Il Tirreno

Toscana

Sergente stupratore, da una foto la pista per salvare la bambina

di Giovanni Parlato
Sergente stupratore, da una foto la pista per salvare la bambina

Arrestato il militare di Camp Darby. Un'immagine delle spiagge bianche di Vada e un logo su un asciugamano: così è stato incastrato

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PISA. I carabinieri sono entrati in quella casa apparentemente normale, dove vivevano un uomo, una donna e la figlia di lei, una bambina di sette anni. Era la casa di un incubo. Hanno perquisito ogni angolo e hanno ripetuto l’operazione negli uffici di Camp Darby dove l’uomo lavora. Hanno rovistato cassetti e armadi, scaffali e ripostigli. Sapevano che cosa cercare: le prove di una violenza sessuale dell’uomo sulla piccola. E hanno trovato tutto. Materiale terribile, con foto di estrema crudezza.

Il militare americano, da tre anni in servizio alla base di Camp Darby, a Pisa, è stato arrestato per violenza sessuale pluriaggravata sulla bambina. Il sergente Johnny, 28 anni, ora è rinchiuso nel carcere Don Bosco. L’accusa, sostenuta da documentazioni, è quella di aver stuprato la bambina approfittando della fiducia della madre, 34 anni, separata, anche lei statunitense, con cui conviveva. E sarebbe avvenuto tutto lì, in un comune vicino Pisa, tra quelle pareti familiari. È la storia di un crimine vergognoso ma anche di un’indagine da thriller, che ha seguito un percorso preciso.

Tutto si è aperto con una denuncia da Telefono Arcobaleno che aveva individuato sul web le foto scabrose. Sul caso ha cominciato a lavorare il Nit, il Nucleo investigazioni telematiche dei carabinieri di Siracusa. Sono state messe a confronto diverse foto che il sergente faceva con l'autoscatto: alcune al mare e altre che mostravano gli stupri. Un’alternanza allucinante, tra scene di vacanza in spiaggia e immagini devastanti. In quelle realizzate in una stanza, si vedevano anche due pitbull. E si scorgeva un telo da mare, con un logo. Quel minuscolo segnale è stato la prima traccia: con speciali tecniche è stato ingrandito fino a quando è apparso il simbolo dei "Gators", una squadra di football americano della Florida. La seconda traccia era nella foto della bambina al mare: si vedeva una spiaggia bianca, accecante; e un lungo pontile. Gli investigatori hanno deciso di battere i comandi dei carabinieri sulle coste italiane: da Siracusa hanno inviato quella foto ai colleghi e un giorno è arrivata la risposta chiave. Da Rosignano. Quelle nella foto erano le spiagge bianche di Vada.

I carabinieri hanno messo in connessione i luoghi, le cose. E seguito una pista: lo stupratore poteva essere un militare di Camp Darby. A questo punto, le indagini si sono spostate dentro la struttura militare dove operano gli investigatori del Ncis: la polizia specializzata per la Marina Usa. I tempi sono diventati incalzanti, si doveva interrompere un atto orribile e salvare una bambina. Gli agenti Ncis si sono presentati nella scuola della base e hanno mostrato la foto della piccola a un'insegnante: l'ha riconosciuta subito. Per gli investigatori americani e italiani è stato facile risalire allo stupratore.

È scattato l’ordine di perquisizione, è stato trovato quel bagaglio di orrore. Il militare è stato arrestato. Le autorità militari Usa potrebbero chiedere l'estradizione e sottoporre al giudizio di una corte marziale il sergente, oltre al giudizio di un tribunale italiano. La bambina e sua madre sono state allontanate dalla base. «Mi fidavo di lui - ha detto la donna - gli lasciavo mia figlia per giornate intere quando ero al lavoro...». Ora sono fuori dalla Toscana. Lontane dalla casa dell’incubo. Sconvolte.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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