Il Tirreno

Toscana

COMMERCIO: TOSCANA BOCCIATA

La guerra del carrello: governo contro Regione sui supermercati

di Ilaria Bonuccelli
La guerra del carrello: governo contro Regione sui supermercati

Impugnata la legge urbanistica che limita la media e grande distribuzione, secondo il consiglio dei ministri vìola il principio della libera concorrenza

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Sembra una guerra urbanistica, in realtà è una guerra di commercio. La Regione su un fronte, il governo sull’altro. La Corte Costituzionale a fare da giudice, i supermercati (con la loro lobby) come bottino. Il quadro, in sintesi, è questo. La Toscana non vuole più supermercati sul proprio territorio. Soprattutto non vuole che grandi strutture agricole dismesse si trasformino in enormi centri commerciali, snaturando la propria campagna. Vuole tutelare il proprio paesaggio dalla speculazione “produttiva”, evitando il consumo di suolo. Così prova a mettere un freno al cemento della grande distribuzione, secondo quanto concordato con le associazioni del commercio. E lo fa con l’ultima legge urbanistica approvata il 10 novembre. Il governo non è d’accordo e decide di discutere la questione davanti alla Corte Costituzionale.

Stop alla legge anti-supermercati. Proprio alla vigilia di Natale, il consiglio dei ministri impugna la legge 65 della Toscana sulle «norme per il governo del territorio». Il governo sostiene che, con queste disposizioni, la Regione sia andata oltre le proprie competenze. Che abbia violato l’articolo 117 della Costituzione sulla divisione di competenze (in materia di legiferazione) fra Stato e Regioni. La pietra dello scandalo sono proprio gli articoli sull’insediamento di medie e grandi strutture di vendita che, come formulate, costituirebbero, «un ostacolo alla libera concorrenza». Un’accusa che, in realtà, la Toscana si è già sentita rivolgere un paio di anni fa dal governo: all’epoca in discussione c’era la legge che modificava il Testo unico del Commercio, ma l’argomento era più o meno lo stesso. Ancora disposizioni sull’insediamento della media e grande disposizione.

Nuova legge, vecchia guerra. All’epoca la questione era sulla procedura di autorizzazione (il passaggio dallo sportello unico dei Comuni, il Suap), oggi si contesta l’affidamento delle procedure a una conferenza di copianificazione della quale fanno parte le amministrazioni interessate (Comune, Provincia, Città metropolitana, regione) ad accogliere sul proprio territorio le strutture commerciali. Di nuovo c’è stato un contenzioso davanti alla Corte costituzionale, con una sentenza alla quale oggi la Toscana si appella per scardinare il nuovo attacco del governo.

Di sicuro, in questa battaglia la Regione non è sola. E lo sa. Le nuove norme urbanistiche per evitare il dilagare della grande distribuzione sono state concordate - come conferma il vicepresidente nazionale di Confesercenti, Massimo Vivoli - con tutte le associazioni del commercio «a tutela della piccola e media impresa». Il risultato sono due articoli della nuova legge urbanistica che attraverso la tutela del territorio cercano di proteggere un tessuto economico composto di imprese locali a conduzione familiare o quasi. La direzione opposta a quella del governo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10570109:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2014/12/28/news/la-confesercenti-non-ci-arrendiamo-e-batteremo-le-lobby-1.10570109]]Valutare paesaggio e impatto sui negozi dei supermercati. Le prime indicazioni contestate, infatti, sono quelle dell’articolo 26 della legge. Impongono all’esame della conferenza di copianificazione ogni progetto di insediamento di grandi strutture di vendita o di aggregazioni di medie strutture che abbiano «effetti assimilabili alle grandi strutture». L’esame è obbligatorio sia che l’insediamento preveda nuovo consumo di suolo, sia che preveda recupero di patrimonio esistente. Ma non è tutto. Nel valutare il progetto, la conferenza deve tenere di conto di vari parametri, compreso l’impatto sul paesaggio, sulle attività commerciali esistenti, sulla viabilità e le infrastrutture (di fatto sul carico urbanistico), sull’inquinamento e così via.

Giro di vite anche sulle medie strutture. Procedure analoghe sono previste (articolo 27) per le strutture di media distribuzione, ora distinte in due gruppi: attività non inferiori a 2000 metri se aperte nei Comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti quando inseriti nelle aree metropolitane di Firenze-Pistoia-Prato e Livorno-Pisa; attività non inferiori a 1000 metri negli altri comuni. Non c’è, invece, bisogno dell’esame della conferenza di copianificazione le strutture di media distribuzione inserite in comuni con popolazione residente o pari a 50mila abitanti.

La Regione: non c’è lesione della concorrenza. Neppure questa clausola è bastata a evitare il contenzioso. Che, in qualche modo, era stato anticipato dal governo alla Toscana. «Preparatevi, ripartiamo». Come per la legge sul commercio. Ma la Regione sembra tranquilla. Proprio perché - sostiene - questi articoli «chiariscono che la conferenza di copianificazione ha ad oggetto solo l'esame (da parte delle amministrazioni) delle previsioni urbanistiche di grandi strutture di vendita o di aggregazioni di medie strutture. Le valutazioni compiute dalla conferenza, pertanto, sono di natura urbanistico-territoriale, e non possono comportare - in quanto relative alla formazione delle previsioni urbanistiche - aggravi procedurali per gli operatori economici». In sostanza, n on possono essere lesive della concorrenza. Tanto meno rispetto alle condizioni che potrebbero trovare in regioni limitrofe. Non solo. I rilievi che il governo avanza alla Consulta - insiste la Regione - erano già presenti nella legge sul commercio impugnata davanti alla Corte costituzionale e «già hanno superato il vaglio di legittimità come si vede dalla sentenza 165/2014 della Consulta. Il senso della norma è che le proposte di piano devono essere verificate in termini di sostenibilità rispetto alle strategie connesse al perseguimento di migliori e equilibrate condizioni di “vivibilità” e la verifica delle conseguenze attese (dall’insediamento di un supermercato) sulla permanenza degli esercizi di prossimità è volta a garantire i servizi essenziali nelle aree più scarsamente popolate».

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