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Risiko delle Popolari, la Borsa crede al colpo di mano
Bpm e Ubi volano in Borsa,il mercato le vede spose con Carige e Mps
SIENA. L'attesa per i provvedimenti del governo Renzi tagliati su misura delle banche popolari e delle Bcc fa scattare la speculazione in Borsa. Alla vigilia del Consiglio dei ministri chiamato ad approvare il cosiddetto "Investment compact", che secondo le attese conterrà provvedimenti che puntano a riaccendere il risiko tra gli istituti di credito di piccole e medie dimensioni, le banche popolari quotate in Piazza Affari galoppano all'insegna degli acquisti (Ftse Mib +1,17%, lunedì 19 gennaio) sull'ipotesi che Palazzo Chigi sbarri la strada al modello capitario (una testa, un voto), costringendole alla trasformazione in Società per azioni (Spa).
E così, tra volumi intensi e raffiche di sospensioni per eccesso di rialzo, a svettare sull'intero fronte è la Popolare di Milano. Il titolo ha messo a segno, infatti, un balzo a cifre doppie (+14,89%) salendo a quota 0,68 euro. Il gruppo di Piazza Meda, fino a poco tempo fa sorvegliato speciale della Banca d'Italia, grazie al recente aumento di capitale da 500 milioni, è uscito a testa alta dagli esami della Bce ed ora è indicato come uno dei potenziali aggregatori del sistema.
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Secondo numerose ricostruzioni, che ciclicamente ritornano a galla, la Bpm potrebbe essere il partner perfetto per la Carige (+2,23%. la banca genovese ha il 90% della Cassa di Carrara e il 60% della Banca del Monte di Lucca)), la seconda banca bocciata dalla Bce al fianco del Montepaschi (+3,73%).
Secondo alcuni analisti, invece, l'istituto milanese presieduto dall'ex ministro Piero Giarda dovrebbe ritentare la strada delle nozze con la Bper (+8,51%).
Un'altra popolare che potrebbe giocare un ruolo centrale in un eventuale risiko è Ubi Banca, che a Piazza Affari è volata del 9,68%. Proprio il suo consigliere delegato, Victor Massiah, di recente aveva detto che Ubi potrebbe avere la funzione di polo aggregante del sistema, respingendo però l'ipotesi, spesso accreditata, di tentare la fusione con Mps. Nonostante le smentite però questo scenario resta ancora sulla bocca di molti, soprattutto adesso che il nuovo piano di rafforzamento multi-miliardario della banca senese in via di definizione con la Vigilanza di Francoforte appare sempre più in salita. Al di là di questi scenari, quindi, la parola sta al governo. Allo stato attuale l'ipotesi di eliminare il voto capitario, ovvero "una testa un voto", sembrerebbe di difficile attuazione. Una mossa che potrebbe essere vista come un colpo di mano e che potrebbe provocare non pochi effetti a catena.
Matteo Salvini: pronti alle barricate. Fuoco di fila da politici, sindacati e associazione di settore alla prospettata riforma delle banche popolari che il governo potrebbe introdurre nell'Investment compacy che dovrebbe arrivare al cdm di martedì 20 gennaio. L'ipotesi circolata sarebbe quella di abolizione del voto capitario rendendo di fatto subito contendibili (e in grado di meglio aggregarsi) le popolari quotate. Una misura che formerebbe un pacchetto più ampio sul comparto del credito: da un termine massimo di 15 giorni fissato alle banche per trasferire i conti correnti a chi ne fa richiesta, alla portabilità dei fondi pensioni, all'estensione del fondo di garanzia ai titoli Abs. Misura in vista degli acquisti che la Bce sta effettuando dallo scorso autunno e che potrebbero liberare risorse nei bilanci. Una spinta in un momento in cui gli istituti di credito hanno invertito la tendenza di ribassi ininterrotti dei prestiti che durava dal 2012 segnando un +0,1% per i finanziamenti a famiglie e imprese. Ma è la possibile abolizione del voto capitario la misura più incisiva, al meno nel breve. Una circostanza non sfuggita alla Borsa che ha fatto schizzare le azioni degli istituti di credito ma che appunto ha suscitato perplessità e critiche anche molto aspre da parte di molti esponenti politici che guardano a quello delle popolari come un settore più vicino alle esigenze delle Pmi e alieno alla finanza speculativa.
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Il più netto è stato il segretario della Lega Matteo Salvini che si è detto "pronto a salire sulle barricate a difesa dei territori. Intanto fermiamo questo tizio". Il Carroccio si dice pronto a un esposto sospettando una misura che favorisca il salvataggio di Mps. Il presidente di Assopopolari Ettore Caselli, che è anche presidente della Bper, si dice "perplesso" sulle ipotesi circolate sui media e ricorda come l'associazione avesse nominato una Commissione composta da accademici di chiara fama e di indiscusso prestigio, composta dal Presidente Prof. Angelo Tantazzi, dal Prof. Piergaetano Marchetti e dal Prof. Alberto Quadrio Curzio, con il compito di elaborare un modello di banca popolare ancor più rispondente alle mutate esigenze del mercato", "carico di elementi di novità da cui non si può prescindere, ma che al tempo stesso sarebbe ispirato ad un miglior equilibrio degli interessi in gioco e, ancora, si porrebbe in linea di continuità con i valori tradizionali a cui da sempre si ispira il movimento popolare".
Già venerdì erano scattate le prime voci critiche a partire dai sindacati del settore, preoccupati per possibili tagli del personale a seguito delle aggregazioni ma anche nello stesso Pd da Fioroni, preoccupato per sorti della finanza cattolica molto presente nel settore delle popolari, a Boccia. Ora il fronte si è allargato anche al centrodestra e in particolare a Forza Italia dove si sono espressi contro Renata Polverini, Anna Cinzia Bonfrisco e Maurizio Gasparri. In serata è anche arrivata la Lega che negli scorsi anni aveva creduto nel progetto della grande popolare del nord di Gianpiero Fiorani e aveva sponsorizzato l'arrivo di Massimo Ponzellini alla Bpm. Anche il segretario generale del sindacato Fiba Cisl critica il ricorso al decreto, ricorda come le popolari siano le piu generose verso le Pmi e attacca "l'effetto annuncio". "Oggi i mercati finanziari hanno registrato enormi rialzi che consentono, soprattutto dalle parti di Londra, di brindare a Champagne da parte di coloro che nei giorni scorsi hanno fatto (casualmente?) incetta di azioni...".
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