Il presidio
"Chi perde va a Montesenario", a vuoto la scommessa fra Renzi a Vespa
Né il premier né il popolare conduttore di "Porta a Porta" hanno mantenuto la promessa fatta davanti alle telecamere di salire a piedi fino santuario
Da Firenze a Monteseneraio ci sono venti chilometri tutti in salita e i frati del santuario per tutta la giornata di domenica 21 settembre, tra una messa e l’altra, hanno atteso l’arrivo a piedi di Bruno Vespa e di Matteo Renzi. Invano. Perché né il premier e né il popolare conduttore di Porta a Porta hanno mantenuto la promessa fatta davanti alle telecamere. «Peccato perché avrei detto a Renzi che mi piace, è giovane, ha grande energia, ma ora dopo tanti annunci è giunto il momento che concretizzi», spiega il priore del convento padre Fernando Perri, 75 anni.
Già le promesse, gli annunci. Anche i frati sembrano essersi spazientiti. E pensare che la sfida di Montesenario (che per Firenze è quello che Montenero rappresenta per Livorno) è venuta al premier. A Porta a Porta, ospite di Vespa. Tema di discussione: i debiti della Pubblica amministrazione. «Ma quando li restituirete?», domanda il giornalista al premier. Risposta: «Vespa, le assicuro: li restituiremo». Vespa scettico incalza: «Se li paga vado in pellegrinaggio a piedi nel santuario scelto da lei». Renzi risponde: «Se entro il 21 settembre pagheremo tutti i debiti lei, caro Vespa, va a piedi a Montesenario, che sta sopra Firenze».
Il 21 settembre, festa di san Matteo, è arrivato e sui debiti del governo corrono diverse interpretazioni tra chi - il premier - assicura che le aziende possono riscuotere i crediti dallo Stato e gli oppositori che invece sostengono che Renzi non ha mantenuto le promesse. Fatto è che nell’uno o nell’altro caso almeno uno tra Vespa e Renzi si sarebbe dovuto vedere a Montesenario. O al limite tutte e due: «Se mi mancheranno 2 o 3 miliardi vuol dire che farò a piedi gli ultimi chilometri», assicurò Renzi a Vespa.
I frati sono delusi. Ma non tanto per la scommessa non mantenuta, in fondo un po’ se l’aspettavano, soprattutto in un Paese dove tutti hanno sempre una parte di ragione. «No, la nostra delusione è per il servizio di Porta a Porta sul nostro santuario. Vespa ha messo in risalto il liquore che produciamo, ma non ha capito che Montesenario ha ben altro valore», spiega padre Fernando. E spiega che qui, a 800 metri di altezza, una terazza su Firenze, nel XIII secolo si rifugiarono sette nobili commercianti fiorentini, che diedero vita all’ordine dei Servi di Maria. «Erano guelfi e ghibellini e si detestavano tra loro. Poi un giorno decisero di fare amicizia, di dialogare e di vivere insieme. Ecco, a Renzi avrei voluto dire proprio questo: “Politici, smettetela di litigare, e cercate il dialogo per il bene dell’uomo e soprattutto dei più bisognosi”. Ma nè il premier e nè Vespa sono venuti...». Già, padre. Sono rimasti a casa. Mica hanno tanta voglia di ascoltare i consigli evangelici di un povero frate.
SU YOUTUBE: LA SCOMMESSA TRA RENZI E VESPA
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