Il presidio
Tia, il rimborso vi spetta ma non ve lo daremo
Uno scandalo tutto italiano la restituzione dell’Iva sulla raccolta dei rifiuti: bisogna rivolgersi al giudice per far rispettare una sentenza già emessa
Essere obbligati a rivolgersi ad un giudice per fare applicare la sentenza di un altro giudice, anche se quest’ultimo, nel suo complesso, si chiama addirittura Corte Costituzionale o Corte di Cassazione. Davvero uno strano paese il nostro, con la vicenda dell’Iva illegittima (il dieci per cento per ogni bolletta) applicata sulla Tia, la tariffa per la raccolta dei rifiuti urbani, che si è trasformata nella classica storia all’italiana dai contorni sempre più confusi. Insomma, con la Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio, resta tutta da risolvere il problema del pagamento della “tassa sulla tassa” e, soprattutto, dei suoi arretrati che dovrebbero essere comunque restituiti: una faccenda che vale, a livello nazionale, un miliardo e mezzo di euro già versati nelle casse dello Stato da parte delle società, sia pubbliche che private, fornitrici dei servizi di igiene ambientale, di cui tra i 150 ed i 200 milioni nella sola Toscana.
La faccenda è a dire poco paradossale, come dimostrano situazioni tipo quella che sta caratterizzando Pistoia: il vice-sindaco Daniela Belliti che, attraverso il Tirreno, invita tutti a presentare il ricorso nelle sedi competenti «perché il Comune sta dalla parte dei cittadini» e Paolo Regini, presidente della società Publiambiente che si occupa dei servizi ambientali di quella provincia e dell’Empolese Valdelsa (e di cui lo stesso Comune di Pistoia è tra i proprietari) che legge le dichiarazioni dell’amministratrice e si dichiara «allibito». E questo, aggiunge, «perché restituire l’Iva, ovviamente già versata nelle casse statali, ai nostri 450mila clienti costerebbe qualcosa come due milioni di euro, oltre al fatto che non possiamo emettere fatture senza l’imposta sul valore aggiunto. Ecco perché mi sento di dire che è una bufala e non la restituiremo, semplicemente perché non lo possiamo fare».
Schiacciati dalla burocrazia. La storia, cercando di riepilogarla in estrema sintesi, è piuttosto complessa e trova abbastanza divise anche le associazioni dei consumatori che oscillano tra raccolte di firme per una soluzione legislativa e quindi definitiva (come Altroconsumo), inviti a presentare ondate di ricorsi (Federcontribuenti), delle cui procedure parliamo comunque a parte, e una certa cautela per evitare il più possibile di infilarsi in pastoie burocratiche (Federconsumatori). Con il risultato, inevitabile, di aumentare la già discreta confusione.
Quindi, con molti Comuni che hanno messo da parte la vecchia Tarsu, la vicenda si dipana sostanzialmente attraverso due step e, naturalmente, altrettante richieste di rimborso da parte dei cittadini: il primo con la definizione della Tia, ribattezzata Tia1, come entrata patrimoniale e quindi soggetta ad Iva con la conseguenza che i gestori l’hanno applicata, fino ad arrivare alla sentenza della Corte Costituzionale (la numero 238/09) che la trasforma in tributo; il secondo passaggio è invece il decreto legge 78/2010 che tenta di definire ancora una volta la Tia un’entrata patrimoniale soggetta ad Iva, ma riferendosi alla versione detta Tia2; infine, la sentenza della Cassazione 3756 del 2012, basata tra l’altro su una decisione analoga della Commissione regionale tributaria della Toscana, con cui la Suprema Corte ha definitivamente bocciato l’applicazione dell’Iva sulla tariffa rifiuti.
La beffa è servita. Come si diceva, complici i consigli di giornali e siti Internet, i ricorsi fioccano, ma è bene sottolineare che sono possibili solo per chi risiede e paga il balzello sulla spazzatura nei Comuni che hanno deciso di lasciare la vecchia Tarsu e di passare al nuovo regime, con i rimborsi esigibili ovviamente solo da quel momento: si possono richiedere fino a dieci anni di arretrati, ma in Toscana la Tia è stata introdotta circa cinque anni fa. Normalmente, per i privati (vedi esempi) si tratta di alcune decine di euro.
«Il bello è che per i cittadini non cambierà comunque nulla - spiega Paolo Marconcini, presidente della Geofor azienda che gestisce l’igiene urbana in Provincia di Pisa - perché noi emettiamo fatture nei confronti dei Comuni con l’Iva al 10 per cento, con il risultato che questo costo, per loro non scaricabile, viene ripartito tra tutti i residenti». Situazione confermata anche da Alfredo De Girolamo, presidente del Cispel Toscana, l’associazione delle imprese di servizio pubblico. Giusto, la beffa è davvero servita.
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