Italia
Hackerato il sito del Pd toscano. "Siamo l'Isis, siamo ovunque"
Un rettangolo nero con il logo dell'Isis e un inno: è ciò che compare sul sito del partito democratico. Il segretario regionale: "Non ci lasceremo intimidire"
“Hackerato dallo Stato Islamico, siamo ovunque”. Questa volta non è il sito di una scuola, questa volta la bandiera nera dei jihadisti si allunga come uno spettro di terrore sulla politica. La sera del 7 marzo la home page del sito internet del Pd toscano è comparso un grande rettangolo nero con la classica scritta dell’Isis ad oscurare la parte alta del portale. Un click e parte una canzone in lingua araba, forse una sorta di inno del Califfato. E poi sotto, appunto, il messaggio.
A lasciarlo «mohammed.aljzairi» (questo il nome dell’account Facebook che firma l’attacco online, qui sotto la foto del profilo). “Non sappiamo ancora identità e intenti dell’aggressore. Siamo in continuo contatto con le autorità di polizia”, scrive alle 21.30 sulla sua bacheca il segretario regionale dei Dem Dario Parrini. Parrini aggiunge: “Giorni fa la nostra sede è stata assaltata con fumogeni e lanci di oggetti da sedicenti difensori del diritto alla casa”. Il riferimento è al corteo di giovedì del Movimento di lotta per la casa. “Attacchi telematici e attacchi fisici – continua Parrini - Non ci facciamo né impressionare né impaurire. Andiamo avanti”.
Per ora non è chiaro se la minaccia sia reale o si tratti solo di uno scherzo. “Dobbiamo verificarlo, ma per farlo serve che chi gestisce il sito per il partito ci fornisca i log degli accessi, da lì potremo risalire ai codici identificativi degli utenti e stabilirne l’origine, se italiana o straniera, oppure se si tratti di un sistema utilizzato per rendere anonime le invasioni”, dice una fonte inquirente della Polizia postale. Ma al lavoro si sono messi subito gli uomini della Digos e dell’antiterrorismo. La comunicazione online per il Pd toscano è gestita dalla cooperativa Tabloid, ma i server sono appoggiati alla Shellrent srl di Vicenza. Dall’attacco a Charlie Hebdo, soprattutto negli ultimi giorni, sarebbe in atto una “campagna di propaganda”, spiegano gli inquirenti.
I precedenti più noti riguardano l’attacco hacker ad una scuola di Scandicci e al sito di consultazione di sale cinematografiche di Viareggio, ma ci sarebbero anche aziende prese di mira in Toscana. “In nessun caso finora - spiegano gli inquirenti – era comparsa la scritta Isis”. Di certo si sa che il profilo Facebook dell’hacker è nato il 19 gennaio ed elenca 88 siti web hackerati. Tra questi, siti russi, francesi e americani come University of California, Berkeley e del Mit.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
