Italia
Fornero bocciata, via il blocco alle pensioni: arrivano i rimborsi
La Corte costituzionale: illegittimo lo stop all'adeguamento del 2012-2013. Ora dovranno essere restituiti ai pensionati 5 miliardi
Incostituzionale. Il governo Monti non aveva il potere (né il diritto) di bloccare, per il 2012 e il 2013, la rivalutazione di circa 6 milioni di pensioni superiori a tre volte il minimo Inps. La disposizione contenuta nel Salva Italia è illegittima - dice la Consulta - perché ha congelato anche pensioni di 1.217 euro netti al mese. Così ora il governo è costretto a risarcire i pensionati danneggiati: il conto si aggira intorno ai 5 miliardi, dice l’Avvocatura dello Stato che ha provato a difendere la legge per conto della Presidenza del consiglio.
La Fornero (che pianse): non fu colpa mia. La riforma previdenziale subisce un nuovo colpo, ma l’ex ministro Elsa Fornero non se ne assume la responsabilità: «Fu una decisione del governo, presa in modo collegiale, fu la cosa che mi costò di più». Perfino le lacrime in conferenza stampa. Ma non servono con la Corte costituzionale che considera generiche le motivazioni di natura finanziaria alla base del blocco della perequazione che ha avuto come conseguenza l’erosione del potere d’acquisto di quanto riscosso dai pensionati.
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Il monito del 2010 al governo. Già nel 2010, la Corte Costituzionale aveva dato un monito al governo rispetto a una manovra simile: con una sentenza aveva salvato il blocco delle perequazioni ma solo perché riguardava le pensioni superiori otto volte la minima. Ed era limitato al 2008. L’avviso era chiaro: queste manovre devono essere limitate nel tempo. Ma non è stato ascoltato. E si è arrivati alla censura e alla dichiarazione di incostituzionalità di parte del decreto Salva Italia conosciuto (e convertito) come “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”.
Conti pubblici a rischio. Con la decisione della Consulta, in realtà, i conti pubblici rischiano un tracollo. Inoltre, di equità il provvedimento ne ha dimostrata poca almeno nei confronti dei pensionati. Così hanno sostenuto il tribunale ordinario di Palermo (a novembre 2013), la Corte dei Conti dell’Emilia Romagna (con due ordinanze nel maggio del 2014) e la Corte dei Conti della Liguria (a luglio 2014). Riferendosi a varie normative, compresa la Carta dei diritti dell’Uomo, i giudici hanno sollevato la questione di incostituzionalità della norma.
Potere d’acquisto compromesso. La Consulta, però, ha dichiarato non fondate molte delle questioni sollevate dai giudici ordinari e contabili. Tuttavia, nel nome della «garanzia irrinunciabile delle esigenze minime di protezione della persona», si pronuncia a favore dell’incostituzionalità del Salva Italia per «scongiurare un non sopportabile scostamento fra andamento di pensioni e di retribuzioni». Per la Corte, il blocco della perequazione se «vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico, induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con pregiudizio del potere d’acquisto delle pensioni».
Retribuzione inadeguata. In parole povere, per la Consulta, il Salva Italia nella parte in cui congela la perequazione automatica viola l’articolo 38 della Costituzione «volto a garantire nel tempo l’adeguatezza » e l’articolo 36 che tutela il principio della «sufficienza della retribuzione». Due condizioni (adeguatezza e proporzionalità della retribuzione) che devono esistere -sottolinea la Consulta - non solo al momento del collocamento a riposo ma che «vanno costantemente assicurate nel prosieguo, anche in relazione ai mutamenti del potere di acquisto della moneta». La pensione deve essere proporzionale allo stipendio percepito e si deve adeguare all’inflazione.
Perequazione tutelata dal 1960. In Italia, il legislatore tutela questo principio dal 1960, con norme via via aggiornate. La perequazione automatica come strumento di «adeguamento delle pensioni al mutato potere di acquisto della moneta» risale al 1965; poi ci sono state rivisitazioni diverse. Nel 2000, il legislatore ha deciso che la perequazione automatica al 100% spetti solo alle pensioni di importo fino a tre volte il minimo Inps (nel 2014 è stata di circa 500 euro il mese); da tre a cinque volte il minimo, la perequazione è del 90%; oltre il quintuplo è del 75%. Ma non congelata. Infatti - ribadisce nella sentenza la Corte Costituzionale - «l’interesse dei pensionati, in particolare di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate nel dettaglio». Oltretutto - sottolinea la Consulta - sulla questione era stata presentata un’interrogazione in Senato, l’8 agosto 2013, «rimasta inevasa, in cui si chiedeva al Governo se si intendesse promuovere la revisione del provvedimento alla luce della giurisprudenza costituzionale».
Governo non preoccupato. La risposta in via politica non c’è stata. Ma ora «il governo sarà obbligato a restituire il maltolto ai pensionati» evidenzia la Cgil. Vendola chiede la riforma della legge Fornero, mentre Paolo Ferrero, segretario di Rc va oltre: chiede proprio l’abolizione della norma. Il governo, però, non ci pensa proprio. Ma Palazzo Chigi sta «verificando l'impatto che la sentenza della Consulta può avere sui conti pubblici, non sarà una prova facile, anche se non siamo molto preoccupati». Tanto c’è il tesoretto per pagare.
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