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Il mio gelido viaggio di andata e ritorno ai confini della vita
Tutto è possibile, neppure la morte è impenetrabile. E può capitare non solo di vivere e morire, ma anche di morire e tornare a vivere
di Elisabetta Giorgi
GROSSETO. Tutto è possibile, neppure la morte è impenetrabile. E può capitare non solo di vivere e morire, ma anche di morire e tornare a vivere: essere cadaveri per alcune ore e risvegliarsi, invertendo il circolo, à rebours, facendo impazzire le lancette e aprendo la strada a un meraviglioso ritorno alla vita in cui tutto - parlare, muoversi, ridere o gioire - acquista un sapore pazzesco. Scoprire la stupidità, l'arroganza e la presunzione, il bene e il male. La paura del mondo, la felicità. Diventare "migliori" e ritrovarsi diversi, unici dopo un temporaneo viaggio nell'aldilà in cui il corpo era congelato e il cuore non batteva più.
E' il 2009 quando Margherita Ceccherini, 32 anni, grossetana, viene colpita da un aneurisma gigante, o meglio "grande quanto un mandarino", come sentenziano i medici.
Maestra elementare, pelle chiara, riccioli neri e sguardo limpido da sopravvissuta, ha una bimba che all'epoca ha 4 anni, si chiama Emma.
Il malore in classe. A fine novembre la maestra è in classe che parla ai suoi studenti in inglese, ma il cervello le va in tilt. "Sapevo cosa volevo dire - ricorda oggi - ma inizio a sbrodolare consonanti a caso…". Ha un mal di testa atroce, è lucida eppure non riesce a comunicare. La mente non segue più il corpo, allora scrive col gesso. "Preparate la cartella e andate via", si affretta. I bimbi capiscono e con l'istinto di un felino fuggono via. Lei prende la macchina e va a farsi una risonanza: aneurisma di 5 centimetri. Scatta la corsa al policlinico Le Scotte di Siena dove il primario di neurochirurgia - Giuseppe Oliveri, origine milanese - per salvarla e operarla in assenza di sanguinamento studia a tempo record un'operazione ai limiti dell'impossibile, che viste le dimensioni del male è tentata da pochi medici al mondo, per lo più negli Stati Uniti. "Nessun intervento in Toscana - conferma lui - E rarissimi nel mondo". Insieme a un'équipe superspecializzata, Oliveri decide di ibernarla per alcune ore, congelandone gli organi e bloccando l'attività cardiaca.
Una diagnosi drammatica. Per la ragazza è uno choc quando "il professore, tipo pratico e schietto, del tutto privo di superbia e con grande umanità mi spiega che l'intervento è l'unica strada. Dice che la morte è un rischio importante ma non il più grave. Io penso subito a Emma e al fatto che farei di tutto pur di non morire, anche accettando uno stato vegetativo purché lei abbia qualcosa da toccare". Qualcosa da toccare. Un braccio o una mano immobile, un occhio vitreo nel letto. E' anche in nome di questo che la donna firma a occhi chiusi l'assenso, senza aver capito bene cosa ne sarà di lei, e inizia l'operazione, coraggiosa per entrambi, paziente e medico. La temperatura corporea le viene fatta scendere progressivamente fino a raggiungere i 18°. Margherita viene ibernata dagli anestesisti e il cuore posto in arresto per 23 lunghissimi minuti, tempo limite oltre il quale arriverà la morte "reale", quella definitiva oltre cui la scienza non saprà arrivare.
Ibernata per 23 minuti. Il corpo in quei 23 minuti è cadavere quando Oliveri, il 5 dicembre 2009, lo taglia e cuce senza sosta, opera per asportare l'aneurisma e scongiurare con tempi disperati l'emorragia cerebrale. L'operazione in extracircolo, senza che il sangue circoli nei vasi, dura complessivamente 16 ore, e come un astronauta sulla Luna anche Margherita - dal suo corpo di ghiaccio - vola in un mondo a lei sconosciuto, la morte, da cui tornerà diversa. Lo stesso risveglio è un miracolo, come miracolosa la parabola spirituale compiuta fino a oggi grazie alla malattia. La chiave della storia sta in quei tre giorni di preparazione alla morte, quando "prima d'essere operata devo ipotizzare di andarmene anche se non ci credo. Mi immedesimo in lei che mi prende e io che cerco di scacciarla. Io che cerco di familiarizzarci nella stanza d'ospedale che era diventata la mia vita: perché la mia realtà era un tubetto di dentifricio, era quel quadretto alla parete e tutte le piccole cose. Lessi la Bibbia, venne a trovarmi il cappellano. Iniziai a riflettere". 48 ore dopo l'operazione - racconta ancora Margherita - c'è il secondo round che oggi l'ha trasformata in un'altra persona.
Il ritorno alla luce. "Riapro invece gli occhi e scorgo le mattonelle di terapia intensiva, sono celesti e capisco che finalmente sono viva. Vedo l'infermiere. Ho accanto la foto di mia figlia: prima di entrare in sala operatoria me l'ero infilata nel camice. Era caduta e me l'avevano raccattata". Un portafortuna. Da quel giorno Margherita è viva e ha iniziato a fare riabilitazione, a respirare, camminare, parlare meglio e più di prima. A ottobre scorso è tornata a scuola e i vecchi studenti - quelli che la videro per ultimi - l'hanno aspettata e riabbracciata fino all'ultimo con sguardo complice.
Una vita tutta nuova. Ma ripensando alla morte Margherita ha soprattutto riscoperto la vita. E l'ha fatto senza rabbia, senza odio e rancore ma come una seconda grande occasione, perché "se in quei tre giorni sperai di sopravvivere e di avere un'altra chance da offrire a me, alla mia famiglia e ai miei amici, oggi questa chance è arrivata e devo ringraziare lo zampino del destino". Ha imparato a dosare ancora il respiro, ad apprezzare il millimetro nascosto nella vita "e quella purezza originaria che forse era già in me ma che si è manifestata oggi".
Giorno per giorno. Si è avvicinata alla fede, e non solo in senso religioso ma in senso più ampio, come unione col mondo, la sua bellezza e le persone che lo abitano. "Io che mi sento diversa e che tutti i giorni assaporo la trasformazione, giorno per giorno sto imparando a dare un nuovo metro alle cose. Domani potrei non esserci? Allora devo vivere". E per farlo ha iniziato anche a scrivere poesie sulla vita che le si è artigliata addosso come un uncino. Oggi vorrebbe farne un libro e parlare dell'angelo che le ha ridato la vita, Oliveri, il quale ogni volta che la incontra la guarda negli occhi e le dice. "Margherita. Sai cosa c'è? Quando ti vedo penso sempre al capolavoro che ho fatto".
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