Il Tirreno

Toscana

Case private aperte ai migranti, i cittadini toscani offrono in un giorno 150 posti

Ilaria Bonuccelli
Case private aperte ai migranti, i cittadini toscani offrono in un giorno 150 posti

Nell'arco di 24 ore 70 telefonate alla linea pro-accoglienza aperta dalla Regione. E Rossi rilancia anche la cittadinanza immediata per i figli degli immigrati

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FIRENZE. Centocinquanta posti in un giorno. In 24 ore, Enrico Rossi incassa la solidarietà dei Toscani. Certo, la Lega, Fratelli d’Italia e anche diversi cittadini su Facebook criticano il governatore per la scelta di aprire una linea dedicata ai profughi. Di lanciare un appello alle famiglie per ospitare almeno un migrante in casa.

Il governatore ascolta, incassa e va avanti. Anche perché nel primo giorno di numero pro-migranti oltre cento persone hanno telefonato o provato a contattare le Regione per offrire un aiuto. Una quarantina, addirittura, avrebbero anche dato immediata disponibilità «ad accogliere in casa uno, due migranti o anche un'intera famiglia». Queste persone - ribadisce la Regione - sarebbero disponibili all’accoglienza «anche senza contributi, in maniera disinteressata».

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Insomma, il primo giorno di attività (martedì 8) del numero dedicato all'accoglienza dei profughi nelle case private - il 331.6983061, attivo dalle 9 alle 18 - è stato un successo. La settantina di chiamate ha portato un’offerta, in media, di due posti di ospitalità a famiglia. Non solo: sono anche stati messi a disposizione 8 appartamenti liberi, da affittare. E queste proposte si aggiungono a quelle di 15 famiglie che si erano fatte avanti con la Regione prima dell’istituzione della linea dedicata. «C’è stata una risposta generosa da parte dei toscani che sconfigge chi soffia sul fuoco dell'odio - commenta Rossi - e sono certo che la già consistente mole di offerte aumenterà nelle prossime ore e sarà tale da smentire diffidenze e paure. La Toscana ancora una volta si dimostra terra accogliente». Al punto che una trentina di persone ha trovato la linea occupata, quando ha provato a chiamare. «Nei prossimi giorni ci organizzeremo meglio». Del resto, le telefonate sono arrivate da tutta la regione: pensionati, giovani coppie, soprattutto famiglie con figli. Molti assicurano di parlare inglese o francese, ma nessuno chiede la provenienza dei rifugiati.

Le persone che si sono offerte per l’ospitalità - assicura la Regione - saranno ricontattate non appena sarà chiarita con le Prefetture la procedura da adottare per sistemare i migranti nelle famiglie.

Questa risposta generosa, comunque, porta Rossi a rilanciare il tema della cittadinanza agli immigrati. In particolare ai figli degli immigrati. «Visto che per avere la cittadinanza italiana ci vogliono dieci anni - dice a Omnibus su La7 - invito il Parlamento a modificare la norma. Dobbiamo garantire la cittadinanza ai figli degli immigrati che nascono in Italia, secondo il principio che vale in Usa. Ormai nelle nostre scuole almeno il 20% degli alunni è figlio di immigrati, a volte anche di più. Non è più possibile fare aspettare la maggiore età a questi bambini per renderli cittadini italiani».

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