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Offese razziste a uno studente, il ragazzo ai giudici: "Mi chiamava negro"
Imputata un'insegnante di una scuola media fiorentina con l'accusa di maltrattamento psicologico e ingiurie aggravati dalla discriminazione razziale
FIRENZE. "Mi chiamava negro e faceva discorsi razzisti dicendo che gli uomini, come gli animali, dovrebbero vivere ciascuno nel proprio ambiente". È quanto ha raccontato uno studente quindicenne di origine africana durante l'udienza del processo a Genova che vede imputata un'insegnante di una scuola media fiorentina con l'accusa di maltrattamento psicologico e ingiurie aggravati dalla discriminazione razziale. Il processo all'insegnante si svolge a Genova perché il ragazzino è figlio adottivo di un magistrato toscano. Sempre secondo l'accusa, l'imputata avrebbe avuto condotte lesive dell'integrità psichica e morale e del decoro e dell'onore del ragazzo. Tra l'altro, per l'accusa, lo avrebbe chiamato "bifolco". Martedì 9 ha deposto anche la madre del ragazzo che ha spiegato di aver percepito una maggiore aggressività del figlio connessa agli episodi di cui sarebbe stato vittima. Sono stati anche sentiti come testimoni il papà di un compagno di scuola e la mamma di un altro che hanno riferito quanto i rispettivi figli avevano detto su alcune frasi rivolte dall'insegnante al ragazzo. Il processo riprenderà l'11 febbraio 2015.
Nella prossima udienza, come disposto dal presidente del tribunale Marina Orsini, saranno sentiti come testi due ex compagni di scuola dello studente, quelli dei banchi più vicini al suo. I difensori dell'imputata, gli avvocati Gennaro Velle di Genova e Niccolò Sernesi Lombardi di Firenze hanno chiesto, a loro volta, che siano ascoltate due ex compagne di scuola. Gli episodi si riferiscono al periodo fra il febbraio 2011 quando il ragazzo frequentava la prima media e quello fra settembre-dicembre dello stesso anno, quando era in seconda media. La denuncia era stata presentata dai genitori del ragazzino che poi si erano costituiti parte civile assistiti dall'avvocato Cristina Moschini di Firenze. A sostenere l'accusa in tribunale è il pm Federico Manotti che aveva coordinato l'inchiesta.
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