui Renzi aveva ceduto per poco più di 3000 euro un ramo della Chil. Nello specifico, nel 2009 la Chil post aveva un fatturato di circa 4 milioni e mezzo di euro di cui 3 milioni e mezzo arrivavano da un unico cliente, la Tnt. L'anno dopo, e subito prima della cessione del ramo d'azienda "sano" alla moglie e di quello ormai svuotato (Chil post) ad Antonello Gabelli e Gianfranco Massone, la Chil dimezza i ricavi e il "contributo" della Tnt passa a 845mila euro. Al momento della cessione, invece, la Tnt sparisce dal portafoglio clienti della Chil e si assiste invece a un aumento del fatturato della societ della moglie di Tiziano Renzi con servizi per la Tnt. Tra l'altro, nel corso delle indagini viene trovato un documento, un accordo transattivo tra la Tnt e la Chil Post in cui il loro rapporto verrebbe sciolto anticipatamente. Si chiede il gip se la Eventi 6 avesse preso il cliente "buono" della Chil non attraverso un passaggio diretto, ma dei suoi settori; ma soprattutto, nonostante il padre di Renzi avesse formalmente ceduto la societ, se egli non avesse 'manovrato' le operazioni. Il gip ha dato 30 giorni di tempo per approfondire questo aspetto.

Sulla Chil post si è mossa anche la Corte dei Conti della Toscana, che indaga per danno erariale, per accertare se un prestito ottenuto nel 2009  stato regolare sul piano delle garanzie fideiussorie offerte da Fidi Toscana, la finanziaria della Regione, alla Chil. L'azienda ottenne circa 700mila euro dalla Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve. Il dirigente incaricato dall'istituto bancario di curare la "pratica Chil" era Marco Lotti, padre del braccio destro del premier Luca. Alla fine Fidi Toscana riesce a coprire l'80% del prestito richiesto grazie alle agevolazioni per l'imprenditoria femminile: l'intero capitale della società, nel 2009, era intestato alla madre e alle sorelle del premier.

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