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La siccità svuota la dispensa: decimati miele, latte e uova

Samuele Bartolini
La siccità svuota la dispensa: decimati miele, latte e uova

Alle api mancano i fiori, alle pecore i pascoli e le galline sono “stressate”. E anche olivi e viti non stanno benissimo. Nelle campagne toscane si fa un primo bilancio dell'estate torrida. Coldiretti teme il bis dell’estate 2012

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E’ proprio una pazza estate. Mentre la Toscana incrocia le dita per l’allerta meteo, temendo i danni dei nubifragi, si guarda alle spalle per constatare i danni prodotti dalla siccità. Dopo la strage colossale dei pesci nella Laguna di Orbetello, infatti, comincia a fare capolino un’altra strage: quella della produzione di miele, latte e uova. E sono entrati in sofferenza anche gli olivi e le viti che finora avevano retto alle botte di calore dell’anticiclone Caronte. Le olive nate da poco cadono per terra anche se la mosca olearia è stata fulminata dal gran caldo. Le foglie basarie delle viti diventano gialle e muoiono.

La strage degli alimenti toscani. I dati del crollo della produzione di luglio arrivano dalla Coldiretti Toscana e dalle segnalazioni dei suoi associati sparsi per il territorio. Il miele segna un meno 30-40 per cento, il latte di pecora viaggia su un meno 20 per cento, mentre soffre di meno il latte di mucca alimentato a mangimi e fieno. Anche le uova di gallina sono scese del 20-30 per cento. Mentre non si segnalano problemi particolari per i pesci che si trovano in mare aperto. Intanto la foto satellitare della National Oceanic and Atmospheric Administration inchioda la zona di costa tra Livorno e l’Argentario a luglio come il polo più caldo del Mediterraneo, più delle coste della Libia e dell’Egitto. Una cosa eccezionale che i registri dei meteorologi pare non abbiano mai segnalato prima. E il danno in euro è presto detto. La siccità di luglio ha già mandato in fumo almeno 20-30 milioni di euro di produzione, mentre a livello nazionale siamo sui 200 milioni di danni.

L’allarme degli agricoltori. Il presidente toscano di Coldiretti, Tulio Marcelli, non vuole lanciare allarmismi, tiene i toni bassi, ma è preoccupato: «Non è tanto il problema del caldo. E’ che non piove come dovrebbe. I temporali estivi danno giusto una rinfrescata in Appennino, ma ci sono zone della Toscana dove non si vede una goccia d’acqua da un mese, un mese e mezzo». La terra è arida, senz’acqua. E se Giove pluvio non tornerà a sorridere alla Toscana il presidente Marcelli mette in guardia dalla possibile catastrofe alimentare: «Non vorrei che il tempo avesse imboccato la stessa strada della torrida estate del 2012 quando non piovve per oltre due mesi ed entrarono in sofferenza anche gli invasi per l’acqua potabile di Bilancino e Montedoglio». Ma allora tutto andrebbe per il verso sbagliato e per l’agricoltura toscana sarebbe la devastazione.

Disastro miele. Il più grande apicoltore della Toscana, Luciano Consegni di Terranuova Bracciolini, parla di una delle peggiori annate di sempre. Nel Valdarno aretino la produzione di miele è crollata del 50 per cento, meno in altre zone della regione. Male il castagno, zero l’abete, ha retto solo il raccolto del miele di acacia. Luciano Consegni è alla quarta generazione di apicoltori e tiene dietro a 1600 casse di api. Racconta sconsolato: «I fiori sono bruciati, i girasole pure. Le api allora che fanno? O girano a vuoto per i campi o stanno dentro l’arnia a ventilare sennò la cera fonde e addio miele». Ma è successo pure che in una decina di casse sia accaduto l’irreparabile. Il caldo soffocante di luglio ha sciolto i favi e le api inzuppate di cera e miele hanno chiuso l’entrata dell’arnia e sono morte asfissiate dentro. Inoltre, spiega Lorenzo Bazzana, responsabile del settore tecnico ed economico di Coldiretti, «le api sono maggiormente impegnate all’interno delle arnie per mantenere più basse le temperature con un’attività di sbattimento delle ali che serve per buttare fuori l’aria calda dalle famiglie. Inoltre, volano anche meno e quindi viene ridotta anche la loro capacita’ di impollinare».

Pascoli bruciati, latte ko. Sale la preoccupazione anche al caseificio sociale di Manciano, uno dei più importanti della Toscana con 270 soci distribuiti tra la zona a sud di Grosseto e l’Amiata. Alla cooperativa contano un 20 per cento in meno di produzione di latte di pecora rispetto all’anno scorso. Il pascolo comincia a diminuire perché non piove e l’erba è secca. Ma la preoccupazione maggiore è che il gran caldo non si fermi nemmeno ad agosto perché l’effetto a catena potrebbe creare danni più gravi. «A settembre si semina– dice il responsabile di produzione Fabio Villani - ma l’erba non nasce perché, se non piove, la terra rimane senz’acqua e dunque niente erba e niente cibo per gli animali in autunno».

Pollai roventi. Ma il caldo opprimente sommato alla scarsità di piogge mette a dura prova anche la produzione di uova. Il calo è del 20 per cento. Sembra incredibile, ma anche le galline vanno sotto stress. Si difendono dal bollore bevendo acqua e proteggendosi dal sole all’ombra, ma è il perdurare delle alte temperature che fiacca la vita nei pollai e la produzione diminuisce.

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