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Buco all'Asl di Massa, indagato Enrico Rossi
Ad accusare il presidente della Regione sarebbe Ermanno Giannetti, ex direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria, condannato per peculato a cinque anni e mezzo. Il governatore respinge ogni addebito: "Fui io a far aprire l'inchiesta"
È stato iscritto nel registro degli indagati il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Massa-Carrara sul buco dell’Asl apuana. L’accusa mossa nei confronti del governatore è di falso ideologico. A mettere nei guai Rossi è stato Ermanno Giannetti, ex direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria, condannato per peculato a cinque anni e mezzo, che agli inquirenti ha detto di aver subito delle pressioni dal presidente della Regione, quando era ancora assessore alla Sanità, per ridurre la spesa allo scopo di occultare il disavanzo dei conti dell’Asl.
Nel registro degli indagati risultato anche altre due iscrizioni: Carla Donati, all'epoca direttore del settore sanitario dell'Asl di Massa, e Niccolò Persiani, consulente Asl per la gestione dei nuovi bilanci.
Enrico Rossi respinge ogni accusa. Il presidente della Regione respinge ogni addebito e ricorda di essere stato proprio lui a far aprire l'inchiesta portando tutti gli atti alla magistratura: “Ho ricevuto dalla Procura di Massa – dichiara il presidente della Regione Enrico Rossi – un invito a comparire come persona sottoposta ad indagine in relazione alla vicenda dell’Asl 1. Sembra che l’atto della procura sia conseguente alle dichiarazioni di un signore, Ermanno Giannetti, da me denunciato. Il quale di recente, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di galera per peculato. È un giochino vecchio come il mondo quello di accusare qualcun altro per scaricare le proprie responsabilità. Di tutto questo si sta occupando il mio avvocato”.
Rossi ricorda che, all'epoca del suo assessorato, organizzava ripetuti incontri con i direttori amministrativi proprio per affrontare il tema dei bilanci e chiedeva, di volta in volta e anche attraverso impegni scritti, di ridurre i costi; ma spiega di non aver mai chiesto a nessuno di occultare i disavanzi. Ricorda inoltre di essere stato il primo assessore alla sanità, e tuttora uno dei pochi in Italia, ad aver fatto certificare i bilanci della sanità.
È proprio quello che dice anche la direttrice generale dell'Asl 1 di Massa Carrara Teresa De Lauretis appena appresa la notizia dell'iscrizione sul registro degli indagati del governatore. "Io non entro in merito all'invito a comparire - dice De Lauretis - però posso dire, per onestà intellettuale, che il presidente della Regione Enrico Rossi si è sempre battuto per la certificazione dei bilanci delle Asl. Voleva che fossero a prova di bomba e lo diceva già quando io ero direttore generale a Pisa». De Lauretis si è anche detta «fiduciosa nell'operato dei magistrati» e certa che «il governatore dimostrerà la sua estraneità» ai fatti che gli vengono contestati.
La vicenda. Ermanno Giannetti, condannato nel processo con rito abbreviato proprio ieri dal gup del tribunale di Massa Carrara, è in carcere dal maggio scorso nell'ambito dell'inchiesta sul maxi-buco da oltre 200 milioni di euro della Asl. L'ex direttore amministrativo avrebbe emesso falsi mandati di pagamento per oltre 1 milione di euro a favore di creditori dell'Asl 1 per poi intascare lui i soldi. L'inchiesta sulla Asl 1 di Massa era scaturita da una denuncia presentata alla procura dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi il 20 ottobre 2010, pochi giorni dopo la scoperta di un "buco" di bilancio che all'epoca fu stimato inizialmente in circa 60 milioni di euro.
Le successive indagini della guardia di finanza appurarono un dissesto finanziario più pesante, fino oltre 244 milioni di euro maturato in più anni di gestione, dal 2005 al 2009. Attualmente, ultime stime che emergono dalle indagini coordinate dal pm Alberto Dello Iacono, portano a quantificare il 'buco' addirittura oltre i 400 milioni. L'inchiesta verte sulle gestioni della Asl apuana dal 2005 al 2009, periodo al quale si riferiscono i 60.000 mandati di pagamento "spulciati" dagli inquirenti. Sempre secondo gli investigatori, le stesse irregolarità sono state compiute nella Asl di Massa sin dalla fine degli anni '90 con un danno economico che al momento non sembra possibile determinare.
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