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Si faceva pagare dai pazienti per consegnare il misuratore ai diabetici

Si faceva pagare dai pazienti per consegnare il misuratore ai diabetici

Medico intascava dai 10 ai 50 euro per consegnare il misuratore ai diabetici: patteggia due anni

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di Pietro Barghigiani

MONTECATINI. Un patteggiamento a 2 anni con la sospensione della pena chiude la vicenda giudiziaria dell'ex dirigente di diabetologia a Pescia, Francesco Galeone, arrestato poco meno di un anno fa con l'accusa di peculato. Ieri mattina davanti al Gup Alessandro Buzzegoli l'avvocato del medico, nel frattempo andato in pensione, ha formalizzato la richiesta di patteggiamento che è stata accolta dal pm Giuseppe Grieco e trasformata in sentenza dal gup.

Le accuse. Al medico veniva mossa la contestazione di aver intascato somme variabili dai 10 ai 50 euro per consegnare ai pazienti i reflettometri, gli apparecchi utilizzati dai diabetici per misurare la glicemia. Il dottor Francesco Galeone, 63 anni, residente a Lucca, assistito dall'avvocato Francesco Marenghi, venne arrestato e messo ai domiciliari l'8 aprile scorso. Quando la Procura della Repubblica si rese conto che il medico stava cercando di avvicinare alcune persone già sentite nel corso delle indagini andò oltre la prima richiesta di proibirgli l'ingresso nel territorio pesciatino e ottenne la misura cautelare degli arresti domiciliari per il rischio di inquinamento delle prove.

La difesa. Il diabetologo si è sempre difeso sostenendo che quei soldi erano donazioni spontanee dei pazienti finalizzate ad aiutare l'associazione dei malati in Valdinievole. La rappresentanza dei diabetici, però, ha sempre negato l'esistenza di una raccolta di fondi per la propria attività.

"Da quando è iniziata questa storia - spiega l'avvocato Marenghi - il dottor Galeone si trova in uno stato di prostrazione fisica e morale. Nonostante ci fossero elementi per andare al dibattimento ha preferito evitare il processo in aula ricorrendo al patteggiamento. Ha voluto evitare un ulteriore clamore mediatico".

Le indagini. L'inchiesta nasce dalla denuncia di un'infermiera risalente all'estate scorsa. La donna si presentò al commissariato di Montecatini per raccontare una serie di episodi per i quali gli agenti iniziarono a cercare riscontri. Furono decine le persone sentite tra il personale Asl e i pazienti e, stando a quello che emergerebbe dagli atti, la maggioranza avrebbe riferito della prassi in uso nella stanza del medico circostanziata dall'infermiera. Al paziente che segnalava la rottura o la mancanza del reflettometro, Galeone rispondeva con la fornitura dell'apparecchio tra quelli consegnati dai rappresentanti con la dicitura "Campione gratuito - vietata la vendita". In cambio, per la Procura, chiedeva soldi.

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