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Sì ai permessi per i neopapà anche se la moglie non lavora

Sì ai permessi per i neopapà anche se la moglie non lavora

Fare la casalinga è più impegnativo che essere una lavoratrice dipendente: anche il marito di una donna che non lavora ha dunque diritto al permesso giornaliero per accudire il figlio nel primo anno di vita

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ROMA. Fare la casalinga è più impegnativo che essere una lavoratrice dipendente: anche il marito di una donna che non lavora ha dunque diritto al permesso giornaliero per accudire il figlio nel primo anno di vita. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con una sentenza che ha accolto il ricorso di un poliziotto contro la questura di Genova.

È l’articolo 40 del Testo Unico 151/2001 a prevedere anche per il padre il riconoscimento del diritto a fruire dei riposi giornalieri a partire dal compimento del terzo mese di nascita del figlio. In base a questa norma, l’agente aveva fatto richiesta dei permessi poi negati dalla questura; il Tar aveva dato ragione a quest’ultima, sostenendo che l’attività domestica comprende anche la cura dei figli e dunque il poliziotto non aveva diritto ai permessi per badare al proprio bimbo. Per i giudici di Palazzo Spada, invece, il principio da rispettare «è quello della paritetica partecipazione di entrambi i coniugi alla cura ed all’educazione della prole».

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