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Da Tosca ai numeri del lotto nelle lettere di Giacomo Puccini
Esce il primo dei nove volumi dell'epistolario che raccoglierà ottomila lettere scritte dal musicista. Molte curiosità e alcuni inediti
Possiamo prepararci a leggere la corrispondenza di Giacomo Puccini, perché finalmente arriva in libreria il primo volume dell'Epistolario, edito dalla prestigiosa Olsckhi di Firenze, che sarà presentato venerdì 5 giugno alle 17,30 nel complesso di San Francesco a Lucca, col contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Lucca. Primo volume di nove, che raccolgono le ottomila lettere scritte dal compositore, finora recuperate (ma il numero di sicuro aumenterà ) tra le quali molte inedite.I curatori dell'epistolario sono i musicologi Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling, che fanno parte della commissione scientifica.
L'Edizione nazionale nasce e si sviluppa tra le pareti del Centro studi Puccini. «Nel 2006 - ricorda la presidente Ravenni - abbiamo presentato domanda al Ministero, il quale ci incoraggiò con un finanziamento. Noi si lavorava all'epistolario dagli anni Ottanta, grazie a Schickling,e quando nel 1996, nacque il Centro, si decise di dare priorità proprio all'epistolario». Così il comitato scientifico e i suoi collaboratori iniziarono un lavoro frenetico e meticoloso di ricerca e nel 2012 lanciarono in rete il catalogo di quanto rinvenuto.
Ed eccoci dopo tre anni al primo volume, che si apre e si chiude con due inediti. La prima lettera risale al 1877 e riguarda il concorso bandito per la mostra di Arte , Industria e Agricoltura della provincia di Lucca, per il quale il diciannovenne Giacomo scrive la cantata "I figli d'Italia bella" eseguito per la prima volta nel 2003 grazie a Simonetta Puccini. L'ultima lettera è del 1896 indirizzata a Carlo Angeloni , al quale Mascagni, all'epoca direttore del liceo musicale pesarese, aveva offerto la cattedra di contrappunto e fuga.
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In tutto, il volume comprende 776 lettere, delle quali un quinto mai pubblicate, provenienti da varie parti del mondo, dove sono state rintracciate in archivi, biblioteche, collezioni private e aste. Un buon numero è stato attinto dall'archivio Ginori Lisci a Firenze, da quello della nipote di Giuseppe Adami, che in onore di "Rondine" , primo libretto scritto per Puccini, si chiamava Doretta , dal Fondo Marsili (lettere alle sorelle Nitteti, Tomaide e Ramelde) e nuove sono anche lettere a Clausetti, Ricordi e Domenico Oliva, uno dei librettisti di "Manon Lescaut.
Qual è il Puccini uomo e artista, che esce da questa corrispondenza? Spiega Gabriella Biagi Ravenni: «Intanto le lettere coprono il ventennio che segna i cambiamenti maggiori nella vita di Puccini, dalle difficoltà economiche degli inizi alla fama e alla ricchezza. Inoltre ci rivelano la sua scrupolosa metodologia di lavoro e la sua responsabilità, che riversa anche sul piano umano, come ha dimostrato nei confronti della moglie Elvira e possiamo anche correggere il rapporto con la sorella Ramelde, che credevamo privilegiato. In conclusione scopriamo una personalità ricca e molto sfaccettata».
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Per quanto riguarda i criteri editoriali «si è cercato di intervenire il meno possibile , sulla punteggatura, sulle parole scritte non correttamente che - continua Ravenni - possono essere di interesse anche per i linguisti. Eppoi pubblichiamo il testo integrale, senza censura come è avvenuto in passato».
Infine due curiosità tra gli inediti. Una cartolina del 15 ottobre 1896 in cui si accenna a "Tosca" e il Maestro traccia le note d'inizio opera, che non corrispondono a quelle comunemente eseguite. Poi la bella e lunga lettera alla madre Albina, del 24 febbraio 1882, dove racconta di avere assistito alla Scala a "Hérodiade" di Massenet entusiasmandosi soprattutto per la parte strumentale. E prima dei saluti suggerisce dei numeri da giocare al lotto: 18-30-13 . Chissà se furono vincenti.
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