Il Tirreno

Toscana

L'editoriale - La banalizzazione del bello che rende tutto uguale

Omar Monestier

Il commento del direttore del Tirreno sulle foto postate dalla cantante statunitense Katy Perry davanti ad alcune delle opere d'arte della Toscana

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Sono simpatiche le foto della cantante americana Katy Perry nelle quali la si vede ritratta a ingoiare la Torre pendente, grattare il David, sbertucciare la Venere di Botticelli? Non sono un censore delle esuberanze delle star straniere e neppure dei turisti anonimi, italiani compresi, davanti al Bello. Comprendo la necessità della star di spettacolarizzare ogni suo spostamento dando ai fan la possibilità di sentirsi ogni giorno in contatto con il loro idolo, addirittura in posti nei quali ciascuno di noi può, se lo desidera, recarsi. Non credo che i musei vadano fruiti solo da professoroni barbosi e sono lieto che decine di ragazzi vocianti passino da una stanza all'altra delle nostre antiquate pinacoteche. Il Bello va condiviso, le opere d'arte viste e i monumenti frequentati. Solo così continuano a restare vivi.

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Tuttavia, la cultura da parco giochi che sta permeando molte città turistiche, rischia di rendere indistinguibile il valore delle maggiori espressioni artistiche dell'umanità da una attrazione pensata unicamente per il tempo libero. Molte opere d'arte nascono per il diletto dei committenti e pure la Torre pendente è uno spettacolo sublime anche per l'occhio di chi, legittimamente, non ne vuole conoscere la storia e il significato, limitandosi a uno scatto ricordo da postare sulla bacheca Facebook. Ogni cittadino ha il diritto di goderne a modo suo. Talvolta mi chiedo, però, se sia giusto rassegnarsi senza colpo ferire a viverne la quotidiana narrazione come edificio dalla vaga forma fallica. È o non è una orribile deriva estetica e non un semplice modo per smitizzarla, per avvicinarla a tutti? Non voglio qui sostenere che essa andrebbe esplorata solo in punta di piedi e in silenzio. Vorrei però che quanti ne percorrono le scale ne conoscessero almeno l'età, la complessità, il valore. Forse si esimerebbero dallo staccarne i pezzi (che se ne faranno poi?) o dall'incidere il nome della fidanzata dentro un cuore sgraziato.

Sono certo che a Katy Perry è stata raccontata tutta la storia della Torre e che quella foto non è altro che lo scatto innocente di una ragazza in vacanza. Grazie Katy per essere stata fra noi. Spero che tanti altri vengano a visitare Pisa e la Toscana, non vorrei che la continua banalizzazione dei nostri tesori artistici, alla quale tutti ci siamo abituati, equivalesse a degradarli ogni giorno un po'. Non voglio in alcun modo mettere a confronto la visita di Katy Perry con l'assalto romano dei teppisti olandesi. Penso però che lo sfregio peggiore compiuto all'Italia e agli Italiani non siano state le cento e passa scalfitture alla Barcaccia del Bernini. È stata quell'incuranza dell'opera, la non conoscenza del valore artistico, storico e simbolico del luogo, lo svilimento del Bello. A meno che non si sia trattato, al contrario, del deliberato atto di profanazione di una piazza della quale si percepiva, per sommi capi, l'immensità e che proprio per questo, in segno di disprezzo, andava insudiciata come e più che si potesse (sotto gli occhi delle forze dell'ordine). Chi ama Katy Perry e ne ascolta le canzoni non può che inorridire di fronte alla possibilità che i suoi scatti pubblicati sui social siano accostati alle barbarie di piazza Navona. E fa bene. Per l'appunto, non vi è nessuna relazione se non una, che fa male anche se non sembra grave: la normalizzazione di ogni luogo, di ogni simbolo, la riduzione a uno scherzo, a un gioco, anche della morbida figura di donna che esce con dolcezza dalla spuma del mare. Lì dentro c'è molto di più che lo sfondo di un selfie.

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