Il Tirreno

Toscana

Niente esuberi per i dipendenti delle Province

Mario Lancisi
Niente esuberi per i dipendenti delle Province

Accordo Regione, sindacati e Anci. Entro maggio 2mila dipendenti passeranno all'ente regionale con lo stesso stipendio. Ma l'Unione delle Province non firma: "Vogliamo più soldi, altrimenti rischiamo il dissesto economico"

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Duemila dipendenti delle Province rischiano il trasferimento ma conservano il posto di lavoro e lo stipendio. È il nocciolo del protocollo di intesa che la Regione Toscana ha firmato con i sindacati e l’Anci, l’associazione dei comuni sul trasferimento di funzioni relative ad agricoltura, ambiente, formazione. A sorpresa le Province non hanno firmato l’accordo. In pratica i dipendenti, che nelle settimane scorse hanno manifestato contro il pericolo di perdere il posto di lavoro, hanno detto sì al piano della Regione mentre le Province, da cui dipendono, non hanno apposto la loro firma in calce al protocollo.

I dipendenti delle Province protestano in tutta Italia per difendere il posto

La ragione è presto detta. Le Province vogliono salvare i loro bilanci e i dipendenti il posto di lavoro. Da qui la diversa posizione rispetto al procollo di intesa con la Regione. «Per noi è fondamentale il mantenimento del posto di lavoro e l’assicurazione che la mobilità avverrà solo nell’ambito di 50 chilometri. Per cui se un dipendente sta a Livorno non verrà trasferito a Firenze, per esempio», spiega Paolo Becattini, responsabile Funzione pubblica della Uil.

Stefano Baccelli, lucchese, a nome dell’Upi, l’unione delle province, non ha firmato perché chiede che la Regione aumenti i soldi destinati alle Province e lancia l’allarme: «Se non ci saranno trasferimenti adeguati rischiamo di non pagare il personale. Alcune Province rischiano il dissesto finanziario e bisogna intervenire». La Regione replica con l’assessore al bilancio Vittorio Bugli: «Non spetta a noi far fronte ai tagli del governo». Anche perché polemizza Becattini «ci sono Province che hanno continuato a spendere, gonfiare gli organici e gli incarichi ai dirigenti anche dopo che si sapeva che sarebbero state abolite».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10495987:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2014/12/14/news/province-in-toscana-quasi-2300-i-dipendenti-da-ricollocare-1.10495987]]Il presidente della giunta Enrico Rossi però andrà avanti. «Avremo tre mesi di tempo per stabilire il passaggio del personale alla Regione. Dobbiamo farcela entro fine legislatura, è un finale di lavoro, non in discesa: abbiamo tante cose da fare, e anche questa senz'altro la condurremo in porto». Per i lavoratori, ha ricordato Rossi, «non c'è un problema di cambiamenti di sedi, la Regione deve essere presente sul territorio, i lavoratori non hanno da temere alcunché. Noi piuttosto dobbiamo rapidamente non solo pensare al trasferimento del personale, ma all'organizzazione: abbiamo bisogno di inserire il personale nel quadro organizzativo di una Regione che non è più la stessa che io ho trovato nel 2010».

Entro maggio o al massimo giugno quindi 2mila dei 4800 dipendenti delle Province passeranno alla Regione per svolgere tre funzioni fondamentali: Formazione e lavoro, Ambiente e Agricoltura. Di questi duemila dipendenti che passeranno alla Regione, il 15% (cioé 300 circa) saranno pensionati, se ne avranno i requisiti, ha spiegato Bugli. Lo stipendio resterà uguale a quello percepito in Provincia. Becattini fa un esempio sulla sua busta paga: «Io prendo come tabellare 1100 euro, e questo è uguale a quello dei dipendenti regionali. A questa cifra si aggiunge un integrativo di 550 euro mentre chi lavoro in Regione prende di più. Ma nell’immediato va bene così. In seguito vedremo». Eh sì, perché c’è già chi pensa a fare ricorso lamentando il diverso trattamento tra dipendenti della Regione e quelli provenienti dalle Province. Come dire che la “guerra” delle Province è destinata a continuare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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