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L’usura che non ti aspetti: dallo strozzino di quartiere al consulente che prepara la trappola

di Gemma Vignocchi
L’usura che non ti aspetti: dallo strozzino di quartiere al consulente che prepara la trappola

Fioriscono le reti di finanziatori ma sono trappole, boom di denunce contro le banche. La Confesercenti lancia l'allarme

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Ha tanti volti oggi l'usura, ingrassata ben bene dalla crisi: da quello pulito del professionista elegante a quello sporco della camorra, da quello bonaccione ma cinico del pensionato a quello suadente della finta finanziaria. Lo dice “Sos Impresa”, associazione di Confesercenti - che su questi temi organizza oggi un convegno a Livorno - lanciando l'allarme: in Toscana il fenomeno è in preoccupante aumento, e a gonfiare i dati contribuiscono le denunce contro le banche, sempre più spesso accusate di comportamenti usurari. La recessione ha fatto da fertilizzante al fenomeno, che colpisce sì soprattutto la Versilia, Livorno e la Valdinievole, ma si estende ora anche ad Arezzo - legata alle difficoltà del settore orafo - e a Prato. Ed entrano in scena protagonisti diversi, sia tra le vittime che tra i carnefici.

Dallo strozzino al camorrista. Resiste dappertutto - spiega Lino Busà, direttore di “Sos Impresa” - la figura classica del cravattaro di quartiere, l'uomo della porta accanto - commerciante, professionista, assicuratore - che agisce da solo e presta cifre contenute, non più di 30-40mila euro, accontentandosi di tassi non esorbitanti. Lo strozzino è persona conosciuta nella zona, visto quasi come un benefattore da chi non sa più dove sbattere la testa, nel momento in cui offre aiuto all’anziano solo, al negoziante sotto casa, al dipendente che ha perso il lavoro, a chi ha appena divorziato.

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Ma più spesso a praticare l’usura sono reti professionali, vere e proprie associazioni a delinquere (dedite anche a riciclaggio e truffe): può trattarsi di gruppi di commercianti o di imprenditori o magari di finte finanziarie. In ogni caso queste “società” sono ben poco pazienti e hanno grande capacità d'intimidazione: per recuperare i crediti arruolano delinquenti che minacciano e giungono a volte all'estorsione. Ciò che più importa a tali associazioni non è tanto lucrare sugli interessi quanto impossessarsi dei beni di chi è in difficoltà: l'appartamento o la villa, o più spesso l'azienda. E ci riescono a volte, perché la vittima difficilmente si ribella.

Infine ci sono le organizzazioni criminali vere e proprie, legate a camorra e 'ndrangheta: agiscono nel cuore della regione, a Prato, Pistoia e Montecatini, oppure in Versilia, ma hanno la casa madre a Napoli, a Caserta, in Calabria. Qualcuno parla addirittura della Toscana come della “lavanderia” dei clan campani.

Un capitolo a sé è quello delle banche, oggi oggetto di centinaia di denunce penali per usura. Arezzo poi è un caso nazionale con i tribunali ingolfati dagli esposti: «Sta diventando un problema sociale - nota Busà - e dimostra che il rapporto con gli istituti di credito si è molto deteriorato».

Poche denunce. In generale invece si denuncia sempre meno (per questo gli episodi sono ufficialmente pochi e l’usura resta in gran parte sommersa): un po' perché molti hanno scarsa fiducia nella giustizia e temono i tempi lunghi dei processi, un po' perché non sempre è facile dimostrare cosa è successo visto che lo strozzino pretende denaro contante, ma soprattutto perché la vittima cade spesso in uno stato di sudditanza psicologica nei confronti del suo aguzzino: all’inizio lo vede come un salvatore, e dopo prevalgono vergogna e senso di colpa.

I tassi. Le reti di usurai sono esose: in media chiedono tassi del 10% al mese (il che vuol dire il 120% all’anno) mentre la vittima si espone in media per 80mila euro: bastano pochi assegni in bianco o una quota di società e il macellaio o l’impresario edile è preso per il collo, in pugno ai delinquenti .

Chi cade in trappola - convinto di risolvere in fretta un problema economico e poi si ritrova spogliato di tutto - è di solito un uomo tra i 48 e i 55 anni, spesso proprietario di un negozietto che dà poco reddito, schiacciato dal supermercato vicino che ha prezzi più bassi e gamma più ampia di prodotti. Il commerciante in disgrazia in tempi di crisi non ha modo di riciclarsi in altre attività e allora si gioca il tutto per tutto per tenere in piedi il suo esercizio. Ma la rovina è dietro l'angolo e il fallimento economico può venire vissuto come un fallimento personale: «Tra i suicidi degli imprenditori non pochi sono legati all’usura», osserva Busà.

Usura a giornata. Il fenomeno però può riguardare anche impresari medio-grandi, a volte protagonisti di quella che viene definita “usura a giornata”: è il caso per esempio dei proprietari di mini-market che chiedono denaro in prestito al mattino, per poter fare gli acquisti, e lo restituiscono poi, maggiorato, la sera.

L'aspetto nuovo è che prima si andava dallo strozzino perché la banca non dava finanziamenti, ora invece si va dall’usuraio per avere i soldi da portare in banca per non rischiare di vedersi bloccare i conti. E se la crisi ha contribuito certamente a far crescere l’usura - che s’accompagna poi a molti altri reati- l'usura a sua volta genera crisi, con ricadute pesanti sul sistema delle imprese. Un brutto circolo vizioso.

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