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Scomparsa nell'Aretino: "amica" del frate conferma, ma non troppo
Nelle telefonate il religioso avrebbe detto "Guerrina non c'è più"
AREZZO. Qualche conferma e qualche incertezza nella testimonianza di Cristina, l'amica romena di padre Gratien Alabi, il religioso arrestato con l'accusa di omicidio e soppressione del cadavere di Guerrina Piscaglia, la 50enne di Ca Raffaello, la frazione di Badia Tedalda (Arezzo) scomparsa un anno fa.
La donna, che con il frate ha avuto rapporti sessuali a pagamento, è stata ascoltata oggi, mercoledì in incidente probatorio sulle frasi, alcune con toni minacciosi di Padre Gratien al telefono con lei. Nel corso delle telefonate il religioso le avrebbe detto che "Guerrina non c'è più" e sempre lui avrebbe confessato di avere "messo incinta una donna". Ma tra i chiaroscuri dell'incidente probatorio di oggi davanti al gip di Arezzo Piergiorgio Ponticelli e al pm Marco Dioni c'è anche la velata possibilità, da parte del difensore di Gratien di contribuire alle indagini qualora la procura "si decidesse a prendere in considerazione l'ipotesi dell'allontanamento volontario di Guerrina". Cristina, protetta da grandi occhiali neri, in poco più di un'ora di incidente probatorio, avrebbe riconfermato quanto detto a gennaio ai carabinieri ma sarebbe sembrata meno ferma rispetto a quanto dichiarato precedentemente sia ai carabinieri che in diretta tv.
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Non sarebbe emerso invece nessun accenno ad una possibile gravidanza di Guerrina. La donna avrebbe ribadito il senso minaccioso della conversazione telefonica ma avrebbe puntato l'attenzione sul tono di voce che percepì come inquietante quando telefonò il giorno dopo aver consumato un rapporto di sesso a pagamento con quello che credeva un professore di filosofia e invece, dai giornali, apprese poi di essere un frate. La stessa Cristina avrebbe detto poi che Padre Gratien le era sempre sembrata una persona tutto sommato buona. Si tratta tuttavia di indiscrezioni dal momento che gli avvocati Luca Fanfani e Francesca Faggiotto presenti in aula hanno mantenuto sull'interrogatorio il più stretto riserbo, quello strettamente imposto dal gip Piergiorgio Ponticelli apparso piuttosto infastidito dalla presenza di telecamere intorno al palazzo della Vela.
Secondo Luca Fanfani, legale di Padre Gratien la donna "è stata vittima di suggestioni dopo aver letto il giornale. La sua testimonianza non serve comunque a ricostruire cosa accadde il primo maggio del 2014 - ha detto l'avvocato - e oltretutto si basa su una conversazione telefonica avvenuta tra due persone che non parlano neppure bene l'italiano. Gratien - ha proseguito il legale del frate rimasto per ora in silenzio - è provato, non fa piacere sentirsi dare dell'assassino, ma riesce a trovare forza perché sa di non aver niente da nascondere". L'avvocato ha poi aperto uno spiraglio sulla possibilità di far parlare Gratien: "Se avremo modo di vedere che le indagini prenderanno seriamente in considerazione l'ipotesi alternativa di un allontanamento volontario di Guerrina allora valuteremo anche noi la possibilità di contribuire alle indagini". Di diverso avviso l'avvocato che tutela gli interessi della romena, tornata a Perugia a bordo della Punto grigia con la quale era arrivata ad Arezzo. Antonio Cozza ha infatti sottolineato come la sua assistita abbia ribadito tutto ed ha dichiarato di attendere le trascrizioni dell'udienza per valutare la possibilità di denunciare Padre Gratien per minacce".
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