Il Tirreno

Toscana

Aspro e misterioso il cammino che porta al centro della Terra

Paola Taddeucci
Aspro e misterioso il cammino che porta al centro della Terra

Viaggio emozionale dell’Orrido di Botri, tra ombre di diavoli, sussurri di streghe e una natura da giurassico

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BAGNI DI LUCCA. Il suono dell'acqua e le forme dei sassi. Il sole che appare e scompare, le radici degli alberi sospese tra le pietre, le rocce che cambiano colore e raccontano milioni di anni. E tutt'intorno le pareti della montagna, che si avvicinano tra loro sempre di più, arrivando quasi a toccarsi, mentre si allungano verso il cielo, prima venti, poi cinquanta, fino a cento metri d'altezza, per accogliere i nidi di aquile, gufi reali, falchi pellegrini (VIDEO).

L'Orrido di Botri è aspro e rigoglioso, selvaggio e accogliente, stupefacente e misterioso, opprimente e rassicurante, divertente e insidioso, buio e solare (FOTO).  Riserva naturale dal 1971 gestita dal Corpo Forestale dello Stato, è una gola calcarea – la più profonda e grande della Toscana - scavata fin dall'era giurassica, 170 milioni di anni fa, dalle impetuose acque di tre torrenti che scendono dall'Appenino e poi confluiscono in un unico corso d'acqua, il rio Pelago.

Un luogo affascinante che, come pochi altri, riesce a dare tante emozioni tutte insieme. Non a caso un viaggiatore come Fosco Maraini ci tornava sempre e lo paragonò a uno dei posti più belli da lui visitati in Tibet. E si dice che Dante avesse immaginato l'entrata dell'Inferno proprio lì, tanto che le credenze popolari, da secoli, descrivono l'Orrido come abitato da diavoli, streghe e altri spiriti maligni. Uno di questi è quello di Botri, pastore di capre che, caduto nel precipizio, si sarebbe sfracellato nelle pietre del torrente. La leggenda narra che da allora il suo spirito sia rimasto l'unico padrone dell'Orrido e che manifesti il suo odio verso i vivi gettando sassi su chi osa entrare nel suo regno.

“Effettivamente ogni tanto i sassi cadono – precisano i Forestali -, ma a tirarli giù sono gli smottamenti del terreno e le capre selvatiche che vivono nella riserva da anni e si sono ambientate a vivere sui costoni irti del canyon”.

Dei 286 ettari di superficie, solo una  parte, la meno impervia, è aperta a tutti ed esclusivamente d'estate. Anche qui, tuttavia, è necessario prestare attenzione perché, risalendo il letto del torrente per circa un chilometro, si cammina quasi sempre in acqua molto fredda - 7 gradi al massimo -, tra sassi e macigni scivolosi, e nell'ultimo tratto, più impegnativo, è possibile fare qualche passaggio sulla roccia, con l'aiuto di corde.

Il casco è obbligatorio, per via del rischio caduta sassi. Sono quattro ore di cammino, tra andata e ritorno.  Dall'ingresso di Ponte a Gaio, a circa 650 metri di quota, si arriva alla Piscina, dentro il canyon, a 806 metri. Le tappe intermedie - in mezzo a pareti altissime e in un susseguirsi  di pozze, grotte nascoste e salti d'acqua trasparente che a volte scorre tranquilla, altre s'incunea vorticosamente tra i sassi - sono la Guadina, le Prigioni e il Salto dei Becchi. Dopo, possono andare solo alpinisti esperti e autorizzati dalla Forestale.

Ma non occorre spingersi tanto oltre per rimanere affascinati. L'Orrido emoziona fin dall'entrata: è come l'inizio di un cammino verso l'infinito, verso ciò che non si conosce, ma anche un percorso dentro la storia della terra, un'immersione totale nella natura.

 

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