Il Tirreno

Dosi di filosofia

I ragazzi si sentono «niente», come la filosofia può aiutarli a ritrovare un senso

di Lamberto Giannini
I ragazzi si sentono «niente», come la filosofia può aiutarli a ritrovare un senso

Dal nichilismo alla ricerca di un significato per la propria esistenza: perché gli adolescenti faticano a sentirsi adeguati e come la filosofia, le passioni e il sostegno degli adulti possono aiutarli a ritrovare il proprio valore

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Lamberto Giannini, insegnante e direttore della compagnia Mayor Von Frinzius, è il protagonista di una nuova rubrica settimanale dedicata ai giovani e non solo: “Dosi di filosofia”. Ecco la terza puntata.


Spesso i ragazzi si sentono “merda”.

Tipico, per un adolescente, sentirsi così: inadeguato quando non vieni invitato a una festa, brutto quando vedi che i tuoi amici fanno più conquiste, sfortunato quando qualcuno prende alla maturità un voto più alto del tuo. Ti senti nulla, perché sei circondato dal nulla, dal nichilismo della società contemporanea.

Oggi i ragazzi sono invasi da un ospite inquietante, come lo definisce Galimberti, perché si vive nell’epoca delle passioni tristi, come sosteneva Benasayag. I ragazzi hanno difficoltà a dare uno scopo, un obiettivo alla propria esistenza, e quindi, avendo questa difficoltà, non riescono più a decodificare la differenza tra bisogno e desiderio. Il bisogno è una necessità immediata e fisiologica, come il bisogno di mangiare; il desiderio è la ricerca di un cibo particolare, sofisticato che magari neppure esiste; il bisogno è il bisogno sessuale di un rapporto, il desiderio è un coinvolgimento di anime, quello che noi chiamiamo l'innamoramento.

E quindi cosa succede? Che non avendo uno scopo mi sento nulla, quindi non penso nemmeno di fare nulla; molte volte i ragazzi, quando compiono gesti clamorosi, dicono che non c'era nulla di male, che non era quella l'intenzione, che non volevano essere bulli, volevano scherzare, non volevano molestare, semplicemente mi piaceva, mi sembrava che anche lei fosse disponibile. C'è sempre questo elemento di giustificazione per non andare a cercare una profondità dolorosa ovvero il sentirsi niente.

Da qui nasce il nichilismo.

Il nichilismo per Schopenauer era ciò che attraversa la nostra esistenza perché noi siamo destinati al nulla per cui, se alziamo il velo di Maya, vediamo che non c'è nulla, il noumeno kantiano non esiste, e quindi bisogna essere rassegnati all’esistenza terribile a cui siamo destinati.

Nietzsche sostiene, invece, che se il nichilismo è la realtà che dobbiamo affrontare allora dovremmo trasformare il nichilismo in qualcosa di attivo, ovvero l'entificazione del nulla: noi ci sentiamo nulla e dobbiamo far diventare questo nulla qualcosa. Quando un ragazzo si sente niente, non si sente adeguato, deve cercare una passione, un linguaggio, una modalità che gli dia significato, avere il coraggio di viverla e sperare di trovare adulti che lo sostengono in questo percorso. Può proiettarsi nello sport, nel teatro, in una relazione amicale, sempre uscendo dal giudizio. Questo ovviamente non è facile e c'è bisogno di un adulto significativo che lo supporti. Cioè, se io mi sento “merda”, ovvero mi sento niente, devo dare valore all'essere questo e l’adulto deve, come sosteneva Stefania Guerralisi, rivalutare la merda.

Serve tantissimo, però, come ci ha insegnato anche Svevo, l'autoironia, ovvero prendere in giro da soli le nostre paranoie e le nostre paure, perché questo diventa la prima forma di accettazione del nostro essere.

Proprio per il bisogno di sballo, di vivere in un altro mondo, i giovani fanno uso di droga e di alcol, che li proiettano in un'altra prospettiva di mondo senza, però, dover uscire dai meccanismi sociali ai quali si è abituati perché oggi nel mondo giovanile questa modalità è ampiamente accettata da diversi decenni, purtroppo.

I giovani dovrebbero capire tuttavia che anche la filosofia può produrre sballo. Una dose di filosofia può essere una droga perché, tramite la filosofia, io posso stonarmi, sballarmi perché la lettura al mare, ad esempio, nel Simposio di Platone, del mito dell'androgino, diventa un’esperienza che mi aiuta a dare un significato a ciò che sto vivendo. In quel momento, tramite la filosofia, riesco a uscire dalla dimensione del riconoscimento del fallimento nichilista di non riuscire a trovare, da solo, un senso all'esistenza, perché probabilmente nel mondo complesso l’esistenza un senso non ce l'ha, ma colgo la possibilità di dare valore a qualcosa, l’io.






 

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I ragazzi si sentono «niente», come la filosofia può aiutarli a ritrovare un senso

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