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Toscana

Citroen 2 Cavalli, il macinino che conquistò il mondo

Luigi Spinosi
Citroen 2 Cavalli, il macinino che conquistò il mondo

Vettura simbolo di un'epoca, studiata per i contadini francesi, puntava su consumi bassi e semplicità

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Dal Tirreno del 7 ottobre 2008

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Mangualde, Portogallo, ore 16 del 27 luglio 1990: dalla catena di montaggio degli stabilimenti Citroën esce una 2 Cavalli. È un modello Charleston 2Cv 6 Special di color grigio e nero. Ma quel giorno in fabbrica si respira uno strano clima: il fermento misto a tristezza degli operai, le telecamere dappertutto e, persino, la presenza di una banda musicale. La spiegazione è sulla targa di quella della stessa macchina: “Derniere 2Cv”, l'ultima 2 Cavalli.

Quel giorno si chiudeva un capitolo che si era aperto il 7 ottobre del 1948 al salone dell'auto di Parigi. Sì, oggi la Citroën 2 Cavalli compie 60 anni. Sessant'anni nei quali questo “brutto anatroccolo” di latta ha messo al volante intere generazioni, diventando l'espressione di un'epoca e un simbolo nazionale per la Francia, come la Torre Eiffel o Brigitte Bardot. Un simbolo della Francia, ma dal cuore italiano.

Le origini. La storia della 2Cv affonda le sue radici negli anni Trenta. Anni difficili. Nel 1935 muore a 57 anni André Citroën, il fondatore nel 1919 della casa automobilistica. Da un anno però Citroën non faceva più parte della società che portava il suo nome. Era un uomo dalle grandi intuizioni: aveva introdotto - primo in Europa - la catena di montaggio nell'industria automobilistica, aveva creato un nuovo modo di fare pubblicità (come l'enorme scritta Citroën che per 10 anni spiccò sui 4 lati della Torre Eiffel), aveva sviluppato una politica sociale in fabbrica (introducendo, per citare due esempi, le 8 ore al giorno e la maternità pagata). Fu sempre Citroën a intuire le doti e ad assumere un giovane artista italiano (che, come vedremo, avrà un ruolo centrale nella storia della casa automobilistica francese), lo scultore Flaminio Bertoni. Ma le capacità di Citroën non furono altrettanto grandi quando si trattò di affrontare le dure leggi del mercato: a metà anni Trenta l'azienda era sull'orlo del fallimento. La ristrutturazione dell'azienda, i grossi investimenti su un altro modello storico (la Traction, prima vettura al mondo a trazione anteriore, disegnata proprio da Bertoni) misero in crisi la Citroën, che fu rilevata dai fratelli Michelin. E qui fa la sua comparsa una figura centrale nella storia Citroën, Pierre Jules Boulanger, cui i Michelin affidarono il compito di ristrutturare l'azienda.

VIDEO: La presentazione al Salone di Parigi

Dal mercato alla guerra. Fu proprio Boulanger a dare il via alla storia. Si trovava nel suo paese, Lempdes, un piccolo villaggio alla periferia di Clermont Ferrand, e osservando i contadini che portavano le proprie merci al mercato ebbe l'idea: creare una vettura che potesse essere guidata dalle donne. Così, mentre i mariti si sarebbero occupati dei campi, le mogli avrebbero potuto gestire da sole la vendita. Fu così che partì il progetto Tpv, toute petite voiture (piccola vettura). Gli ordini di Boulanger furono semplicissimi: creare un'auto che possa trasportare due contadini in zoccoli, un sacco di patate o una damigiana di vino a una velocità massima di 60 km/h, consumando 3 litri di benzina per 100 chilometri e in grado di muoversi su ogni terreno. Un ordine che i tecnici Citroën ribattezzarono in “quattro ruote sotto un ombrello”. Per il responsabile del progetto André Lefèbvre furono anni di impegnativo (e segretissimo) lavoro di ricerca, accompagnato da test durissimi. Il caratteristico sistema di ammortizzatori della 2Cv, per esempio, nacque dopo una serie di prove curiose: l'auto doveva passare su un campo appena arato trasportando un cappello pieno di uova. Un solo uovo rotto significava progetto bocciato. Alla fine la Tpv vide la luce, e il disegno della vettura fu affidato all'italiano Bertoni, dopo le resistenze iniziali dello stesso Boulanger (per il quale l'estetica - in questo caso - non era una priorità). Il primo settembre del 1939 parte la produzione, e il giorno dopo a mezzogiorno esce la prima Citroën Tpv, pronta per essere presentata al salone di Parigi dell'ottobre successivo: un'auto spartana al massimo, con un solo faro e col tergicristallo azionato a mano. Ma in quelle stesse ore gli occhi del mondo sono puntati altrove: le truppe tedesche hanno appena invaso la Polonia e di lì a poco scadrà l'ultimatum di Francia e Inghilterra alla Germania di Hitler. È la seconda guerra mondiale.

Nasce la 2 Cavalli. La produzione della Tpv si interrompe subito, e con l'invasione tedesca della Francia Boulanger ordina la distruzione di tutte le vetture prodotte. Teme che i tedeschi, anche loro impegnati nella ricerca della vettura del popolo (la Volkswagen appunto), possano interessarsi ai suoi progetti. Di quei primi prototipi se ne salvano pochissimi, smontati e con i pezzi nascosti nei luoghi più impensabili (compreso un granaio). Durante la guerra continuò però il lavoro di ricerca: Flaminio Bertoni dà alla 2Cv la forma definitiva, mentre un altro italiano, Walter Becchia, crea il suo caratteristico motore raffreddato ad aria (con una potenza di 2 cavalli fiscali, da cui il nome). E il 7 ottobre del 1948 al salone dell'auto di Parigi, davanti al presidente Francese Auriol, viene finalmente scoperta la nuova Citroën 2 Cavalli. Un'auto che sollevò da subito grosse reazioni: quelle negative della stampa specializzata (ci fu chi chiese se l'apriscatole era di serie) e quelle entusiastiche del pubblico (all'inizio la lista d'attesa per avere una 2Cv era di tre anni).

La cavalcata. È l'inizio di una storia di successi che, grazie ai tanti appassionati, continua ancor oggi: in 42 anni furono prodotte 3.872.583 2Cv, più un altro milione e mezzo della versione furgone, per tacere delle auto direttamente derivate dalla 2Cv, come la Dyane (oltre 1.400.000 auto), il milione e 800mila Ami e le 144mila Mehari. Auto che avevano nella semplicità il loro punto di forza, quello che ha permesso alle 2Cv di affrontare senza problemi avventure nei luoghi più inaccessibili del mondo, dai deserti alla Cordigliera delle Ande, e di continuare a viaggiare ancor oggi, dopo 60 anni, sulle nostre strade.

VIDEO: luglio 1990, l'ultima 2 Cv della storia

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